Non c'è una truffa, non c'è un fallimento, non c'è un'inchiesta. C'è una famiglia della provincia di Trapani che, poco alla volta, è rimasta intrappolata in quella spirale che oggi riguarda migliaia di italiani: prima il mutuo, poi un prestito, quindi un finanziamento per consolidare i debiti, una carta revolving, un'altra ancora. Fino a quando le rate diventano troppe e il reddito non basta più.
È la fotografia che emerge da una procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore aperta dal Tribunale di Trapani, un istituto previsto dal Codice della crisi d'impresa per consentire ai cittadini sovraindebitati di proporre ai creditori un piano di rientro sostenibile ed evitare, quando possibile, il tracollo economico. Il giudice ha ritenuto la domanda ammissibile e ha disposto la pubblicazione degli atti, avviando così la procedura.
Una crisi costruita negli anni
I protagonisti della vicenda sono un lavoratore marittimo, la moglie e l'anziana madre convivente. Nella relazione predisposta dall'Organismo di composizione della crisi non emerge alcun tentativo di sottrarre beni ai creditori né comportamenti fraudolenti.
Al contrario, il sovraindebitamento viene ricondotto a una concatenazione di eventi che molte famiglie conoscono bene: il progressivo aumento del costo della vita, i redditi discontinui del lavoro marittimo, l'incremento della rata del mutuo dovuto all'aumento dei tassi d'interesse, il ricorso a nuovi finanziamenti per pagare quelli precedenti e le crescenti spese necessarie per assistere l'anziana madre, affetta da patologie che richiedono cure continue.
Il gestore della crisi descrive una situazione che non nasce da un improvviso dissesto, ma da un equilibrio economico che si è deteriorato lentamente, mese dopo mese.
Oltre duecentomila euro di esposizione
I numeri raccontano meglio di qualsiasi commento la portata della crisi.
La famiglia ha accumulato debiti per oltre 239 mila euro. Di questi, circa 94 mila euro riguardano il mutuo acceso per acquistare l'abitazione principale. Il resto è composto da una lunga serie di prestiti personali, finanziamenti finalizzati, carte revolving e aperture di credito con diversi istituti finanziari, oltre a una posizione debitoria nei confronti dell'Agenzia delle Entrate.
L'elenco dei creditori occupa diverse pagine della relazione: banche, società finanziarie specializzate nel credito al consumo e amministrazione finanziaria. Un mosaico di piccoli e grandi debiti che, sommati, hanno finito per rendere insostenibile il bilancio familiare.
La casa resta il bene più importante
Il patrimonio della famiglia è limitato.
La casa di abitazione è stata stimata in 108 mila euro, ma è gravata dall'ipoteca del mutuo. Vi sono inoltre quote di altri immobili di modestissimo valore commerciale e un'automobile acquistata nel 2025, ritenuta necessaria per le esigenze di mobilità della famiglia e per l'assistenza all'anziana convivente.
Proprio per questo il piano presentato al Tribunale non punta alla vendita dell'abitazione, ma alla prosecuzione del pagamento del mutuo, ritenuta più conveniente anche per gli stessi creditori rispetto a una liquidazione forzata del patrimonio.
La proposta: 300 euro al mese per sei anni
La famiglia propone di destinare alla procedura 300 euro al mese per 72 mesi, cioè complessivamente 21.600 euro.
Secondo il piano, i creditori chirografari - quelli privi di particolari garanzie - potrebbero recuperare circa il 10% dei rispettivi crediti, mentre continuerebbero a essere pagati regolarmente il mutuo sulla prima casa e alcuni finanziamenti ritenuti essenziali.
Adesso la parola passa ai creditori, che potranno presentare osservazioni, prima che il Tribunale decida se omologare definitivamente il piano.
Un fenomeno sempre più diffuso
Al di là della vicenda personale, questo procedimento racconta un fenomeno che negli ultimi anni sta diventando sempre più frequente anche in Sicilia.
L'aumento dei tassi sui mutui, l'inflazione, il rincaro delle bollette e il ricorso sempre più facile al credito al consumo hanno spinto molte famiglie in una spirale dalla quale è difficile uscire. Le carte revolving, nate per offrire liquidità immediata, spesso si trasformano in debiti che si trascinano per anni; i prestiti vengono rifinanziati per pagarne altri e le rate finiscono per assorbire gran parte del reddito disponibile.
È proprio per situazioni come questa che il legislatore ha introdotto gli strumenti di composizione della crisi da sovraindebitamento: non per cancellare automaticamente i debiti, ma per consentire a chi è in buona fede di ricominciare, trovando un equilibrio tra il diritto dei creditori a essere soddisfatti e la possibilità per una famiglia di non essere definitivamente travolta dal peso delle proprie obbligazioni.
Fonte: Gli atti della procedura sono pubblicati sul sito del Tribunale di Trapani, nella sezione dedicata alle procedure di ristrutturazione dei debiti del consumatore: https://tribunale-trapani.giustizia.it/it/paginadettaglio.page?contentId=CTM10862&modelId=55.