Trapani, decadenze: "Mazzeo firmi il verbale e parte la procedura"
Per settimane il ritornello è stato sempre lo stesso: il procedimento sulle decadenze dei consiglieri comunali sarebbe rimasto fermo in attesa della Segreteria generale.
Un richiamo rilanciato più volte dal presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, che aveva chiesto chiarimenti sui tempi dell'istruttoria.
Adesso, però, arriva la risposta del segretario generale Giovanni Panepinto. Ed è una nota di una sola pagina che, senza alzare i toni, rimette in fila le date e finisce per ribaltare la narrazione.
Mancava la firma del verbale
Panepinto spiega che il procedimento è rimasto in attesa perché il verbale della Conferenza dei capigruppo del 9 giugno non era ancora stato formalizzato.
La ragione? Era necessario attendere che il presidente del Consiglio comunale lo sottoscrivesse dopo la trascrizione integrale della fonoregistrazione.
La procedura partirà subito dopo, scrive in sostanza il segretario, che Mazzeo certamente "firmerà magari in data odierna" il verbale, consentendo così l'avvio degli atti previsti dallo Statuto.
Tradotto: il fascicolo non era fermo sulla scrivania del segretario generale. Era fermo un passaggio preliminare che dipendeva dalla Presidenza del Consiglio.
Un dettaglio che, nel pieno dello scontro politico, dettaglio non è.
La risposta entra anche nel merito
Panepinto affronta poi il caso specifico del consigliere Salvatore Braschi, chiarendo che la richiesta di decadenza presentata dalla cittadina Adelaide Rosaria Gandolfo riguarda le assenze del 22 e 23 ottobre 2025.
Ma, osserva il segretario, in quelle sedute Braschi non partecipava come consigliere comunale effettivo, bensì svolgeva le funzioni di consigliere supplente a seguito della sospensione temporanea di Annalisa Bianco. Con le dimissioni da consigliera di Giusy Poma nominata assessora, poichè eletta nella stessa lista di "Trapani Tua" ha determinato la surroga di Toto Braschi.
Per questo motivo, conclude, non può rispondere delle assenze contestate come se fosse già titolare del seggio.
Una vicenda che dura da mesi
Il caso delle decadenze nasce dalle sedute del 22 e 23 ottobre 2025, convocate durante lo scontro politico sul PalaDaidone.
Alcuni consiglieri di maggioranza decisero di non partecipare ai lavori, rivendicando pubblicamente quella scelta come una protesta politica.
Da allora il procedimento ha attraversato pareri del segretario generale, richieste di chiarimento all'Assessorato regionale delle Autonomie Locali, rinvii e riunioni della Conferenza dei capigruppo, trasformandosi progressivamente da questione giuridica in uno dei fronti politici più aspri di Palazzo Cavarretta.
Sia Panepinto sia la Regione hanno richiamato un principio consolidato: la decadenza è una misura eccezionale e l'assenza dovuta a una protesta politica non coincide automaticamente con il disinteresse verso il mandato.
Il boomerang politico
Nelle ultime settimane Mazzeo aveva più volte sollecitato il segretario generale, chiedendo spiegazioni sui continui ritardi nella definizione del procedimento.
La risposta protocollata il 9 luglio, però, produce un curioso effetto boomerang.
Perché, con il linguaggio asciutto degli atti amministrativi, Panepinto lascia intendere che l'ultimo rallentamento non dipendeva dalla Segreteria generale ma dall'assenza di un atto indispensabile: la firma del verbale della Conferenza dei capigruppo da parte dello stesso presidente del Consiglio.
Nessuna polemica, nessuna replica dai toni accesi. Solo una cronologia.
E, a volte, nelle vicende amministrative, è proprio la successione delle date a raccontare la parte più interessante della storia.
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