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04/07/2026 07:00:00

Riserve naturali trapanesi, Quinci: "Così non funzionano"

Le riserve naturali del Trapanese hanno bisogno di una svolta. È il messaggio lanciato dal presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, che interviene sul futuro delle tre aree protette gestite dall'ente – la Riserva Naturale dello Stagnone di Marsala, il Bosco d'Alcamo e la Foce del fiume Belice e dune limitrofe – annunciando l'avvio di un percorso di revisione complessiva della loro gestione. Un intervento che arriva in un momento in cui le aree naturalistiche della provincia sono al centro del dibattito pubblico, tra problemi legati alla manutenzione, alla vigilanza, alla tutela ambientale e alla valorizzazione turistica.

 

«Le Riserve, così come sono, non vanno»

Quinci parte da una valutazione netta sullo stato attuale. «Le Riserve Naturali, così come sono, non vanno», afferma il presidente del Libero Consorzio. Secondo Quinci esiste un problema strutturale nella gestione delle aree protette che l'ente intende affrontare direttamente.

«C'è un problema di gestione che il Libero Consorzio intende assumersi fino in fondo, non soltanto perché rientra nelle proprie competenze. Governare le Riserve significa garantire sicurezza, tutela del territorio e qualità della vita».

 

I limiti degli enti: personale e risorse

Nel suo intervento, Quinci evidenzia però le difficoltà con cui gli enti locali sono costretti a confrontarsi quotidianamente.

Tra gli ostacoli principali cita le limitazioni normative sulle assunzioni e la cronica carenza di risorse economiche.

«Il nostro impegno è costante, ma viene frenato dalle contraddizioni della normativa, che rallenta l'attività amministrativa. A questo si aggiunge la limitata, e talvolta proibitiva, possibilità di assumere personale, oltre alla scarsità delle risorse finanziarie».

Una situazione che, secondo il presidente, rende difficile assicurare una gestione moderna ed efficace di patrimoni ambientali di grande valore.

 

Uno screening per ripensare le tre aree protette

L'obiettivo annunciato dal Libero Consorzio è quello di aprire una nuova fase.

Per questo sarà avviata una ricognizione approfondita sulle condizioni delle tre riserve, coinvolgendo gli uffici dell'ente e l'esperto Roberto Fiorentino, ex direttore della Riserva dello Stagnone.

Lo screening dovrà fotografare lo stato delle risorse umane disponibili, le funzioni svolte, gli accordi esistenti con altri enti e con il mondo dell'associazionismo, individuando criticità e possibili soluzioni.

«L'indirizzo politico è quello di aggiornare le condizioni delle nostre Riserve. Vogliamo avere un quadro dettagliato per aprire una nuova fase progettuale».

 

«Le riserve devono diventare una rete»

Per Quinci la tutela ambientale non può limitarsi alla semplice conservazione. «Una Riserva si gestisce, si governa, ma soprattutto va proiettata verso una prospettiva di sviluppo». L'idea è quella di costruire un sistema integrato che metta in relazione le tre aree protette della provincia.

«Occorre realizzare un piano di sistema che le metta in rete, superando la logica dei compartimenti stagni. Serve una strategia di vasi comunicanti che racconti il territorio come un patrimonio unitario».

Una visione che punta a coniugare tutela ambientale, turismo sostenibile e valorizzazione del patrimonio naturalistico.

 

L'appello alla Regione Siciliana

Nella dichiarazione non manca una critica all'atteggiamento della Regione Siciliana, chiamata a svolgere un ruolo più incisivo nella programmazione delle politiche ambientali.

«La Regione è una protagonista che troppo spesso ha scelto di fare la comparsa, lasciando spazio all'indifferenza e, in alcuni casi, al silenzio».

Secondo Quinci non bastano finanziamenti episodici.

«I progetti hanno certamente bisogno di risorse, che siamo pronti a chiedere con forza, ma il Governo regionale deve soprattutto dirci quale ruolo intende assegnare alle aree protette nelle proprie politiche ambientali e turistiche».

 

Oltre l'emergenza

Il presidente del Libero Consorzio chiede un cambio di passo, fondato su una programmazione di lungo periodo.

«Serve una regia che superi la logica dell'emergenza e delle soluzioni tampone».

Una strategia che, secondo Quinci, dovrebbe rafforzare la prevenzione, la difesa del territorio, la diffusione della cultura ambientale e una maggiore sensibilizzazione delle comunità locali.

Infine l'annuncio: il piano che sarà elaborato per lo Stagnone, il Bosco d'Alcamo e la Foce del Belice verrà presentato all'Assessorato regionale al Territorio e Ambiente con l'obiettivo di trasformarlo in un modello esportabile anche alle altre aree protette della Sicilia.

Una sfida che punta a rilanciare tre tra i più importanti patrimoni naturalistici del Trapanese, chiamati oggi a coniugare conservazione, fruizione e sviluppo sostenibile.