Che il rapporto tra Tranchida e una parte consistente della città attraversasse una fase difficile non serviva certo il Governance Poll del Sole 24 Ore per capirlo. L'ultimo posto nella classifica nazionale dei sindaci, però, ha trasformato un sondaggio in un detonatore politico, facendo esplodere un confronto che covava da tempo. E soprattutto ha fatto emergere un elemento inatteso: il malcontento non si ferma più a Palazzo d'Alì.
l Governance Poll 2026, realizzato da Noto Sondaggi per "Il Sole 24 Ore", assegna a Tranchida un indice di gradimento del 38%, il più basso tra i sindaci dei capoluoghi italiani, con un calo di 4,5 punti rispetto al consenso ottenuto al momento dell'elezione. L'indagine misura il gradimento degli amministratori chiedendo agli elettori se, potendo tornare oggi alle urne, confermerebbero il sindaco in carica.
La replica del sindaco e la piazza virtuale che non ci sta
La risposta del sindaco arriva nel giro di poche ore.
Tranchida invita a leggere correttamente il sondaggio, sostenendo che il dato più significativo non sia la posizione in classifica, ma la perdita di consenso rispetto al giorno dell'elezione.
Ricorda che ben 34 sindaci italiani avrebbero registrato uno scostamento peggiore del suo, attribuisce parte del calo a un anno di "aggressione mediatica" e di "linciaggio politico sui social", richiama i disagi provocati dai numerosi cantieri cittadini, compreso quello del BRT, e rivendica il lavoro svolto, i finanziamenti ottenuti e le opere in corso.
La nota viene rilanciata anche sulla pagina Facebook istituzionale del Comune. Ed è proprio lì che il dibattito cambia completamente natura.
Sotto il post si accumulano circa 170 commenti. Non rappresentano, naturalmente, un campione scientifico dell'opinione pubblica, ma raccontano con chiarezza il clima che accompagna la discussione cittadina, mostrando quali temi abbiano catalizzato il dibattito pubblico nelle ore successive alla pubblicazione del sondaggio.
Colpisce soprattutto la straordinaria uniformità degli argomenti. Non una sommatoria di proteste isolate, ma una convergenza quasi spontanea sugli stessi temi.
Il primo bersaglio è la chiave di lettura proposta dal sindaco.
Trapani occupa l'ultimo posto della graduatoria nazionale e la spiegazione tecnica del primo cittadino, agli occhi di molti commentatori, non modifica il significato del risultato: il problema, scrivono in molti, sarebbe invece rappresentato dalle condizioni della città, il disagio causato dai cantieri e dalla percezione dell'azione amministrativa sull’ordinaria amministrazione.
Ma le critiche più aspre sono sul piano istituzionale. Una parte consistente degli utenti non entra nemmeno nel merito del sondaggio del “Sole 24h”.
Contesta invece la scelta di utilizzare la pagina ufficiale del Comune per pubblicare una replica dal contenuto apertamente politico. Il rilievo ricorre decine di volte: la comunicazione istituzionale, secondo molti, dovrebbe rimanere distinta dalla comunicazione personale del sindaco.
Infine emerge una critica che attraversa quasi tutta la discussione: non tanto alle singole opere pubbliche, quanto al modo di esercitare la leadership.
Nei commenti si ripetono accuse di autoreferenzialità, di incapacità di fare autocritica, di attribuire sistematicamente ad altri le responsabilità del calo di consenso. Cambiano le parole, ma il messaggio resta sostanzialmente lo stesso: il problema, per molti cittadini intervenuti nella discussione, non è soltanto ciò che l'amministrazione fa, ma anche il modo in cui racconta se stessa.
Galluffo: "Due primati negativi che raccontano la stessa crisi"
Ad alimentare ulteriormente il dibattito interviene anche l'avvocato Vito Galluffo, che legge gli avvenimenti delle ultime ore come due tasselli dello stesso mosaico. In un lungo intervento pubblicato sui social parla di "città dei primati negativi", sostenendo che Trapani abbia collezionato, nel giro di un solo giorno, due bocciature destinate a lasciare un segno nel dibattito politico.
La prima, appunto, è quella certificata dal Governance Poll del Sole 24 Ore; la seconda, meno mediatica ma altrettanto significativa sul piano amministrativo, riguarda la “bocciatura” del Documento Unico di Programmazione 2026-2028, nel quale vengono evidenziate numerose criticità, dalle incoerenze tra obiettivi e azioni previste alle contraddizioni e alle carenze nella programmazione dell'ente.
