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Un furto clamoroso nel cuore del patrimonio artistico siciliano. Nella serata di Ferragosto, al MuMe – Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, sono state rubate quattro opere attribuite ad Antonello da Messina. Un colpo messo a segno all’interno delle sale espositive, dove i ladri sarebbero riusciti a eludere i sistemi di allarme e le protezioni predisposte per custodire i capolavori.
Il bottino comprende tre delle cinque tavole del celebre Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte raffigurante la Madonna e il Cristo in pietà, prelevata direttamente da una teca blindata.
Sul posto sono intervenute immediatamente le forze di polizia, insieme agli specialisti della Scientifica. Sono stati avviati i rilievi tecnici per ricostruire la dinamica dell'effrazione e raccogliere elementi utili all'identificazione dei responsabili.
Quattro opere di straordinario valore
Il furto riguarda opere legate a uno dei nomi più importanti della storia dell'arte siciliana e italiana. Antonello da Messina è infatti uno dei protagonisti assoluti della pittura del Quattrocento e le sue opere conservate a Messina rappresentano una parte fondamentale del patrimonio artistico della città.
Particolarmente grave è la sottrazione di tre tavole su cinque del Polittico di San Gregorio, uno dei capolavori attribuiti al maestro messinese.
A queste si aggiunge la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, che secondo quanto riferito sarebbe stata estratta direttamente dalla teca blindata che la custodiva.
La modalità con cui è stato portato a termine il furto è ora al centro degli accertamenti investigativi.
Il MuMe, scrigno dell'arte messinese
Il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, conosciuto come MuMe, è stato inaugurato nel nuovo complesso nel giugno del 2017 ed è intitolato a Maria Accascina, storica direttrice del museo e figura di primo piano della storiografia artistica siciliana.
Il museo sorge nell'area dove si trovavano le rovine del cinquecentesco monastero basiliano del San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908. All'interno del complesso sono ancora visibili i resti dell'impianto della chiesa e la cripta.
La struttura si sviluppa su tre livelli, due dei quali destinati all'esposizione, per una superficie complessiva di oltre 17 mila metri quadrati. Le collezioni raccontano la storia artistica e culturale di Messina dalla preistoria fino al XIX secolo.
Il museo custodisce opere di straordinario valore ed è conosciuto soprattutto per i capolavori di Antonello da Messina e Caravaggio.
Una storia segnata da terremoti e guerre
La storia delle collezioni del museo è strettamente legata alle vicende della città. Dopo il terremoto del 1908, le opere furono progressivamente trasferite e raccolte in diverse sedi.
Dal 1911 l'ottocentesca Filanda Mellinghoff, rimasta integra dopo il sisma, ospitò parte delle opere provenienti dai primi ricoveri e divenne sede del museo nazionale dalla sua istituzione nel 1914.
Durante la Seconda guerra mondiale le collezioni furono trasferite nel Monastero di San Placido Calonerò per essere protette dai bombardamenti. Nel dopoguerra tornarono nella loro sede.
A Maria Accascina spettò il compito di riorganizzare il museo dopo i danni provocati dai bombardamenti. Nel 1954 riuscì a riaprirlo con un nuovo progetto museografico, continuando a coltivare l'idea di una sede più ampia e adeguata alla ricchezza delle collezioni.
Oggi, a quasi ottant'anni da quella riapertura, il museo si ritrova nuovamente al centro di una vicenda che riguarda la sicurezza e la tutela del patrimonio artistico.
Le indagini proseguono per ricostruire come i ladri siano riusciti a entrare nelle sale, superare i sistemi di sicurezza e portare via opere di tale valore.
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