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06/07/2026 12:58:00

Selinunte, l’Orestea di Eschilo va in scena davanti al Tempio E

Il mito torna tra le pietre di Selinunte. Martedì 28 luglio, alle 21, il Tempio E del Parco archeologico ospiterà “Orestea – La fuga di Eschilo”, spettacolo tratto da Eschilo con la regia di Giacomo Frazzitta, inserito nel cartellone di Selinunte Estate 2026.

La tragedia antica entra così in uno dei luoghi più forti dell’archeologia siciliana, dove il teatro non si limita a usare il tempio come sfondo, ma prova a riaprire un dialogo con le origini stesse della scena occidentale.

“Orestea – La fuga di Eschilo”, secondo la presentazione di CoopCulture, immagina il grande tragico ateniese in Sicilia, sospeso tra esilio, colpa e rivelazione. Dal mistero alla giustizia, dalla vendetta alla pacificazione, il mito diventa una riflessione sul prezzo della verità e sulla difficile costruzione di un ordine umano.

È una materia teatrale potentissima. L’Orestea è la trilogia con cui Eschilo racconta il sangue della casa degli Atridi: Agamennone, Clitennestra, Oreste, Elettra, il delitto, la vendetta, il passaggio dalla giustizia privata alla nascita di un tribunale. Una storia antica che continua a parlare al presente, perché interroga il rapporto tra colpa, potere, famiglia, responsabilità e legge.

La regia di Giacomo Frazzitta porta in scena un cast che intreccia parola, musica e coralità. Serena Tumbarello interpreta Clitennestra; Marcello Rimi è il corifeo; Sergio Giacalone dà voce a Oreste; Alessia Angileri è Elettra; Antonino Rallo interpreta Agamennone; Piero Marino è Egisto; Mariella Monteleone è la voce del coro. In scena anche lo stesso Giacomo Frazzitta nel ruolo di Eschilo.

Il coro è formato da Sergio La Vela, Filippo Duci, Federica Rallo e Giuseppe Frazzitta. Le musiche sono di Dario Silvia, eseguite da Betty Gandolfo al piano, Aldo Bertolino ai fiati, Francesco Rallo al sintetizzatore, Gianluca Pantaleo al basso e Fabrizio Parrinello alla batteria. La scenografia è di Giovanni Falco, i costumi di Giusy Curcio.

La presenza della musica dal vivo e di una struttura corale richiama la natura originaria della tragedia greca, in cui parola, canto, ritmo e gesto erano parte di un unico rito pubblico. Non un testo da recitare soltanto, ma un’esperienza collettiva.

Selinunte, in questo senso, è più di un luogo scenografico. Il Tempio E, tradizionalmente associato a Hera, porta con sé una forte carica simbolica. Accogliere l’Orestea davanti al tempio significa riportare il mito dentro uno spazio sacro e civile, dove la comunità torna a radunarsi per ascoltare una storia di violenza e trasformazione.

Il titolo scelto, “La fuga di Eschilo”, aggiunge un ulteriore livello. Non si guarda soltanto ai personaggi della tragedia, ma anche alla figura del poeta, immaginato in Sicilia. Eschilo morì a Gela nel V secolo a.C., e la sua presenza nell’Isola appartiene da tempo all’immaginario culturale siciliano. Frazzitta sembra partire da questa traccia per costruire una riflessione sul rapporto tra autore, mito e territorio.

La vicenda degli Atridi parla di una giustizia che nasce con fatica. Prima c’è il sangue che chiama altro sangue. Poi arriva la necessità di interrompere la catena della vendetta. È uno dei passaggi fondamentali della cultura occidentale: la comunità si dà regole, ascolta le ragioni, trasforma la vendetta in giudizio.

Portare questo tema oggi a Selinunte significa fare del teatro un luogo di domanda civile. In un tempo segnato da conflitti, rancori e giustizie sommarie, l’Orestea ricorda che la convivenza non nasce dall’assenza di colpa, ma dalla capacità di darle una forma pubblica, di giudicarla senza trasformarla in nuova violenza.

Lo spettacolo rientra in Selinunte Estate 2026, il cartellone nato dalla collaborazione tra Parco archeologico di Selinunte e CoopCulture. L’edizione di quest’anno prevede appuntamenti tra luglio e settembre, con concerti, teatro, danza, incontri e performance distribuiti tra Tempio E, Teatro, Baglio Florio e Cave di Cusa. Dopo i 21 mila spettatori registrati nel 2025, il Parco conferma la scelta di trasformare il patrimonio archeologico in spazio vivo di produzione culturale.

Il rischio, in luoghi così carichi di storia, è sempre quello di ridurre l’archeologia a cornice suggestiva. Il valore di una proposta come l’Orestea sta invece nella possibilità opposta: far parlare il sito attraverso il teatro, riportando al centro domande antiche ma ancora decisive.

Biglietti disponibili presso la biglietteria del Parco archeologico di Selinunte e su CoopCulture. Le tariffe indicate sono 20 euro per il biglietto intero, 15 euro per il ridotto riservato a 6-16 anni e possessori Selinunte 365 Card, gratuito per under 6 e disabili, con verifica dell’idoneità in biglietteria. Prevista una prevendita di 1,50 euro.

Martedì 28 luglio, davanti al Tempio E, il pubblico incontrerà dunque una delle storie fondative del teatro occidentale. Una storia di colpa e giustizia, di madri e figli, di potere e vendetta, che nel paesaggio di Selinunte può tornare a essere non solo memoria classica, ma domanda viva sul presente.

 

Ines D’Orazio



Spettacoli | 2026-07-04 15:30:00
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