ATI Trapani, Piano d'Ambito: 806 milioni per l'acqua. Resta il caso dei fondi perduti
L'Assemblea Territoriale Idrica approva il piano che promette di cambiare il futuro dell'acqua nel territorio. Ma, nel frattempo, la provincia di Trapani ottiene un solo finanziamento regionale per rifare le reti idriche.
Oltre 806 milioni di euro di investimenti programmati, una tariffa unica provinciale, il futuro gestore unico e la fine di una lunga stagione di commissariamenti e stallo amministrativo: sono questi i pilastri della riforma approvata il 23 giugno dai 25 sindaci dell'ATI Trapani.
Negli ultimi due anni il Trapanese è stato tra le aree siciliane maggiormente colpite dalla crisi dell'acqua: livelli sempre più bassi degli invasi e la crisi di Garcia, razionamenti e la corsa agli approviggionamenti, la ricerca di nuovi pozzi, interventi straordinari di Siciliacque e il progetto del dissalatore mobile di Trapani hanno scandito un'emergenza che da straordinaria è diventata strutturale.
Proprio per questo, l'approvazione delle nuove delibere viene presentata dall'ente come l'inizio di una nuova fase.
Ma accanto agli annunci e ai numeri resta una domanda che accompagna il dibattito da anni: il territorio riuscirà finalmente a trasformare i piani in opere concrete? E perché uno dei territori siciliani più colpiti dalla crisi idrica continua a faticare nell'intercettare le risorse destinate proprio alle infrastrutture dell'acqua?
Il via libera al nuovo Piano d'Ambito
I sindaci della provincia sono stati chiamati a pronunciarsi su due passaggi fondamentali per il futuro del servizio idrico.
Il primo, riguardava il recepimento delle prescrizioni contenute nel decreto regionale che ha concluso il procedimento ambientale relativo all'aggiornamento del Piano d'Ambito. Un passaggio indispensabile per rendere esecutiva la pianificazione delle opere necessarie sul territorio.
Il secondo, riguardava invece la scelta del modello gestionale.
L'assemblea ha approvato l'affidamento a Invitalia delle procedure per la gara a doppio oggetto che dovrà individuare il partner privato destinato a entrare nella futura società mista pubblico-privata chiamata a gestire il servizio idrico integrato nei 25 comuni della provincia.
L'obiettivo è superare definitivamente la frammentazione gestionale che ha caratterizzato il settore negli ultimi decenni e arrivare a una governance unica dell'acqua.
Gli anni dello stallo
Quando l'attuale governance dell'ATI si è insediata nel giugno del 2023, l'ente non disponeva di un Piano d'Ambito approvato, non aveva una forma di gestione definita e non aveva individuato un gestore del servizio.
Una situazione che aveva contribuito al commissariamento dell'ente e che ha impedito di ottenere la cosiddetta "condizione abilitante", requisito indispensabile per accedere a numerose linee di finanziamento nazionali ed europee.
Per anni, il sistema idrico trapanese è rimasto sospeso tra i problemi dei comuni ex EAS, le difficoltà nella ricostruzione delle banche dati, l'assenza di una programmazione unitaria e i continui interventi emergenziali.
Secondo quanto illustrato dal presidente Francesco Gruppuso durante l'assemblea, la svolta sarebbe arrivata grazie all'approvazione dei bilanci e dei rendiconti, al recupero dei crediti, al rafforzamento della struttura tecnica, all'insediamento del direttore generale Pierluigi Carugno e al completamento delle procedure ambientali VIA-VAS che hanno consentito di ottenere le autorizzazioni necessarie per la pianificazione del servizio.
Da qui il lavoro di riorganizzazione che l'ATI rivendica oggi come il principale risultato raggiunto.
La prova dei fatti: nel Trapanese finanziato un solo progetto
Se il nuovo Piano d'Ambito rappresenta la scommessa sul futuro, c'è però un dato che continua a pesare.
Pochi giorni prima dell'approvazione delle delibere dell'ATI, la Regione Siciliana ha pubblicato la graduatoria definitiva del Programma FESR 2021-2027 dedicato alla riduzione delle perdite nelle reti idriche: su 143 domande presentate in tutta l'Isola, soltanto 19 sono state finanziate per un valore complessivo di circa 47 milioni di euro.
Per la provincia di Trapani, tra le più “a secco” della Sicilia, il bilancio è stato del tutto deludente.
Infatti, 'unico intervento finanziato è quello del Comune di Poggioreale, che ha ottenuto circa 2,3 milioni di euro per la sostituzione della rete idrica e l'ammodernamento delle infrastrutture di distribuzione.
Tutti gli altri progetti sono rimasti fuori, compreso quello di di Buseto Palizzolo. Col suo progetto che presentava un intervento da quasi 5 milioni di euro per il rifacimento della rete idrica ritenuto ammissibile, non ha comunque ottenuto copertura finanziaria per esaurimento delle risorse.
Più problematico il quadro delle esclusioni che ha riguardato diversi comuni del territorio, tra cui Marsala, Alcamo, Erice, Castelvetrano, Paceco, Custonaci e Gibellina.
Tra i progetti esclusi figura anche quello da 7,4 milioni di euro presentato dal Comune di Marsala per la sostituzione dei contatori tradizionali con dispositivi intelligenti destinati a monitorare consumi e perdite.
Da una parte l'ATI rivendica di avere finalmente superato le criticità amministrative che per anni hanno bloccato la programmazione. Dall'altra, la graduatoria regionale restituisce l'immagine di una provincia che, nonostante i fabbisogni infrastrutturali dichiarati, è riuscita a ottenere un solo finanziamento.
