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27/06/2026 09:23:00

Trapani, aperto il processo di beatificazione di Manuel Foderá 

La fede non è una magia sconosciuta. 

Papa Giovanni Paolo II la definiva come una libera risposta di obbedienza a Dio. Non si tratta di un "salto nel buio" irrazionale, ma di un atto di fiducia in cui l'uomo aderisce alla Verità che Dio stesso gli rivela. La fede e la ragione non sono in conflitto, ma come "due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità".

E questo affidamento totale a Dio, Manuel Foderá lo comprese a soli 9 anni, tra le sofferenze di un cancro che troppo presto lo ha portato via. 

Questa sua straordinarietà d'animo è stato il motivo per cui venerdì 26 giugno ha preso il via, nella Cattedrale di Trapani, il processo per la sua beatificazione.

La prima sessione pubblica si è svolta ieri pomeriggio alla presenza del vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli, proprio nel giorno del suo 49° anniversario di ordinazione presbiterale. 

Quella di Manuel è una storia che continua a interrogare una diocesi intera. Non perché racconti un prodigio già riconosciuto, ma perché la fede di un bambino morto a soli nove anni, dopo una lunga malattia, non ha mai smesso di generare domande, testimonianze e speranza. 

Con il giuramento del vescovo, degli officiali del Tribunale ecclesiastico e del postulatore della causa, il canonista Francesco Catozzella, docente di diritto matrimoniale canonico alla Pontificia Università Lateranense e avvocato della Rota Romana, è iniziata formalmente l'istruttoria che dovrà verificare la vita, le virtù e la fama di santità del piccolo Manuel.

Contestualmente si è insediato il Tribunale diocesano. Monsignor Fragnelli ha nominato delegato vescovile don Emanuel Mancuso; promotore di giustizia sarà don Luca Milazzo, mentre don Giovan Battista Lipari svolgerà il ruolo di notaio. 

Sarà questo organismo a raccogliere le testimonianze delle persone che hanno conosciuto Manuel e ad acquisire la documentazione necessaria per la fase istruttoria, primo passaggio del procedimento canonico che, se positivo, proseguirà poi davanti al Dicastero delle Cause dei Santi in Vaticano.

Nel suo intervento, il vescovo ha definito l'apertura del processo "un atto di fede della comunità ecclesiale", richiamando il Vangelo della guarigione del lebbroso e soffermandosi sul tema dell'inclusione. Gesù, ha ricordato, ricostruisce le relazioni spezzate e restituisce dignità agli esclusi, un messaggio che Fragnelli ha collegato alla vicenda di Manuel e alla sua capacità di trasformare la sofferenza in una testimonianza di speranza.

Il presule ha poi voluto inserire l'avvio della causa all'interno di un più ampio cammino vocazionale per la diocesi. "La catena del dono vocazionale passa attraverso la vicenda di Manuel Foderà", ha affermato, spiegando che l'intero procedimento ecclesiastico – dalla raccolta delle prove alle testimonianze – dovrà avere un unico obiettivo: rendere gloria a Dio e riproporre a tutti la chiamata universale alla santità.

Nel ricordo del suo quarantanovesimo anniversario di sacerdozio, Fragnelli ha rivolto anche un pensiero personale ai sacerdoti ordinati in questo periodo dell'anno e ha confidato di aver cercato, lungo il proprio ministero, di trasmettere il dono ricevuto "con la mia umanità e la sua grazia", auspicando che altri continuino quella stessa "catena del dono".

Il momento più intenso dell'intervento è arrivato nel ricordo del bambino di Calatafimi Segesta, morto nel luglio del 2010 a causa di un neuroblastoma dopo anni di cure e ricoveri. 

Manuel, che chiamava Gesù "un amico davvero speciale", aveva lasciato lettere e riflessioni spirituali diventate negli anni patrimonio di tanti fedeli. "Quando la mia vita era buia e addolorata, un giorno ho incontrato un amico davvero speciale. Mi ha dato la mano e io mi sono fidato di lui", scriveva. In un altro messaggio invitava gli amici a riconoscere la presenza di Cristo nell'Eucaristia: "Lui vi ama molto più di quanto voi lo possiate amare".

La causa di beatificazione era stata annunciata dalla diocesi dopo il via libera della Santa Sede e della Conferenza Episcopale Siciliana. Negli ultimi anni attorno alla figura di Manuel è cresciuta una diffusa fama di santità, alimentata dalle testimonianze di chi lo ha conosciuto durante la malattia e dalla diffusione dei suoi scritti spirituali, tanto da spingere la Chiesa trapanese ad avviare ufficialmente il percorso canonico. 

Da questo momento Manuel assume il titolo di Servo di Dio, primo gradino di un iter lungo e rigoroso che, attraverso l'esame delle virtù eroiche e l'eventuale riconoscimento di un miracolo, potrebbe condurre un giorno alla beatificazione e poi alla canonizzazione.