Era nell'aria da settimane, adesso lo ha annunciato lui stesso. Valerio Antonini dice addio a Trapani. O, almeno, allo Stadio Provinciale. In un lungo video pubblicato sui social, il patron granata ha confermato che il Trapani Calcio sarà iscritto al prossimo campionato di Serie D indicando uno stadio fuori città, chiudendo – almeno per il momento – ogni possibilità di trovare un accordo con il Libero Consorzio.
È l'epilogo di una vicenda che Tp24 ha raccontato passo dopo passo: prima le bollette contestate, poi i canoni di concessione non pagati, i decreti ingiuntivi, la procedura di sfratto, il contenzioso sui lavori allo stadio e i tentativi – mai andati a buon fine – di trovare una soluzione.
Qualche giorno fa, il presidente del Libero Consorzio, Salvatore Quinci, intervistato da Tp24, era stato netto: l'Ente non può accogliere le richieste di Antonini, perché una compensazione tra i lavori eseguiti e i canoni di locazione, senza un idoneo titolo amministrativo, sarebbe contraria alla legge.
Adesso è arrivata la risposta definitiva del patron granata.
"Non giocheremo mai più a Trapani"
Antonini sostiene che al Trapani sarebbe stato imposto un aumento del canone di concessione.
"Ci è stato imposto di raddoppiare il canone da 130 mila a 260 mila euro l'anno. Una roba vergognosa e schifosa."
Poi arriva l'annuncio destinato a far discutere.
"Abbiamo dato mandato di iscrivere il Trapani al prossimo campionato in una città che però non è Trapani."
E ancora:
"Mi dimetterò da presidente. Non giocheremo mai più a Trapani finché sarò vivo."
Parole durissime, accompagnate da un nuovo attacco alle istituzioni cittadine.
"A Trapani le istituzioni lavorano contro la legge con una sfrontatezza che non hanno nemmeno le dittature comuniste."
L'attacco a Quinci e Tranchida
Nel video Antonini attribuisce la responsabilità della rottura direttamente al presidente del Libero Consorzio Salvatore Quinci, al sindaco Giacomo Tranchida e al dirigente Amenta.
Secondo il patron granata, la proposta economica ricevuta sarebbe "irricevibile" e avrebbe addirittura aumentato il canone fino a circa 356 mila euro annui, rispetto ai circa 250 mila euro di cui si era parlato nei mesi precedenti.
Antonini rivendica invece di avere già sistemato tutti gli adempimenti necessari per l'iscrizione al campionato.
"Abbiamo pagato tutti in questi giorni. Restano solo 65 mila euro di tasse, cifra assolutamente fisiologica per una società di calcio."
Assicura inoltre che entro venerdì arriverà il via libera della Lega Nazionale Dilettanti.
L'appello alla magistratura
Come già avvenuto in numerose altre occasioni, Antonini conclude il suo intervento invocando l'intervento della magistratura.
"Mi auguro che le persone che ho conosciuto abbiano il coraggio di smantellare un sistema corrotto che ha distrutto un'intera comunità."
In un successivo post rincara ulteriormente la dose.
Scrive di essere stato "costretto ad andare a giocare in un'altra città per una palese ed evidente estorsione", ribadisce che non tornerà mai più al Provinciale finché Comune e Libero Consorzio saranno guidati dagli attuali amministratori e aggiunge un'altra frase destinata a pesare:
"Sono pronto a vendere il titolo, certo che comunque a Trapani nessuno se lo verrà mai a prendere."
L'addio annunciato
Dove e se giocherà il Trapani non è ancora stato chiarito ufficialmente. Nei giorni scorsi si era parlato prima di Capaci e poi di Marsala, ipotesi che però non si sono concretizzate. Antonini continua a parlare genericamente di uno stadio "in provincia", senza indicare quale sarà l'impianto scelto per la Serie D.
Resta il dato politico e sportivo di una vicenda che ha accompagnato per mesi il calcio trapanese. Dopo accuse di estorsione, decreti ingiuntivi, richieste di sfratto e scontri quotidiani con le istituzioni, Antonini sceglie la strada dell'addio.
Salvo nuovi colpi di scena, il Trapani ripartirà dalla Serie D. Ma non dal Provinciale. E, almeno secondo quanto dice oggi il suo proprietario, nemmeno da Trapani. Forse da Miami...