Erice, Gaza entra nella campagna elettorale. Parisi (SI) scrive a Vincenzo Scontrino
Gaza - con le sue bombe e le sue incoerenze umane che stanno accompagnando un genocidio - sembra lontanissima.
Ma non tanto da irrompere nel dibattito politico ericino.
A farlo è una lunga lettera aperta firmata da Antonella Parisi, referente di Sinistra Italiana, che prende spunto da un recente post pubblicato da Vincenzo Scontrino - presidente IACP e candidato alla carica di sindaco di Erice - dedicato alla tragedia umanitaria nella Striscia.
Non è una replica polemica fine a sé stessa, ma una richiesta di coerenza politica.
Parisi parte proprio dalle parole del candidato, che aveva raccontato di aver riflettuto a lungo prima di esporsi pubblicamente sul conflitto, per sollevare una questione di fondo: se si riconosce la gravità di quanto sta accadendo a Gaza, quale responsabilità hanno le istituzioni e, soprattutto, quali azioni concrete è disposto a mettere in campo chi aspira ad amministrare una comunità?
Nella lettera, la dirigente di Sinistra Italiana contesta innanzitutto un passaggio del post in cui si afferma di non interrogarsi sul comportamento dei governi occidentali.
Una posizione che, secondo Parisi, appare contraddittoria rispetto alla condanna espressa nei confronti del governo israeliano. "Come possiamo non interrogarci sulla responsabilità dei governi complici del genocidio?", scrive, chiamando in causa anche l'Italia e il sostegno politico e militare garantito a Israele.
Il ragionamento si sposta poi sul piano dell'impegno civile. Per Parisi, le immagini provenienti da Gaza non rappresentano una novità: da quasi tre anni, osserva, milioni di persone in tutto il mondo sono scese in piazza per chiedere il cessate il fuoco e denunciare le violenze contro la popolazione palestinese.
Per questo motivo ritiene che oggi non basti manifestare indignazione sui social, ma sia necessario tradurre quella sensibilità in scelte politiche e amministrative.
Da qui le domande rivolte direttamente al candidato sindaco.
Nel caso di un'eventuale elezione, Parisi chiede se sia disposto a dare seguito alla mozione già approvata dal Consiglio comunale di Erice sul riconoscimento dello Stato di Palestina e sul rispetto del diritto internazionale; se intenda esporre la bandiera palestinese sul municipio e promuovere un gemellaggio con Gaza; se voglia sostenere iniziative umanitarie, borse di studio o percorsi di accoglienza per studenti e famiglie palestinesi.
La lettera affronta anche un tema strettamente legato al territorio trapanese: la presenza della base militare di Birgi e il progetto di sviluppo legato agli F-35.
Parisi domanda al candidato se sia disposto a prendere una posizione contro quella che definisce la crescente militarizzazione del territorio e a chiedere formalmente a Governo, Regione, Prefettura e Aeronautica studi indipendenti sugli impatti ambientali, sanitari ed economici del progetto.
L'ultimo interrogativo riguarda invece le possibili alleanze politiche.
La referente di Sinistra Italiana chiede se il candidato ritenga compatibile la propria corsa a Palazzo Municipale con il sostegno di partiti che, avendo responsabilità di governo a livello nazionale, secondo la sua ricostruzione hanno contribuito a sostenere le politiche contestate nei confronti di Gaza.
La lettera si chiude con una riflessione sul ruolo delle amministrazioni locali.
Pur riconoscendo che un sindaco non può incidere direttamente sulla politica estera o sulle decisioni militari dello Stato, Parisi sostiene che un primo cittadino possa comunque rappresentare politicamente la propria comunità, approvare atti simbolici, promuovere iniziative di solidarietà e fare pressione istituzionale su questioni che riguardano pace, diritti umani e ricadute sul territorio.
L'intervento arriva in una fase iniziale del confronto politico in vista delle prossime elezioni amministrative di Erice e introduce nel dibattito elettorale un tema che va oltre le competenze comunali, ma che richiama il rapporto tra valori politici dichiarati e scelte amministrative.
Un terreno sul quale, almeno da questa lettera, emerge una richiesta precisa: trasformare le parole in impegni verificabili.
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