Quando la domenica mattina il sole deve ancora bucare l’orizzonte sul lungomare San Vito, Mazara del Vallo è avvolta nel silenzio. Le serrande sono abbassate, le strade deserte. Eppure c’è un battito ritmico che rompe la quiete: è il rumore delle scarpe da corsa che impattano sull’asfalto.
Sono gli atleti dell’Atletica Mazara, un popolo di maratoneti che scambia volentieri il calore del letto con il freddo dell’alba, uniti da un unico, grande obiettivo: limare minuti al cronometro nella prossima maratona.
Per chi non corre, questa è pura follia. Per loro, è uno stile di vita.
La domenica non è il giorno del riposo per chi ha nel mirino i 42,195 chilometri. È il giorno del “Lungo”.
Tabella di allenamento alla mano, i podisti mazaresi si ritrovano nei punti di partenza storici della città. Il menù della mattina prevede chilometri a doppia cifra: 25, 30, a volte 35 consecutivi.
Il percorso si snoda tra la brezza salmastra del lungomare e i rettilinei che portano fuori città. Si corre insieme per farsi forza. Quando le gambe iniziano a bruciare, intorno al ventesimo chilometro, non è più una questione di muscoli, ma di testa.
È in quel preciso momento, mentre la città si sveglia e profuma di caffè e cornetti, che si costruisce il vero maratoneta.
Dietro ogni miglioramento cronometrico — alla Maratona di New York, di Valencia, di Roma o alla maratonina di casa — c’è il sudore versato in queste mattine.
Correre una maratona non si improvvisa. Richiede una disciplina ferrea che l’Atletica Mazara coltiva con orgoglio nei suoi tesserati, dai Master più esperti ai neofiti.
Migliorare il proprio tempo, il tanto sognato Personal Best, significa:
- Costanza: correre con il vento di scirocco o sotto la pioggia battente.
- Resilienza: superare la crisi del “muro”, quando il corpo dice basta ma la mente dice avanti.
- Condivisione: l’urlo di incoraggiamento del compagno di squadra che ti vieta di mollare il ritmo.
Quando gli atleti dell’Atletica Mazara tagliano il traguardo di una gara internazionale sollevando le braccia al cielo, i fotografi catturano solo l’ultimo secondo di una storia lunghissima.
Il vero traguardo è stato conquistato mesi prima, proprio durante quelle albe domenicali sulla costa mazarese.
Mentre la città si mette finalmente a tavola per il pranzo della domenica, i maratoneti rientrano a casa. Hanno le gambe stanche, il sale sulla pelle, ma il sorriso di chi ha aggiunto un altro mattone fondamentale verso il proprio sogno.
La prossima maratona fa meno paura.
Riccardo Asaro