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27/06/2026 08:53:00

Accusati e licenziati per furto di materiale elettrico: assolti due marsalesi 

Accusati del furto di un grosso quantitativo di merce nel magazzino di materiale elettrico dove lavoravano, e per questo licenziati, due marsalesi (G.A. e G.G.) sono stati assolti dal locale Tribunale dopo tre anni di processo. Nonostante la richiesta di condanna avanzata dal pm, il giudice monocratico Giusi Montericcio ha, infatti, accolto la ricostruzione dei fatti prospettata dagli avvocati difensori Giovanni Galfano e Gianfranco Zarzana. 

 

I due marsalesi erano imputati, in concorso con altri soggetti rimasti ignoti, con l’accusa di aver sottratto merci per un valore superiore a 94mila euro all’azienda marsalese dove lavoravano. A denunciarli era stato il titolare della ditta. Alla base della vicenda giudiziaria l’inventario effettuato nei primi giorni del gennaio 2020 dall'ex datore di lavoro, S.L., il quale, riscontrati significativi ammanchi di merce, aveva installato un sistema di videosorveglianza nei locali aziendali ed estratto immagini che la Procura della repubblica aveva ritenuto sufficienti a sostenere l'accusa. Dopo il rinvio a giudizio disposto dal Tribunale all'esito dell'udienza predibattimentale — filtro processuale introdotto dalla Riforma Cartabia — il dibattimento si è protratto per circa tre anni, con la costituzione di parte civile dello stesso ex datore di lavoro. 

 

Ma nel corso del processo, gli avvocati Giovanni Galfano e Gianfranco Zarzana hanno portato avanti un’azione difensiva articolata su più fronti: hanno contestato l'attendibilità dell'inventario aziendale, ritenuto potenzialmente artefatto e privo di riscontro nella documentazione contabile dell'impresa, mai acquisita agli atti; hanno evidenziato l'ambiguità delle immagini di videosorveglianza, esaminate anche da un perito nominato dal Tribunale, e la loro illegittimità, in quanto ottenute tramite un sistema non autorizzato, utilizzato in modo generalizzato e continuativo per controllare l'attività dei lavoratori; hanno infine rilevato la condotta “opaca” della società nella gestione delle vendite e del magazzino, nonché l'inverosimiglianza logica che ammanchi di tale entità, in un magazzino di soli cento metri quadrati, fossero stati scoperti soltanto in occasione dell'inventario di gennaio. 

 

Ciò nonostante, al termine della requisitoria, il pm aveva invocato la condanna a dieci mesi di reclusione e duecento euro di ammenda, mentre l’ex datore di lavoro, costituitosi parte civile, aveva chiesto un risarcimento danni di 130mila euro. La difesa, ovviamente, dopo una lunga arringa, aveva chiesto l’assoluzione. E il giudice Montericcio ha accolto la tesi difensiva, assolvendo entrambi gli imputati e rigettando, di conseguenza, ogni pretesa risarcitoria della parte civile. Dopo la lettura della sentenza, gli avvocati Galfano e Zarzana hanno espresso la propria soddisfazione, rilevando come “il Tribunale abbia accolto la tesi sostenuta dalla difesa, mostrando attenzione”. Con “un esito che restituisce piena dignità a due persone che per tre anni hanno dovuto fronteggiare un'accusa grave ed infamante, e che conferma il ruolo insostituibile della difesa tecnica nel garantire l'effettività della presunzione di innocenza”.