Mafia, sequestro da 300 mila euro a Giuseppe Costa: fu uno dei carcerieri del piccolo Di Matteo
Un immobile del valore di circa 300 mila euro è stato sequestrato dalla Direzione investigativa antimafia a Giuseppe Costa, esponente di primo piano della famiglia mafiosa di Custonaci e già condannato per avere partecipato al sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo.
Il provvedimento, finalizzato alla confisca di prevenzione, è stato disposto dal Tribunale di Trapani su proposta congiunta del direttore della Dia e del procuratore della Repubblica di Palermo.
Secondo gli accertamenti patrimoniali, il valore del bene sarebbe risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati da Costa. L’immobile, inoltre, sarebbe stato ristrutturato in difformità rispetto alla normativa urbanistica ed edilizia.
Uno degli uomini della mafia trapanese
Costa è un nome che attraversa oltre trent’anni di storia criminale della provincia di Trapani.
Era stato coinvolto nel grande procedimento giudiziario avviato nel 1996 nei confronti di Leoluca Bagarella e altre 66 persone. Nel 2002 era arrivata la condanna definitiva a 25 anni di reclusione per associazione mafiosa e sequestro di persona.
Gli investigatori lo hanno collocato ai vertici della famiglia mafiosa di Custonaci, anche in virtù dei suoi legami familiari con personaggi di rilievo di Cosa nostra trapanese.
Ma il suo nome resta legato soprattutto a una delle pagine più atroci della storia della mafia siciliana: il rapimento e l’uccisione di Giuseppe Di Matteo.
La casa-prigione del piccolo Giuseppe Di Matteo
Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, venne rapito il 23 novembre 1993 per costringere il padre a ritrattare le dichiarazioni rese ai magistrati.
Il bambino rimase prigioniero per oltre due anni. Fu assassinato l’11 gennaio 1996 e il suo corpo venne sciolto nell’acido.
Costa venne condannato perché mise a disposizione della frangia stragista dei corleonesi un immobile utilizzato per tenere sequestrato il ragazzo.
Secondo quanto ricostruito nelle sentenze, nella sua abitazione era stata realizzata una cella. Costa avrebbe assistito personalmente all’arrivo del bambino, trasportato nel bagagliaio di un’automobile e con il volto coperto.
Ogni mattina, inoltre, si sarebbe recato nella casa-prigione per occuparsi delle necessità dei carcerieri e acquistare generi alimentari.
Un ruolo tutt’altro che marginale nella macchina criminale che per 779 giorni tenne prigioniero un bambino di appena dodici anni.
Il ritorno in libertà e i nuovi contatti mafiosi
Dopo una lunga detenzione, Costa era tornato in libertà il 3 febbraio 2017.
Ma, secondo le successive indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, avrebbe rapidamente ricostruito i propri rapporti con le famiglie mafiose di Trapani e Marsala.
Gli investigatori documentarono i contatti con Francesco e Pietro Virga, figli dello storico capomafia trapanese Vincenzo Virga, e l’interesse di Costa per diverse operazioni economiche nel territorio.
Tra queste, la possibile realizzazione di un deposito di carburanti tra Custonaci e San Vito Lo Capo, l’acquisizione di un oleificio di oltre mille metri quadrati e alcuni interessi nel settore della lavorazione del calcestruzzo e dei rifiuti inerti.
Le intercettazioni registrarono anche il suo interessamento al recupero di crediti per conto di esponenti mafiosi e i collegamenti con il boss ergastolano Vito Mazzara, suo parente.
Gli arresti del 2020 e del 2023
Costa era stato nuovamente arrestato nel 2020, al termine di un’indagine in parte collegata all’operazione antimafia “Scrigno”.
Un altro arresto era arrivato nel 2023.
Le contestazioni, nei diversi procedimenti, hanno riguardato ancora una volta l’associazione mafiosa, il trasferimento fraudolento di valori e l’estorsione. Entrambi i processi, precisa la Dia, si sono conclusi con la condanna dell’imputato.
La sproporzione tra redditi e patrimonio
Il nuovo sequestro nasce dalle indagini economiche e finanziarie condotte dalla Sezione operativa Dia di Trapani.
Gli specialisti dell’Antimafia hanno messo a confronto i flussi di denaro, le disponibilità patrimoniali e la capacità reddituale dichiarata da Costa.
L’analisi avrebbe evidenziato una sproporzione di circa 300 mila euro tra il patrimonio riconducibile all’uomo e i redditi ufficialmente dichiarati.
Da qui la decisione del Tribunale di Trapani di disporre il sequestro dell’immobile.
Non si tratta ancora di una confisca definitiva, ma di una misura di prevenzione patrimoniale: il bene viene sottratto alla disponibilità del destinatario in attesa della conclusione del procedimento.
Mafia a Petrosino, il generale Del Monaco a Trapani incontra i carabinieri dell’inchiesta
Il vertice dei Carabinieri in Sicilia arriva a Trapani per ringraziare personalmente i militari che hanno lavorato all’inchiesta sulla mafia a Petrosino. Il generale di Divisione Ubaldo Del Monaco, comandante della Legione Carabinieri...
Marsala, al porto apre il Welcome Terminal: sala d'attesa e servizi...
A poco più di due settimane dall'incontro tra Liberty Lines, la Sindaca di Marsala Andreana Patti e l’armatore di Egadi Charter Davide Parrinello, arriva un primo risultato concreto della collaborazione avviata...
Mafia, sequestro da 300 mila euro a Giuseppe Costa: fu uno dei carcerieri del piccolo Di Matteo
Un immobile del valore di circa 300 mila euro è stato sequestrato dalla Direzione investigativa antimafia a Giuseppe Costa, esponente di primo piano della famiglia mafiosa di Custonaci e già condannato per avere partecipato al...
Sale l'attesa per la 29ª Sagra della Salsiccia,...
Santa Ninfa si prepara ad accogliere la 29ª edizione della Sagra della Salsiccia, uno degli appuntamenti enogastronomici più attesi dell'estate belicina. L'8 e il 9 agosto le vie Pio La Torre e Piersanti Mattarella si...
Sezioni
