×
 
 
03/07/2026 07:51:00

Sicilia, la famiglia sterminata per un "rito". Tre ergastoli per la strage

La Corte d'Assise di Palermo ha condannato all'ergastolo Giovanni Barreca, Sabrina Fina e Massimo Carandente per la strage di Altavilla Milicia, uno dei più sconvolgenti fatti di cronaca degli ultimi anni. I tre sono stati riconosciuti colpevoli dell'omicidio di Antonella Salamone, 41 anni, moglie di Barreca, e dei figli Kevin, di 16 anni, ed Emanuel, di appena 5 anni, uccisi nel febbraio 2024 durante quello che gli inquirenti hanno ricostruito come un folle rito di "liberazione dal demonio".

 

La sentenza dopo oltre dieci ore di camera di consiglio

Il verdetto è arrivato al termine di una lunga camera di consiglio durata oltre dieci ore. I giudici hanno inflitto il carcere a vita a tutti e tre gli imputati, ritenendoli pienamente capaci di intendere e di volere al momento dei fatti.

La decisione si discosta dalla richiesta avanzata dalla Procura di Termini Imerese nei confronti di Giovanni Barreca, per il quale era stata proposta una condanna a 30 anni di reclusione, riconoscendo un vizio parziale di mente.

 

Il delitto nella villetta di Altavilla Milicia

La tragedia emerse l'11 febbraio 2024, quando i carabinieri entrarono nella villetta di famiglia ad Altavilla Milicia, nel Palermitano. All'interno dell'abitazione furono trovati i corpi senza vita di Antonella Salamone e dei due figli minori.

Secondo la ricostruzione processuale, le vittime furono sottoposte a sevizie e torture nell'ambito di un delirante rito di purificazione ispirato a convinzioni mistiche e religiose.

 

Il processo della figlia

Nella vicenda è rimasta coinvolta anche Miriam Barreca, all'epoca dei fatti diciassettenne. La giovane è stata giudicata con un procedimento separato: in primo grado era stata condannata a 12 anni e 8 mesi di reclusione, ma successivamente la Corte d'Assise d'Appello l'ha assolta.

 

Il risarcimento ai familiari

Oltre alle condanne all'ergastolo, la Corte ha disposto un risarcimento provvisionale di un milione di euro in favore dei familiari delle vittime.

La sentenza chiude il primo capitolo giudiziario di una vicenda che ha profondamente colpito l'opinione pubblica italiana per la brutalità dei delitti e per il contesto di fanatismo religioso nel quale sono maturati.