Zoomafia, aumentano i reati contro gli animali nel trapanese. In Sicilia 639 indagati
Gli animali continuano a essere vittime di una criminalità che non conosce tregua. Dalle corse clandestine di cavalli ai combattimenti tra cani, dal traffico di cuccioli alla pesca di frodo, fino al bracconaggio e alle infiltrazioni mafiose nella gestione dei pascoli: il fenomeno delle cosiddette "zoomafie" continua a crescere anche in Sicilia. E la provincia di Trapani non fa eccezione. Anzi, secondo l'ultimo Rapporto Zoomafia 2026 della LAV, è tra i territori dove l'incremento dei procedimenti giudiziari è stato più significativo.
Il dossier, giunto alla ventisettesima edizione e curato dal criminologo Ciro Troiano, responsabile dell'Osservatorio Zoomafia LAV, analizza i dati raccolti presso le Procure italiane sui reati commessi ai danni degli animali nel corso del 2025.
Trapani: +40% di procedimenti, +75% di indagati
I numeri della Procura di Trapani mostrano una crescita marcata. Nel 2025 sono stati registrati 56 procedimenti penali per reati contro gli animali, contro i 40 dell'anno precedente, con un incremento del 40%.
Ancora più rilevante l'aumento degli indagati: sono passati da 20 a 35, con una crescita del 75% in un solo anno.
Diversa la situazione nel circondario della Procura di Marsala, dove i procedimenti sono leggermente diminuiti. Nel 2025 sono stati aperti 38 fascicoli, contro i 43 del 2024 (-11,6%), mentre il numero degli indagati è rimasto stabile a 26 persone.
La fotografia della Sicilia
I dati regionali confermano un fenomeno tutt'altro che marginale.
Le Procure che hanno risposto alla rilevazione della LAV sono state 13 su 20. Da queste emerge che nel 2025 sono stati registrati almeno 635 procedimenti penali per reati contro gli animali e 639 indagati.
Rispetto all'anno precedente, confrontando le Procure che hanno fornito i dati in entrambi gli anni, i fascicoli sono aumentati del 3,3%, mentre gli indagati sono cresciuti addirittura del 37,6%.
Tra le realtà con il maggior numero di procedimenti figurano Catania (174 fascicoli), Palermo (102), Trapani (56), Siracusa (60), Messina (60) e Caltanissetta (61).
Dai cavalli ai cani: i business delle zoomafie
Il Rapporto ricorda che la criminalità ai danni degli animali comprende fenomeni molto diversi tra loro.
Si va dalle corse clandestine di cavalli, considerate uno dei fenomeni più radicati in Sicilia, ai combattimenti tra cani, passando per il traffico illecito di animali da compagnia, il contrabbando di fauna selvatica, il bracconaggio, l'abigeato, la macellazione clandestina, le illegalità nella pesca e negli allevamenti, fino alle sofisticazioni alimentari e ai reati commessi attraverso il web.
Secondo la LAV, molte di queste attività rappresentano veri e propri business della criminalità organizzata, come confermato anche dalle relazioni della Direzione Investigativa Antimafia.
Preoccupa il coinvolgimento dei minori
Uno degli aspetti più allarmanti riguarda i giovanissimi.
La Procura per i Minorenni di Palermo è risultata quella con il maggior numero di ragazzi indagati in Italia per reati contro gli animali. Nel 2025 sono stati registrati procedimenti per uccisione e maltrattamento di animali e per detenzione incompatibile, con complessivamente sei minorenni indagati.
Altri procedimenti minorili sono stati registrati anche a Catania, dove due ragazzi risultano indagati per corse clandestine di cavalli, e a Messina.
«Desta preoccupazione il fatto che la Procura per i Minorenni di Palermo sia quella con il maggior numero di ragazzi indagati in Italia per reati contro gli animali», sottolinea Ciro Troiano.
Oltre la repressione
In tutta Italia, evidenzia il Rapporto Zoomafia 2026, vengono aperti mediamente oltre 21 procedimenti penali al giorno per reati contro gli animali e risultano circa 15 persone indagate ogni giorno.
Per la LAV la risposta non può limitarsi all'azione repressiva delle forze dell'ordine. Servono anche prevenzione, educazione al rispetto degli animali e iniziative rivolte soprattutto ai più giovani, per contrastare una criminalità che, troppo spesso, rappresenta soltanto la punta dell'iceberg di fenomeni ben più complessi e strettamente collegati agli interessi della criminalità organizzata.
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