Prima Marsala, oggi Messina. Due città unite nel dolore per la morte della giudice Annalisa Amato, scomparsa a 52 anni dopo una lunga malattia.
I funerali saranno celebrati oggi, 18 Luglio, alle 16, nella chiesa di Santo Stefano Medio, il villaggio messinese al quale la magistrata era profondamente legata e dove tornava spesso, nonostante da anni lavorasse nella Sicilia occidentale.
Ieri, intanto, il Tribunale di Marsala si è fermato per salutarla. C’erano colleghi, avvocati, personale degli uffici giudiziari e quanti avevano condiviso con lei anni di lavoro. All’arrivo del feretro sono partiti lunghi applausi, in un clima di profonda commozione.
Il saluto nel Tribunale di Marsala
Annalisa Amato aveva chiesto che non venissero pronunciati discorsi. La sua volontà è stata rispettata.
Solo poche parole, essenziali, per accompagnare il feretro e ricordare una donna e una magistrata la cui scomparsa ha lasciato sgomento il Foro marsalese.
Un saluto breve, ma carico di tristezza per la perdita prematura di una professionista stimata e di una persona ricordata da tutti per l’equilibrio, la gentilezza e la grande umanità.
Dopo la cerimonia nel piazzale del Tribunale, la salma ha lasciato Marsala per raggiungere Messina, sua città d’origine.
Una vita tra Messina e Marsala
Sposata e madre di tre figli, Annalisa Amato era giudice per le indagini preliminari al Tribunale di Marsala, dove aveva costruito il proprio percorso in magistratura.
Prima di indossare la toga aveva lavorato come commissario di polizia. Successivamente aveva superato il concorso in magistratura, occupandosi negli anni di numerosi procedimenti penali anche particolarmente delicati.
Nel suo lavoro aveva conquistato la stima di colleghi e avvocati per la preparazione giuridica, l’equilibrio nelle decisioni e la capacità di non dimenticare mai che dietro ogni fascicolo c’erano persone, storie e famiglie.
L’impegno per le donne
Accanto all’attività giudiziaria, Annalisa Amato aveva ricoperto gli incarichi di presidente e segretaria della sezione di Marsala dell’Associazione nazionale magistrati.
Forte era anche il suo impegno sui temi della tutela delle persone vulnerabili, dell’emancipazione femminile e del contrasto alla violenza di genere. Aveva partecipato a incontri nelle scuole e collaborato con associazioni e centri antiviolenza del territorio.
Un impegno che oggi viene ricordato come una delle eredità più importanti lasciate dalla magistrata.
La lunga battaglia contro la malattia
Da anni combatteva contro una grave malattia. Anche nei momenti più difficili aveva cercato di non interrompere il proprio lavoro, tornando in Tribunale ogni volta che le condizioni di salute lo permettevano.
Nel 2023 il Tribunale di Marsala aveva disposto una riorganizzazione urgente dell’ufficio Gip-Gup, alleggerendo il suo carico per consentirle di affrontare le cure.
La malattia le aveva poi lasciato intravedere una ripresa. Un’illusione durata poco. Le sue condizioni sono nuovamente peggiorate fino alla morte.
Oggi sarà Messina, nella sua Santo Stefano Medio, ad accompagnarla nell’ultimo viaggio. Ma una parte importante della sua vita, e del suo ricordo, resterà per sempre a Marsala.