Valderice, Francesco Lepore racconta perché il latino è ancora vivo
Il latino non è rimasto chiuso nei vocabolari. Si incontra nel diritto, nella politica, nelle parole che usiamo ogni giorno e perfino nelle canzoni, nei fumetti e sui social.
Mercoledì 5 agosto, alle 19, il giornalista e latinista Francesco Lepore sarà al Teatro comunale “On. Nino Croce” di Valderice per il quarto appuntamento di Terrazza d’Autore. L’ingresso è libero.
L’incontro, intitolato “Alle radici della lingua italiana”, ruoterà attorno al libro Bellezza antica e sempre nuova. Il latino nel mondo di oggi, pubblicato da Castelvecchi con la prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana.
Una lingua contesa, spesso senza ascoltarla
La domanda di partenza è semplice soltanto in apparenza: ha ancora senso studiare il latino?
Da una parte c’è chi lo considera un distintivo culturale, buono per separare chi “sa” da chi non sa. Dall’altra chi lo tratta come un reperto scolastico, sopravvissuto per inerzia tra declinazioni, versioni e antichi traumi da ablativo assoluto.
Lepore rifiuta entrambe le letture. Il latino, sostiene, non appartiene a una parte politica, a una classe sociale o a una nostalgia particolare. È uno degli strumenti con cui comprendere la struttura dell’italiano, la formazione del pensiero europeo e la storia delle parole con cui continuiamo a descrivere il presente.
Il tema è tornato al centro del dibattito dopo l’introduzione, nelle nuove Indicazioni nazionali, del Latino per l’educazione linguistica, materia opzionale a partire dalla seconda media. Una scelta pensata per rafforzare la conoscenza dell’italiano, ma che ha riaperto la discussione sul valore formativo e sull’accessibilità di questo insegnamento.
La metà del nostro vocabolario viene da lì
Il libro mette in fila anche alcuni numeri. Dei circa 260 mila lemmi registrati nei principali dizionari italiani, quasi 35 mila sono riconducibili al latino, attraverso l’eredità diretta o acquisizioni successive.
Nel vocabolario di base, quello che adoperiamo per parlare, lavorare, litigare e tentare di capirci, la presenza latina supera il cinquanta per cento.
Non si tratta dunque di riesumare una lingua morta, ma di osservare il funzionamento sotterraneo di quella che parliamo. Il latino non compare sempre in superficie: spesso lavora nelle fondamenta.
Lepore ripercorre anche le posizioni di Antonio Gramsci e Pier Paolo Pasolini, che si interrogarono sul ruolo della cultura classica nella scuola. Per entrambi, da prospettive diverse, il punto non era difendere un privilegio, ma capire se lo studio linguistico potesse offrire strumenti di consapevolezza anche a chi privilegi non ne aveva.
Sanremo, calcio e politica raccontati in latino
La seconda parte del volume abbandona l’idea del latino come lingua esclusivamente monumentale.
Raccoglie cinquanta commentatiunculae, brevi testi tratti dalla rubrica O tempora, o mores, curata da Lepore dal 2020. Il testo latino è affiancato dalla traduzione italiana.
Gli argomenti non arrivano dall’antica Roma, ma dalla cronaca: politica internazionale, calcio, grandi eventi sportivi, costume e Festival di Sanremo.
Il risultato dimostra che il latino può ancora nominare ciò che accade oggi, purché non venga trattato come una reliquia. Anche una lingua di duemila anni deve trovare le parole per raccontare presidenti, influencer, televisioni e palloni che finiscono in rete.
Il libro guarda inoltre alle nuove comunità internazionali che usano il latino nei video, nei giochi di ruolo, nei manga e nelle traduzioni di brani pop. Un fenomeno distante dall’aula polverosa e molto più vicino alla logica contemporanea delle comunità digitali.
Dal Vaticano al giornalismo
Il percorso di Francesco Lepore aggiunge un ulteriore livello alla discussione.
Ha lavorato come latinista presso la Segreteria di Stato vaticana e come officiale della Biblioteca Apostolica Vaticana. In seguito ha scelto il giornalismo e l’attivismo laico, occupandosi di diritti civili, politica, Vaticano e cultura.
Scrive in latino classico, tardo, medievale e rinascimentale, ma anche nella cosiddetta Latinitas Nova: la lingua contemporanea che ricorre ai neologismi per nominare oggetti, fenomeni e abitudini sconosciuti agli antichi.
A Valderice non terrà dunque una lezione sulla nostalgia. Il confronto riguarderà piuttosto il modo in cui una lingua attraversa il tempo, cambia funzione e continua a influenzare persone che spesso la usano senza accorgersene.
La XXI edizione di Terrazza d’Autore
L’incontro sarà condotto da Ornella Fulco e Stefania La Via, ideatrici e curatrici della rassegna, giunta alla ventunesima edizione e quest’anno dedicata al tema delle “Radici”.
La formula prevede una conversazione con l’autore accompagnata da letture ad alta voce.
Dopo Francesco Lepore, il programma proseguirà l’11 agosto con Giacomo Pilati e Blu e sale. Un’educazione siciliana, per concludersi il 20 agosto con Biagio Accardo e Esercizi di riparazione.
L’appuntamento con Bellezza antica e sempre nuova è mercoledì 5 agosto, alle 19, al Teatro comunale “On. Nino Croce” di Valderice. L’ingresso è libero.
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