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Il morbillo sembrava una malattia destinata ai libri di storia della medicina. Invece è tornato. E in Sicilia trova un terreno particolarmente favorevole: la nostra è la regione con la più bassa copertura vaccinale d’Italia, sia per la prima sia, soprattutto, per la seconda dose.
Il dato più impressionante è quel 67,88% di copertura con la seconda dose, contro una soglia indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità del 95%. Un abisso. E mentre diminuiscono le vaccinazioni, in Italia aumentano nuovamente i contagi.
Il problema, spiegano medici e società scientifiche, non è soltanto sanitario. È anche culturale: dopo anni di disinformazione, bufale e teorie senza fondamento scientifico, convincere una parte della popolazione a vaccinarsi è diventato più complicato che somministrare materialmente il vaccino.
A fotografare la situazione è una recente circolare del Ministero della Salute, elaborata anche sulla base dei dati dell'Istituto superiore di sanità e trasmessa alle autorità sanitarie territoriali.
Bisogna fare una precisazione importante: le coperture vaccinali riportate nel documento sono quelle relative al 2024, le più recenti utilizzate dal Ministero nell'analisi epidemiologica 2024-2026. Per la prima dose, rilevata entro i 24 mesi, la Sicilia si ferma all'87,98%. Per la seconda, riferita alla coorte dei bambini di 5-6 anni, precipita al 67,88%. Sono i valori più bassi tra tutte le Regioni e Province autonome italiane. La media nazionale è rispettivamente del 94,77% e dell'84,45%.
Nessuna Regione italiana, peraltro, raggiunge con la seconda dose il 95% raccomandato. Ma la Sicilia è molto più indietro delle altre: Campania 71,89%, Bolzano 73,69%, Calabria 76,80%. Anche nelle zone più virtuose, come Umbria e Lombardia, il traguardo resta appena fuori portata.
Insomma, non siamo davanti a una medaglia d'oro di cui andare particolarmente fieri.
Contemporaneamente il virus ha ricominciato a circolare.
Nel 2024 in Italia erano stati notificati 1.045 casi di morbillo, 946 dei quali confermati in laboratorio. Nel 2025 si era registrata una riduzione, con 529 casi. Nei primi cinque mesi del 2026, però, il dato è tornato a crescere.
Le segnalazioni complessive — comprendendo casi confermati, probabili e possibili — sono state 609, contro 342 nello stesso periodo del 2025: un aumento del 78,1%. I casi già confermati erano 472, contro 322 nel 2025. Sono ancora inferiori ai 509 confermati nello stesso periodo del 2024, ma il segnale di ripresa è evidente.
I focolai più importanti si stanno registrando soprattutto in alcune regioni. La Calabria è passata da 17 a 265 segnalazioni, la Campania da 18 a 100, la Toscana da 6 a 49 e il Lazio da 47 a 54.
C'è poi un numero che rende piuttosto complicato il dibattito sui social.
Tra le persone contagiate nel 2026 delle quali è conosciuto lo stato vaccinale, il 93,3% risulta non vaccinato. L'età mediana dei casi è di 30 anni e la fascia numericamente più interessata è quella tra 15 e 39 anni, con 345 segnalazioni. L'incidenza più elevata, però, riguarda i bambini sotto i quattro anni.
Anche la percentuale di ricoveri è significativa: è passata dal 49,5% dei casi nel 2024 al 56,3% nel 2025 e al 57,8% nel 2026. Il morbillo, insomma, non è semplicemente qualche giorno di febbre e puntini rossi.
La Società italiana di pediatria ricorda che la malattia può provocare complicanze come polmonite ed encefalite e, nei casi più gravi, può essere mortale. Due dosi di vaccino MPR garantiscono invece, secondo la SIP, un'efficacia di circa il 97% nella prevenzione del morbillo.
Un altro elemento contenuto nella relazione ministeriale riguarda gli operatori sanitari.
Nel 2026 sono stati individuati 55 casi tra medici e personale sanitario sui 417 contagiati dei quali era conosciuta la professione. Per 45 di questi operatori era disponibile anche lo stato vaccinale: 40 non erano vaccinati, cioè l'88,9%.
Un dato che il Ministero considera particolarmente rilevante perché ospedali e strutture sanitarie possono diventare, durante la circolazione del virus, luoghi nei quali il contagio trova occasioni ulteriori di diffusione.
Per capire perché proprio la Sicilia accumuli tanto ritardo bisogna uscire, almeno per un momento, dai centri vaccinali ed entrare nei gruppi WhatsApp, nelle bacheche Facebook e in quell'immenso ambulatorio abusivo che è diventato negli anni Internet.
La Società italiana di pediatria ha dedicato già nel 2025 una campagna specifica alle false informazioni sul morbillo, smontando una serie di convinzioni diffuse: che una buona alimentazione possa proteggere dall'infezione, che la vitamina A possa sostituire il vaccino, che contrarre naturalmente il morbillo sia preferibile alla vaccinazione o che il vaccino MPR possa provocare l'autismo.
Quest'ultima teoria nasce dal celebre studio pubblicato nel 1998 da Andrew Wakefield e successivamente ritirato: la SIP ricorda che le ricerche successive condotte su popolazioni molto più ampie non hanno trovato alcun legame causale tra vaccino MPR e autismo.
Sul caso siciliano è intervenuto anche Claudio Costantino, docente associato di Medicina preventiva dell'Università di Palermo e referente dell'ambulatorio vaccinale del Policlinico, secondo il quale il vaccino contro il morbillo continua a pagare il prezzo di quella vecchia disinformazione, amplificata negli anni dai movimenti No Vax.
Costantino segnala però anche una particolarità: osservando in Sicilia le coperture a 36 mesi, e non soltanto quelle misurate a 24 mesi, si registra un recupero importante. Il problema è che vaccinare in ritardo significa lasciare i bambini senza protezione proprio nel periodo in cui dovrebbero già averla.
La risposta indicata dal Ministero passa ora attraverso due strade.
La prima è rafforzare la sorveglianza. I casi sospetti devono essere segnalati tempestivamente: il medico deve notificare il sospetto all'azienda sanitaria entro dodici ore e la struttura competente deve inserire i dati nel sistema nazionale PREMAL entro le successive 24 ore. Il Ministero chiede inoltre una rapida conferma di laboratorio e l'invio dei campioni alla rete di riferimento MoRoNet.
La seconda strada è recuperare i non vaccinati. Sono richieste campagne mirate soprattutto verso i giovani adulti, il completamento della seconda dose per chi non l'ha ricevuta e un intervento specifico sugli operatori sanitari.
Ma nella stessa circolare compare anche un'altra parola: comunicazione.
Il Ministero chiede il coinvolgimento dei medici di famiglia e dei pediatri, attività per aumentare la fiducia della popolazione e perfino una formazione specifica degli operatori sanitari sulle modalità con cui parlare di vaccinazioni.
Perché il paradosso è proprio questo. Il vaccino contro il morbillo esiste da decenni, il virus è conosciuto, gli strumenti per impedirne la circolazione pure. La parte più difficile, nel 2026, sembra essere diventata un'altra: convincere le persone a fidarsi delle evidenze scientifiche più che del messaggio inoltrato nella chat di famiglia.
E in Sicilia, almeno guardando i numeri, c'è ancora parecchio lavoro da fare.
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