Galluffo insiste proprio su questo collegamento. A suo giudizio il calo di consenso certificato dal sondaggio e le osservazioni formulate dai Revisori non rappresentano episodi isolati, ma sono la manifestazione della stessa difficoltà politica e amministrativa.
Da qui l'affondo politico. Secondo Galluffo, il risultato del Governance Poll è la conseguenza di un modello amministrativo che, a suo dire, non riesce più a convincere una parte crescente della cittadinanza.
L'intervento dell'avvocato assume così un significato che va oltre la polemica contingente.
Per la prima volta, infatti, il giudizio politico espresso da un sondaggio di opinione viene affiancato a un documento tecnico-amministrativo come il parere dei Revisori dei Conti, nel tentativo di sostenere la tesi che la crisi dell'amministrazione Tranchida non riguardi soltanto il consenso elettorale, ma investa anche la qualità della programmazione e dell'azione amministrativa.
Le opposizioni all'attacco
Sul piano politico lo schema appare inizialmente quello consueto.
Fratelli d'Italia definisce il Governance Poll "una fotografia che non può essere ignorata" e invita il sindaco e la maggioranza ad aprire una profonda riflessione su decoro urbano, qualità dei servizi, programmazione amministrativa e capacità di attrarre sviluppo.
Anche il consigliere comunale del partito della Meloni, Maurizio Miceli, interviene con un video nel quale definisce Tranchida "il sindaco peggiore d'Italia" e ne chiede le dimissioni.
Fin qui, nulla di sorprendente: è la normale dialettica tra maggioranza e opposizione.
Sono i commenti che diventano interessanti.
Sotto il video di Miceli, infatti, moltissimi utenti condividono il giudizio negativo sul sindaco, ma aggiungono una domanda destinata a spostare il baricentro della discussione: se davvero Tranchida rappresenta il fallimento dell'amministrazione cittadina, perché l'opposizione continua a limitarsi ai comunicati e ai video?
Il riferimento ricorre continuamente ed è quasi sempre lo stesso: la mozione di sfiducia.
Diversi cittadini ricordano come, da mesi, sia stata annunciata la possibilità di sfiduciare il sindaco e chiedono perché quell'iniziativa non abbia avuto seguito.
Altri invitano esplicitamente le minoranze a utilizzare gli strumenti previsti dal Consiglio comunale, invece di affidare la battaglia politica quasi esclusivamente ai social network.
È in questo passaggio che il Governance Poll smette di essere soltanto una classifica sul gradimento del sindaco e diventa qualcos'altro.
Tranchida e la Città: c’eravamo tanto amati
Viene quasi spontaneo pensare al finale di C'eravamo tanto amati.
Nel 2018 Giacomo Tranchida conquistava Palazzo d'Alì con oltre il 70% dei consensi, salutato da una larga parte della città come l'uomo della svolta, il sindaco chiamato a rompere con il passato e a inaugurare una nuova stagione amministrativa.
Cinque anni dopo, nel 2023, la riconferma arrivava con poco più del 42% dei voti validi al primo turno, in un quadro politico profondamente diverso e sostenuto da una vasta coalizione di liste.
Oggi il Governance Poll lo colloca all'ultimo posto tra i sindaci dei capoluoghi italiani, fotografando un rapporto con una parte dell'elettorato che appare molto più fragile rispetto agli inizi del suo percorso.
Resta allora una domanda che va oltre il destino politico del sindaco.
Un rapporto così deteriorato è ancora recuperabile nei due anni che restano alla fine del mandato oppure la frattura è ormai troppo profonda? E soprattutto: Trapani è davvero alla ricerca di un nuovo "salvatore della patria" oppure ha smesso di credere alle leadership salvifiche?
I cittadini che intervengono sui social contestano duramente Tranchida, ma non consegnano automaticamente la patente di credibilità a chi gli si oppone. Nei commenti emerge anzi una richiesta sempre più insistente rivolta alle minoranze: meno dichiarazioni, meno video, meno polemiche e più iniziative politiche concrete.
È forse questo il dato più significativo lasciato dal Governance Poll. Non soltanto la crisi di consenso di un sindaco, ma una crisi di fiducia che investe l'intero sistema politico cittadino.