Oltre 806 milioni di euro per le infrastrutture
Il cuore della riforma è rappresentato dal nuovo Piano d'Ambito.
Secondo quanto approvato dall'assemblea, la programmazione prevede investimenti complessivi superiori a 806 milioni di euro destinati al potenziamento delle infrastrutture idriche provinciali.
Le risorse saranno impiegate per ridurre le perdite delle reti, ammodernare gli impianti strategici, digitalizzare la gestione del servizio e aumentare la resilienza del sistema di fronte alle emergenze climatiche.
Tra gli interventi considerati prioritari figurano il rifacimento della condotta Bresciana, i sistemi di denitrificazione, il recupero delle reti più obsolete e una serie di opere mirate a contrastare le conseguenze della crisi idrica che negli ultimi anni ha colpito duramente il territorio.
Secondo l'ATI, il nuovo piano consentirà inoltre di mettere in sicurezza i finanziamenti già ottenuti attraverso il PNRR e altre linee di finanziamento nazionali ed europee.
Un ruolo importante è stato attribuito anche alla collaborazione con Siciliacque e con la Cabina di regia regionale, che avrebbe già consentito il recupero di oltre 290 litri al secondo di nuove risorse idriche e l'avanzamento dei progetti per il nuovo dissalatore mobile di Trapani.
Arriva la tariffa unica provinciale
Tra le novità più significative figura l'introduzione della tariffa unica d'ambito.
Per la prima volta tutti i venticinque comuni della provincia saranno inseriti all'interno di un sistema tariffario omogeneo, superando differenze che negli anni hanno generato forti disparità tra territori vicini.
Secondo i vertici dell'ATI, la riforma nasce dalla necessità di porre fine a una situazione nella quale alcuni cittadini hanno sostenuto regolarmente i costi del servizio mentre in altre realtà la riscossione è stata storicamente incompleta o insufficiente.
Il nuovo sistema sarà basato sui consumi effettivi e sulla composizione del nucleo familiare.
È prevista una fascia iniziale agevolata destinata ai consumi essenziali, fino a circa 50 metri cubi, mentre per i consumi superiori entreranno in vigore scaglioni progressivi. L'obiettivo è incentivare il risparmio idrico e responsabilizzare gli utenti.
La tariffa non riguarderà esclusivamente l'acqua distribuita nelle abitazioni.
Nella bolletta confluiranno infatti tutti i costi del ciclo idrico integrato: acquedotto, fognatura, depurazione e, in prospettiva, anche gli investimenti necessari per nuove fonti di approvvigionamento come i sistemi di desalinizzazione.
Dall'ATI spiegano che il confronto con le attuali bollette deve tenere conto proprio di questo aspetto. Nei comuni ex EAS, ad esempio, una quota dei costi del servizio comprendeva già le attività di depurazione, mentre in altre realtà i sistemi tariffari risultano differenti.
L'approvazione dello schema regolatorio consentirà inoltre di evitare che i costi della gestione transitoria ricadano direttamente sui bilanci comunali, offrendo una maggiore tutela finanziaria agli enti locali.
Il caso Marsala e le occasioni perdute
La questione non riguarda soltanto il futuro. Le difficoltà del sistema emergono ancora oggi in diversi comuni della provincia.
Le recenti gravi interruzioni nell'erogazione idrica registrate a Marsala hanno riportato al centro del dibattito il tema degli investimenti mancati.
Proprio su questo punto il presidente dell'ATI, Francesco Gruppuso, ha più volte sostenuto che l'assenza degli strumenti amministrativi necessari abbia impedito al territorio di accedere a numerose opportunità di finanziamento.
Secondo questa ricostruzione, l'ATI non possedeva i requisiti necessari per partecipare ai principali bandi e i comuni non potevano presentare autonomamente i progetti relativi al servizio idrico integrato.
Resta però aperto anche il tema delle responsabilità dei singoli enti.
Marsala, in qualità di gestore del servizio idrico, avrebbe potuto accedere direttamente ad alcune linee di finanziamento gestite da Invitalia, a condizione di garantire una quota di cofinanziamento pari almeno al 10 per cento dell'investimento.
La domanda che resta aperta
L'ATI parla di una svolta storica e mette sul tavolo oltre 806 milioni di euro di investimenti.
Ma per i cittadini la questione è molto più semplice delle delibere, delle gare e dei modelli gestionali, perché dopo anni di razionamenti, autobotti, guasti e interruzioni del servizio, la domanda è una sola: il nuovo sistema riuscirà davvero a garantire più acqua, meno perdite e infrastrutture più efficienti?
Non a caso Gruppuso ha parlato della fine della stagione dei "rimpalli di responsabilità" che per anni ha caratterizzato il comparto idrico provinciale. Il nuovo assetto nasce infatti con l'obiettivo di individuare un unico soggetto responsabile della programmazione, degli investimenti e dell'erogazione del servizio.
Per capire se quella approvata dall'ATI sia davvero una svolta bisognerà attendere i prossimi mesi.
La gara per il gestore unico, l'arrivo dei nuovi investimenti e la capacità di intercettare ulteriori finanziamenti diranno se il Trapanese è davvero uscito dalla stagione delle emergenze.
Fino ad allora resta il paradosso di una provincia che programma oltre 806 milioni di euro di opere ma che, nell'ultimo bando regionale dedicato alle reti idriche, è riuscita a ottenere un solo finanziamento.
La differenza, come sempre, la faranno i cantieri. E l'acqua che arriverà nei rubinetti.
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