La Sicilia si trova davanti a una scelta ormai non più rinviabile: continuare a inseguire l’emergenza con opere rigide di difesa costiera oppure cambiare paradigma e puntare su adattamento climatico, arretramento strategico e ripristino degli ecosistemi naturali. È questo il messaggio rilanciato da Legambiente nel corso del convegno “Dall’emergenza infinita alla pianificazione. Per un governo sostenibile del territorio costiero”, che ha riunito a Palermo tecnici, accademici e rappresentanti istituzionali.
Al centro del dibattito, la crescente fragilità delle coste siciliane, sempre più esposte agli eventi meteorologici estremi e a dinamiche erosive accelerate dai cambiamenti climatici.
Sicilia regione più colpita dagli eventi estremi
Secondo i dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, dal 2010 a oggi nei comuni costieri italiani si sono registrati oltre 1.000 eventi estremi, di cui 937 tra il 2015 e il 2026. La Sicilia risulta la regione più colpita, con più di 232 eventi complessivi e 212 concentrati negli ultimi dieci anni.
Un quadro che, secondo l’associazione ambientalista, conferma la necessità di abbandonare interventi frammentari e soluzioni emergenziali, spesso basate su barriere rigide come pennelli e scogliere, che in molti casi finiscono per spostare il problema da un tratto di costa all’altro senza risolverlo.
Legambiente: “Serve un cambio radicale di strategia”
«È necessario assumere piena consapevolezza dell’emergenza climatica e della necessità di politiche di adattamento efficaci» – ha dichiarato il presidente di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo – sottolineando come la nuova strategia debba puntare sulla transizione energetica, sulla riduzione del rischio e soprattutto su una diversa gestione delle coste.
Il modello proposto dall’associazione prevede il superamento della logica della “difesa a ogni costo” e l’avvio di una pianificazione che includa, dove necessario, anche forme di arretramento controllato delle infrastrutture più esposte, oltre al ripristino delle dinamiche naturali dei litorali.
Fondi per l’erosione costiera: il rischio della frammentazione
Nel corso del confronto è emersa anche una forte preoccupazione per l’utilizzo dei circa 90 milioni di euro oggi disponibili per il contrasto all’erosione costiera in Sicilia.
Secondo Legambiente, senza una strategia regionale unitaria e un piano organico delle coste, il rischio concreto è quello di disperdere le risorse in una molteplicità di interventi scollegati tra loro, replicando modelli ormai considerati superati e poco efficaci.
“Serve un piano regionale delle coste”
L’associazione insiste sulla necessità di un Piano regionale delle coste basato su dati scientifici, monitoraggio continuo e pianificazione flessibile, capace di adattarsi all’evoluzione degli scenari climatici.
Solo una visione integrata, secondo Legambiente, può garantire un utilizzo efficace delle risorse, una riduzione reale del rischio per le comunità costiere e una maggiore resilienza dei territori.
«La sfida non è ricostruire ciò che il mare continua a portare via – ha concluso Castronovo – ma accompagnare i territori verso forme di adattamento che consentano di convivere con i cambiamenti già in atto e con quelli che segneranno il futuro delle coste siciliane».