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09/07/2026 06:00:00

Pizzolato e lo stupro, per la Federazione ha sempre potuto gareggiare. Il precedente dei video hot

Nessuna sospensione dopo il rinvio a giudizio, convocazioni in Nazionale fino a poche settimane fa. Nel 2018 era stato squalificato per dieci mesi dopo un'inchiesta interna su intimidazioni e video pornografici mostrati ad altri atleti, anche minorenni.

 

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Tre settimane fa, con al collo l'ennesima medaglia d'oro conquistata ai Campionati Italiani Assoluti di Bari, Antonino Pizzolato parlava ai microfoni della televisione della Federazione Italiana Pesistica con l'entusiasmo di chi guarda già al futuro.

«Sto alla grande, lavoro ogni giorno per scrivere pagine ancora più belle nella storia dello sport. Ci vedremo a Los Angeles», diceva il due volte medaglia di bronzo olimpica.

Quelle immagini oggi assumono un significato completamente diverso.

Martedì 7 luglio il Tribunale di Trapani lo ha condannato in primo grado a 5 anni e 4 mesi di reclusione per violenza sessuale di gruppo ai danni di una turista finlandese. La stessa pena è stata inflitta agli altri tre imputati, Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì, riconosciuti colpevoli per i fatti avvenuti nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2022 in un residence di Trapani.

Una sentenza destinata a pesare non solo sulla carriera dell'atleta di Castelvetrano, ma anche sulla gestione della vicenda da parte della Federazione Italiana Pesistica.

 

Mai fermato dalla Federazione

 

Dal rinvio a giudizio fino alla sentenza di primo grado, la Fipe non ha mai sospeso Pizzolato dall'attività agonistica.

L'atleta ha continuato a essere convocato in Nazionale, ha partecipato alle competizioni internazionali, ha rappresentato l'Italia e, appena tre settimane fa, ha conquistato il titolo italiano assoluto.

Dopo la condanna, la Federazione ha diffuso una breve nota istituzionale, evitando qualsiasi valutazione sul caso.

«Rinnovando il proprio impegno contro ogni forma di abuso - si legge nel comunicato - la Federazione conferma il rispetto per le istituzioni e per l'operato della magistratura, trattandosi di una pronuncia di primo grado soggetta ai successivi gradi di giudizio».

Una posizione attendista che ha riacceso il dibattito sull'opportunità di adottare provvedimenti cautelari nei confronti degli atleti coinvolti in procedimenti per reati particolarmente gravi.

 

La condanna e la ricostruzione dei giudici

 

Il Tribunale ha ritenuto provata la responsabilità dei quattro imputati per la violenza sessuale di gruppo ai danni della giovane turista finlandese.

Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, la ragazza aveva conosciuto il gruppo durante una serata trascorsa tra un ristorante e alcuni locali del centro storico di Trapani.

Successivamente aveva raggiunto il residence dove alloggiavano alcuni dei ragazzi. Lì, secondo l'accusa, dopo essersi opposta alle riprese video che venivano effettuate mentre aveva atteggiamenti intimi con uno degli imputati, sarebbe stata costretta a subire gli abusi.

La Procura aveva chiesto dieci anni di reclusione per ciascun imputato, sostenendo che nel corso del processo non fosse emerso alcun elemento idoneo a dimostrare un consenso libero e consapevole della giovane.

Le difese, che hanno già annunciato ricorso in appello, hanno invece sempre sostenuto che la ragazza fosse consenziente e che proprio quei filmati lo dimostrassero.

 

Il precedente del 2018

 

La vicenda giudiziaria non rappresenta il primo problema disciplinare nella carriera di Pizzolato.

Nel 2018 la Federazione Italiana Pesistica gli inflisse una squalifica di dieci mesi al termine di un procedimento interno.

Secondo gli atti disciplinari, l'atleta aveva tenuto comportamenti definiti «violenti, intimidatori e prevaricatori» nei confronti di altri pesisti del Centro di preparazione olimpica dell'Acqua Acetosa, a Roma.

Tra gli episodi contestati figurava anche l'abitudine di mostrare ad altri atleti — alcuni dei quali minorenni — video pornografici per vantare, secondo la ricostruzione disciplinare, le proprie "arti amatorie".

Dopo avere scontato la squalifica, Pizzolato tornò alle gare internazionali, conquistando due titoli europei e soprattutto i bronzi olimpici di Tokyo e Parigi.

 

Un vuoto nelle regole dello sport

 

Il caso riporta al centro una questione che da tempo attraversa il mondo dello sport italiano: cosa accade quando un atleta viene rinviato a giudizio o processato per reati come la violenza sessuale?

Il Codice della giustizia sportiva prevede infatti numerosi casi in cui un tesserato può essere sospeso cautelarmente — da irregolarità amministrative a violazioni regolamentari o disciplinari — ma lascia ampi margini quando i fatti contestati appartengono alla giustizia ordinaria e non sono direttamente collegati all'attività federale.

Di fatto, salvo specifiche ipotesi o provvedimenti discrezionali, un atleta imputato per reati gravissimi può continuare ad allenarsi, essere convocato in Nazionale, partecipare alle competizioni internazionali e rappresentare il proprio Paese fino all'eventuale condanna definitiva.

È una questione che negli ultimi anni ha interessato diverse discipline sportive e che torna ora d'attualità con la condanna di uno degli atleti italiani più rappresentativi del sollevamento pesi.