Marsala, parte la nuova consiliatura: Maniscalco guida l'Aula, Cavasino mette tutti d'accordo
Si è insediato ieri il Consiglio comunale di Marsala, che ha visto il passaggio di consegne tra il presidente uscente, Enzo Sturiano, e il neo eletto Giovanni Maniscalco, eletto con oltre 800 voti nella lista Si Muove la Città.
Maniscalco ha raggiunto quota 15 voti, mentre l’opposizione, con 9 voti, ha scelto Linda Licari, dando così un segnale di rottura e, allo stesso tempo, una sorta di ammonimento alla sindaca Andreana Patti e alla sua maggioranza.
Il vicepresidente eletto è stato Piero Cavasino, indicato dal Partito Democratico, che ha collezionato ben 23 voti favorevoli, segnale che anche la minoranza ha voluto Cavasino quale espressione di un ruolo apicale dell’Assise.
La maggioranza supera così la sua prima prova. Bisognerà capire ora se si tratta di una maggioranza soltanto elettorale, che finora ha retto, oppure di una maggioranza amministrativa e politica.
Intanto la connotazione della sindaca, in questo momento, è piuttosto chiara: è di sinistra, accompagnata sempre da due espressioni politiche di quell’area, Antonella Milazzo e Giuliana Zerilli.
Al di là dei giuramenti, dei simboli e delle promesse, si intravedono già le prime tensioni politiche che accompagneranno la legislatura appena iniziata.
A presiedere l'Aula è stato Gaspare Di Girolamo, il consigliere più votato della tornata.
Il dono della sindaca e il richiamo alla responsabilità
Andreana Patti sceglie di accompagnare il suo giuramento con un gesto simbolico: dona alla città il primo registro del Consiglio comunale del Regno d'Italia, datato 1861.
Nel suo intervento richiama il senso delle istituzioni, il valore del confronto democratico e la necessità di governare nell'interesse esclusivo della città.
Parole che evocano unità, collaborazione e rispetto dei ruoli. La nuova sindaca parla di servizio, responsabilità e dialogo, ricordando che alla maggioranza spetta il compito di governare, mentre alla minoranza quello di vigilare.
Un discorso istituzionale, misurato, quasi solenne. Ma la politica reale impiega pochi minuti a fare irruzione nell’Aula.
Sturiano rompe il cerimoniale: «Prima chiarite chi volete eleggere»
La prima vera scossa arriva infatti da Enzo Sturiano.
L'ex presidente del Consiglio interviene con toni netti e contesta la richiesta di sospensione avanzata da Pino Ferrantelli. Prima di fermare i lavori, sostiene, la maggioranza deve spiegare apertamente quale sia la sua strategia per l'elezione del nuovo presidente dell'Aula.
Il messaggio politico è chiaro: niente accordi nei corridoi, niente trattative opache.
Sturiano ricorda come non fosse mai accaduto che alcuni consiglieri lasciassero i gruppi politici nei quali erano stati eletti ancora prima dell'insediamento ufficiale del Consiglio. E soprattutto lancia un avvertimento che suona già come una linea politica dell'opposizione: il presidente del Consiglio deve essere il garante di tutti, non l'esecutore delle volontà della maggioranza o della sindaca.
Dietro il richiamo istituzionale si legge una critica precisa ai movimenti e alle ricomposizioni che hanno caratterizzato le settimane successive al voto.
La maggioranza si conta e non sbaglia: Maniscalco eletto con 15 voti
Quando arriva il momento decisivo, la maggioranza dimostra di essere compatta, almeno sui numeri.
È Lillo Gesone, esponente della lista Si Muove la Città, a ufficializzare la candidatura di Giovanni Maniscalco alla presidenza del Consiglio. Una scelta che porta il marchio politico della coalizione vincente e che viene letta da molti come una diretta indicazione della sindaca Patti.
L'esito delle urne interne non lascia spazio a interpretazioni: 15 voti per Maniscalco, esattamente quelli della maggioranza. Nove voti, invece, per Linda Licari, sostenuta dall'opposizione.
La maggioranza si presenta disciplinata e consegna alla sindaca il primo vero risultato politico della legislatura.
Con l'elezione di Maniscalco si chiude definitivamente l'era Sturiano e si apre una nuova fase per Palazzo VII Aprile.
«Lascio la mia appartenenza politica»: il debutto del nuovo presidente
Le prime parole di Giovanni Maniscalco sono quelle che ogni neopresidente è chiamato a pronunciare: imparzialità, senso delle istituzioni e attenzione alle emergenze della città.
«Da oggi smetto i panni della mia appartenenza politica e assumo quelli del presidente», afferma.
Un passaggio obbligato, quasi rituale, che dovrà però essere verificato nei fatti.
Perché la vera sfida non sarà stata farsi eleggere dai quindici consiglieri della maggioranza, ma dimostrare di poter garantire equilibrio anche quando il confronto politico entrerà nel vivo.
Cavasino mette tutti d'accordo
Se l'elezione del presidente fotografa la divisione tra maggioranza e opposizione, quella del vicepresidente restituisce invece un'immagine completamente diversa.
A proporre il nome di Piero Cavasino è Linda Licari del Partito Democratico. La candidatura raccoglie un consenso trasversale che sorprende per ampiezza.
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