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14/08/2026 09:48:00

Trapani, 58,6 milioni contro gli allagamenti: Giunta approva, chiesti 736 mila euro

Trapani prova a smettere di inseguire l’acqua quando è già nelle strade, nelle case, nei negozi. 

La Giunta Tranchida ha approvato il 6 agosto la presa d’atto del progetto per la difesa idraulica della città e l’adeguamento del sistema di drenaggio delle acque meteoriche e, nella stessa giornata, ha presentato una richiesta di finanziamento da 736.691,94 euro per il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economico (PFTE).

 

È il primo passo di un programma molto più ampio: 58,6 milioni di euro per costruire un sistema organico capace di affrontare il rischio di allagamenti provocato da eventi meteorici sempre più intensi.

 

La logica è diversa rispetto al semplice potenziamento della rete fognaria. Il progetto guarda all’acqua nel suo insieme: dai versanti del Monte Erice ai canali, dalle vasche di laminazione alla rete urbana, fino al recapito finale verso il mare.

Una sorta di filo di Arianna, da seguire a ritroso per capire dove nasce il problema prima ancora di chiedersi come smaltirlo.

 

Dalla montagna al mare

Il programma comprende quattro sistemi strettamente collegati:

  • Riattivare i canali di Gronda sul Monte Erice per deviare metà del bacino idrografico fuori dal centro abitato.
  • Ricostruire l’asse del canale Scalabrino, oggi sostituito da un tubo che non regge più.
  • Creare un grande bacino di laminazione nella Salina Collegio, che fungerà da polmone per trattenere le piene e i sedimenti.
  • C’è anche un intervento di riforestazione della scarpata sud-ovest di Erice per ridurre l’erosione e contenere i detriti durante le piene. 

     

Non è un’idea nata oggi. Lo studio elaborato da Technital e coordinato dall’ingegnere Simone Venturini aveva già individuato nella Salina un possibile grande bacino di laminazione e indicato il recupero dei canali di gronda del Monte Erice e dell’asse del canale Scalabrino.

Il punto è ricostruire un reticolo che l’urbanizzazione ha progressivamente cancellato o interrotto.

 

La lezione del 26 settembre 2022

Il riferimento tecnico è l’alluvione del 26 settembre 2022, quando Trapani fu sommersa dall’acqua. 

Via Fardella, via Vespri, via Marsala e altre zone della città finirono sott’acqua, con abitazioni e attività commerciali invase.

 

Gli studi successivi hanno utilizzato quell’evento per calibrare il modello idrologico-idraulico.

La conclusione è che il problema non può essere affrontato soltanto dentro la città. Quando piove in maniera intensa, l’acqua arriva anche dai versanti e trova un sistema nel quale molti dei suoi percorsi naturali non esistono più.

Il sistema entra in difficoltà già oltre determinate soglie di precipitazione e l’alluvione del 2022 ha evidenziato l’insufficienza delle attuali vie di deflusso: in un’ora caddero fino a 60 millimetri di pioggia, quando Trapani entra in crisi già oltre i 20–25 millimetri orari. 

Il nuovo PAI cambia la fotografia

Nel frattempo è cambiata anche la fotografia amministrativa del rischio.

Con il decreto del Segretario generale dell’Autorità di Bacino n. 501 del 24 giugno 2026 è stato adottato l’aggiornamento del PAI per gli aspetti idraulici nell’area tra i bacini del Torrente Forgia e del Fiume Lenzi, comprendendo territori di Trapani, Erice e Paceco.

 

Per Trapani è un passaggio importante: per la prima volta il rischio idraulico del centro urbano viene riconosciuto ufficialmente nelle mappe regionali. Una condizione che apre anche la strada alla programmazione di interventi di mitigazione e alla ricerca di finanziamenti specifici.

Il nuovo quadro dovrà ora essere recepito anche nel PFTE, che dovrà verificare la compatibilità delle opere con le nuove perimetrazioni e le relative prescrizioni.

 

La scheda presentata attraverso ReNDiS restituisce la dimensione della partita: circa 28-32 mila persone direttamente esposte e altre 45-55 mila indirettamente interessate, tra utenti della viabilità, attività economiche, scuole, pendolari e servizi.

La stima indica inoltre una possibile riduzione del rischio del 75% per gli elementi di popolazione considerati esposti dopo la realizzazione degli interventi.

Numeri che spiegano perché il progetto non possa essere considerato una semplice opera di manutenzione.

 

Dai 736 mila euro ai 58,6 milioni

Il primo obiettivo è ottenere i 736 mila euro per progettare. Poi arriverà la parte più difficile: trovare i 58,6 milioni necessari alla realizzazione dell’intero sistema.

L’amministrazione punta a procedere per ambiti funzionali, così da poter intercettare differenti fonti di finanziamento mantenendo però una visione unitaria.

Il sindaco Giacomo Tranchida e l’assessore alla Tutela del Territorio Giuseppe Pellegrino intendono seguire il percorso con l’Autorità di Bacino e la Struttura del Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico.

 

È qui che il progetto dovrà dimostrare di essere qualcosa di più di un altro studio.

Perché Trapani ha ormai una lunga memoria dell’acqua. 

E ogni volta che piove quella memoria torna a galla: porta con sé le informazioni con cui entra in contatto, ma nel principio del suo scorrere muta e non è ripetibile. Allora il rimedio é quello di cambiare il registro di questa memoria.

Altrimenti il rischio è quello di cambiare il racconto senza cambiare davvero la realtà. 

 

Il nuovo piano potrà dirsi riuscito soltanto quando ai documenti seguiranno canali recuperati, aree di laminazione, opere realizzate e una città finalmente più sicura.

Il primo capitolo costa 736 mila euro. Il libro intero 58,6 milioni. 

Adesso bisogna trovare le risorse per scriverlo.

 



Native | 11/08/2026
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