Agosto risuona a Selinunte
Un Roy Paci inedito in chiave jazz, Alan Sorrenti intramontabile, gli omaggi ai Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, le note caraibiche e i riff energetici. Il mese di agosto è da segnare in calendario perché ogni...
La Sicilia ha più acqua rispetto a un anno fa, ma l’estate sta consumando rapidamente le riserve. Al primo luglio nelle dighe dell’Isola c’erano 566,78 milioni di metri cubi d’acqua: 40,71 milioni in meno rispetto a un mese prima. Un calo del 6,7% in appena trenta giorni. E dietro il dato complessivo ci sono invasi quasi vuoti, bacini che perdono milioni di metri cubi e un problema spesso dimenticato: i sedimenti sul fondo delle dighe riducono sensibilmente l’acqua realmente utilizzabile.
La buona notizia è che non siamo nella situazione drammatica dell’estate 2025. Quella meno rassicurante è che il patrimonio d’acqua accumulato durante l’inverno sta scendendo velocemente.
La fotografia più recente disponibile dell’Autorità di bacino del Distretto idrografico della Sicilia è quella del primo luglio 2026. Nelle trenta dighe considerate operative, sulle 45 presenti nell’Isola, risultavano invasati complessivamente 566,78 milioni di metri cubi.
Al primo giugno erano 607,49 milioni.
Significa che in trenta giorni sono spariti dagli invasi 40,71 milioni di metri cubi d’acqua.
Non è poca cosa: equivale a una riduzione del 6,7% delle riserve in un solo mese.
Il confronto con l’anno scorso resta favorevole.
Secondo i dati dell’Autorità di bacino, al primo luglio 2026 gli invasi siciliani contenevano circa il 59% di acqua in più rispetto allo stesso periodo del 2025. (ANSA.it)
È il risultato delle piogge dell’autunno e dell’inverno e di una situazione che, già in primavera, aveva indotto la Regione a parlare con toni decisamente rassicuranti.
A maggio l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici sosteneva infatti che le risorse disponibili fossero sufficienti a garantire per tutto il 2026 gli usi potabili, irrigui e industriali. (Regione Sicilia)
Il dato di luglio non smentisce necessariamente quella previsione, ma introduce un elemento da osservare con molta attenzione: la velocità con cui le riserve stanno diminuendo.
Tra consumi agricoli, utilizzi civili e temperature molto elevate, l’acqua accumulata durante i mesi piovosi viene progressivamente erosa.
E siamo soltanto nel cuore dell’estate.
Quando si parla di perdita d’acqua dagli invasi non bisogna pensare soltanto ai rubinetti aperti o alle campagne irrigate.
Una parte significativa dell’acqua viene semplicemente restituita all’atmosfera.
Le temperature molto elevate registrate già da giugno aumentano infatti l’evaporazione delle superfici degli invasi. Più è vasto lo specchio d’acqua e più caldo e secco è l’ambiente, maggiore può essere la perdita.
Non esiste nei dati pubblicati una suddivisione precisa che consenta di dire quanti dei 40,71 milioni di metri cubi siano stati consumati e quanti evaporati. Ma il caldo eccezionale è indicato tra i fattori che hanno contribuito al calo.
È un aspetto destinato a diventare sempre più importante con estati lunghe, siccitose e caratterizzate da ondate di calore frequenti.

Il dato regionale complessivo, però, rischia di nascondere differenze enormi tra un territorio e l’altro.
Quattro invasi risultavano al primo luglio praticamente vuoti:
Altri otto erano riempiti per meno della metà della loro capacità.
Questo significa che parlare genericamente di “566 milioni di metri cubi in Sicilia” dice soltanto una parte della verità.
L’acqua non si trova tutta nello stesso posto e, soprattutto, non può essere trasferita liberamente da una provincia all’altra.
Contano le reti, le condotte, gli acquedotti, la destinazione dei singoli invasi e le condizioni delle infrastrutture.
È il vecchio paradosso siciliano: si può avere acqua in una diga e contemporaneamente avere un paese con i rubinetti a secco.
Il dato più impressionante riguarda la diga di Pozzillo, nell’Ennese.
Al primo giugno conteneva 52,06 milioni di metri cubi.
Un mese dopo era scesa a 34,49 milioni.
In appena trenta giorni ha quindi perso 17,57 milioni di metri cubi, da sola quasi la metà della riduzione complessiva registrata negli invasi siciliani. (ANSA.it)
Il riempimento del bacino è intorno al 23% della capacità nominale.
È uno dei numeri che mostrano quanto la situazione possa essere molto diversa da diga a diga.
Altri grandi invasi presentano invece una situazione decisamente più favorevole.
La diga Poma, nel Palermitano, aveva al primo luglio 58,96 milioni di metri cubi su una capacità di circa 72,5 milioni.
