Come era prevedibile, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, davanti al gip di Palermo Claudia Rosini, i dodici arrestati nell’operazione antimafia di carabinieri e Dda che all’alba di giovedì scorso avrebbe azzerato la presunta cosca mafiosa di Petrosino.
Davanti al gip, a rappresentare la Dda di Palermo è stato il pm Bruno Brucoli, che ha coordinato le indagini insieme ai colleghi Pierangelo Padova e Federica Scuderi. Sette dei dodici arrestati in carcere sono difesi dall’avvocato Gabriele Tranchida. Gli altri sono assistiti dagli avvocati Gianpaolo Agate, Alessandro Casano, Luisa Calamia, Piero Marino e Francesco Marcataio.
Davanti al gip Rosini, sono previsti adesso anche gli interrogatori dei cinque indagati per i quali sono stati chiesti gli arresti domiciliari: Antonino Scarpitta, Pietro Giuseppe Centonze, Antonino Stassi, Renato Casano e Simone Mandalà. Dopo gli interrogatori, il giudice dovrà decidere sulla richiesta di misura cautelare. Giovedì scorso, sono state eseguite anche nove perquisizioni nei confronti di altrettanti soggetti che, all'epoca dei fatti contestati, erano minorenni. L’inchiesta, tra il dicembre 2022 e il febbraio 2024, avrebbe consentito di ricostruire l'organizzazione e le attività criminali nell’ex borgata marsalese. Secondo l’accusa, la cosca di Petrosino (40 indagati in tutto) esercitava il controllo del territorio attraverso intimidazioni e violenza, ricavando risorse economiche da una serie di attività illecite. Durante l'attività investigativa erano già state arrestate in flagranza cinque persone, mentre altre due erano state denunciate. I militari hanno, inoltre, sequestrato 156 grammi di cocaina, due fucili, una pistola e 23 cartucce, ricostruendo anche l'approvvigionamento di circa 1,2 chilogrammi di cocaina, sei chilogrammi di hashish e 130 grammi di crack.