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10/07/2026 06:00:00

Addio elezione diretta, il presidente scelto dall'Ars. La proposta di Safina che agita il centrosinistra

C'è un filo rosso che attraversa la politica siciliana degli ultimi anni: ogni volta che i cittadini conquistano uno spazio di partecipazione diretta, qualcuno prova a restringerlo. Oggi accade con la proposta, avanzata dal deputato regionale Dario Safina del PD, di superare l'elezione diretta del presidente della Regione Siciliana, affidandone la scelta ai deputati dell'Assemblea regionale. Una proposta che può essere presentata come una riflessione sull'assetto istituzionale, ma che inevitabilmente riapre un interrogativo di fondo: perché togliere ai siciliani il diritto di scegliere direttamente chi li governa?

 

La Sicilia conosce già gli effetti di decisioni che hanno allontanato i cittadini dalle istituzioni. L'abolizione delle Province ha cancellato un livello di rappresentanza democratica senza riuscire a costruirne uno altrettanto efficace, creando un vuoto tra i territori e i centri decisionali. Oggi il rischio è che si imbocchi la stessa strada: meno partecipazione, più potere concentrato nei palazzi, mentre cresce la distanza tra chi governa e chi è chiamato a subirne le decisioni.

La democrazia può essere imperfetta, ma la risposta alle sue imperfezioni non è ridurre il potere degli elettori. Al contrario, dovrebbe essere quella di rafforzare gli strumenti che consentono ai cittadini di scegliere, valutare e, se necessario, mandare a casa chi li ha delusi. Perché la sovranità appartiene al popolo, non agli apparati.

 

La proposta di Safina

Il deputato regionale, prossimo a ricandidarsi per le elezioni del 2027, parla di cambiamento:
“Dopo oltre vent’anni, il sistema dell’elezione diretta del Presidente della Regione ha dimostrato di non aver mantenuto le promesse di stabilità e governabilità. Per questo proponiamo di restituire all’Assemblea regionale il potere di eleggere il Presidente della Regione e di riportare la politica nelle istituzioni, dove devono essere affrontate e risolte le crisi di governo”.

Safina, componente della Commissione Statuto, è primo firmatario dell’emendamento alla legge statutaria sulla forma di governo della Regione Siciliana, sottoscritto anche dai deputati Valentina Chinnici e Nello Dipasquale e presentato in Commissione Statuto dell’Assemblea regionale siciliana.

Safina ha spiegato che non si tratta di una “proposta nostalgica né di un ritorno al passato. È, al contrario, una riforma che guarda avanti e prende atto di una realtà sotto gli occhi di tutti: il sistema introdotto nel 2001 ha finito per indebolire il ruolo dell’Assemblea senza garantire governi più forti. Abbiamo assistito a legislature segnate da continui conflitti tra Governo e Parlamento regionale, dove la maggioranza in Assemblea resta ingabbiata in governi instabili, come per esempio quello del presidente Schifani, pur di non tornare al voto”.

 

Cosa prevede l’emendamento

Niente più possibilità per i cittadini di scegliere il presidente della Regione attraverso il voto, cioè l’esercizio più diretto della partecipazione. Niente democrazia aperta a tutti, ma stanze del potere che eleggono altro potere.

L’emendamento prevede infatti che il Presidente della Regione venga eletto dall’Assemblea regionale tra i suoi componenti, dopo la presentazione del programma di governo. Restano invece in capo al Presidente i poteri di nomina e revoca degli assessori, così da garantire piena capacità di indirizzo politico e di guida dell’esecutivo.

Il deputato dem afferma inoltre:
“Introduciamo anche un principio fondamentale: la sfiducia costruttiva – continua –. Chi vuole far cadere un Presidente dovrà contestualmente indicare il suo successore e presentare un nuovo programma di governo. In questo modo si evitano crisi al buio, si assicura continuità amministrativa e si responsabilizzano tutte le forze politiche”.

La proposta disciplina anche le procedure per la sostituzione del Presidente in caso di dimissioni, decadenza, impedimento permanente o morte, limitando lo scioglimento dell’Assemblea ai soli casi in cui risulti realmente impossibile costruire una nuova maggioranza parlamentare.

Per Safina, così facendo, si restituisce centralità all’Assemblea:
“Le istituzioni devono poter affrontare le crisi con gli strumenti della politica, senza essere costrette ogni volta a interrompere anticipatamente la legislatura. È una riforma che punta a rendere la Sicilia più stabile, più responsabile e più capace di governare le sfide che ha davanti”.

 

Safina non mette d’accordo nemmeno i compagni di partito

Molto critico sulla proposta, che appare soprattutto una provocazione a fine legislatura, è il capogruppo all’ARS del PD Michele Catanzaro:
“Non mi sembra questa la priorità. Su scelte di questo tipo siamo abituati al confronto, non possiamo dimenticare d’un tratto le battaglie per la democrazia diretta”.

Soprattutto, in questa eventuale proposta, i tre deputati proponenti non riescono a mettere insieme nemmeno i componenti del campo largo. Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente e candidato presidente, è netto:
“Fare scegliere ai deputati la guida della Regione ha davvero poco di democratico. Sarebbe una scelta figlia di accordi che spesso potrebbero far venire meno la reale volontà degli elettori. La ritengo totalmente antidemocratica”.