Rosamarina conteneva 63,01 milioni di metri cubi su una capacità nominale di circa 100 milioni.
A Piana degli Albanesi risultavano invece 18,13 milioni di metri cubi su una capacità di circa 32,8 milioni. (ANSA.it)
Sono numeri che, almeno per questi bacini, descrivono una condizione molto meno critica rispetto agli anni peggiori della siccità siciliana.
Più delicata è la situazione dell’Ancipa.
L’invaso era passato dai 22,73 milioni di metri cubi del primo giugno ai 21,06 milioni del primo luglio.
Il dato è significativo soprattutto per un'altra ragione: è inferiore a quello registrato nello stesso periodo del 2025, quando l’Ancipa conteneva 24,18 milioni di metri cubi.
È quindi uno dei pochi grandi invasi nei quali il confronto con l’anno della grande crisi idrica non è favorevole.
E l’Ancipa è tutt’altro che un bacino secondario, perché alimenta diversi sistemi acquedottistici della Sicilia centrale.
C’è un altro numero che bisogna maneggiare con prudenza: la capacità nominale degli invasi.
Le tabelle riportano infatti i volumi lordi.
Dentro le dighe, però, non c’è soltanto acqua.
Anno dopo anno fiumi e torrenti trasportano terra, sabbia e materiale solido che si deposita sul fondo. Sono i sedimenti, che lentamente sottraggono spazio all’acqua.
Le stime richiamate nel dibattito regionale indicano che l’accumulo di sedimenti potrebbe sottrarre alla capacità teorica degli invasi siciliani almeno 150 milioni di metri cubi.
È uno dei grandi problemi strutturali della rete delle dighe dell’Isola: sulla carta un invaso può avere una certa capacità, ma dopo decenni senza adeguati interventi di sfangamento quella capacità può essere molto inferiore.
E così anche un bacino apparentemente “pieno” può contenere molta meno acqua di quella che racconta il progetto originale.
L’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che la crisi idrica siciliana non dipende esclusivamente da quanta acqua piove.
C’è il problema delle reti colabrodo.
Ci sono acquedotti vecchi e condotte che si rompono.
Ci sono dighe che non possono essere riempite fino alla capacità teorica per ragioni di sicurezza.
Ci sono invasi interrati, sistemi di interconnessione incompleti e impianti che devono essere continuamente riparati.
E poi c’è l’agricoltura, che nei mesi estivi concentra una parte enorme della domanda.
La stessa Regione ha stanziato nel 2026 cinque milioni di euro per sostenere investimenti delle aziende agricole contro la scarsità idrica, segno che la questione resta strutturale anche in un anno con maggiori disponibilità d’acqua. (Regione Sicilia)
Il quadro del Ferragosto 2026, dunque, è molto diverso rispetto a quello di un anno fa.
Non siamo davanti a una Sicilia complessivamente senz’acqua.
Le riserve accumulate sono nettamente superiori a quelle dell’estate 2025 e alcuni dei principali invasi presentano livelli confortanti.
Ma non significa che l’emergenza sia definitivamente superata.
Quattro dighe sono quasi vuote. Altre otto sono sotto metà capacità. Pozzillo ha perso quasi 18 milioni di metri cubi in appena un mese. Ancipa è sotto i livelli dell’anno scorso.
E soprattutto, tra il primo giugno e il primo luglio, l’Isola ha consumato o perso oltre 40 milioni di metri cubi.
La prossima fotografia sarà quella del primo agosto e servirà a capire quanto il grande caldo di luglio abbia accelerato ulteriormente la discesa.
Perché il vero test non è quanta acqua abbiamo quando finiscono le piogge.
È quanta ne rimane alla fine dell’estate.
E in Sicilia, quando si parla d’acqua, l’abbondanza di maggio non è mai una buona ragione per distrarsi ad agosto.
Un Roy Paci inedito in chiave jazz, Alan Sorrenti intramontabile, gli omaggi ai Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, le note caraibiche e i riff energetici. Il mese di agosto è da segnare in calendario perché ogni...
La Sicilia prova a fare i conti con una delle emergenze incendi più pesanti degli ultimi anni. La giunta regionale, su proposta del presidente Renato Schifani, ha dichiarato lo stato di crisi e di emergenza regionale per la durata di un anno,...
Chatbot che rispondono ai clienti, post generati in pochi secondi, immagini e video creati con un prompt: negli ultimi due anni l'intelligenza artificiale è entrata nel marketing di moltissime piccole e medie imprese,...
La Sicilia ha più acqua rispetto a un anno fa, ma l’estate sta consumando rapidamente le riserve. Al primo luglio nelle dighe dell’Isola c’erano 566,78 milioni di metri cubi d’acqua: 40,71 milioni in meno rispetto a un...