Un furto che lascia una domanda difficile: che senso ha sottrarre opere d’arte che, per la loro natura e per il loro valore storico, non possono essere facilmente rivendute? È il punto di partenza della riflessione di Vittorio Sgarbi sul colpo al MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, dove nella notte del 15 agosto sono state rubate alcune opere attribuite ad Antonello da Messina.
Il critico d’arte conosce da tempo l’opera dell’artista messinese. Nel 2019 ha pubblicato Antonello contemporaneo, edito da Skira, mentre nel 2004 ha curato a Palermo la mostra La ricerca dell’identità. Da Antonello a de Chirico. Ma soprattutto Sgarbi ha avuto un ruolo diretto nell’acquisto da parte della Regione Siciliana della piccola tavola con la Madonna e il Cristo in pietà, una delle opere portate via dal museo.
«Sono stato io a suggerire alla Regione di acquistarla»
Sgarbi ricorda infatti di essere stato lui a suggerire alla Regione Siciliana l’acquisto della tavoletta, messa all’asta da Christie's nel luglio del 2003.
L’opera proveniva da una collezione privata berlinese e venne acquistata per 257.188,75 sterline, pari all'epoca a circa 361 mila euro.
«Sono molto orgoglioso di essere io l’artefice di questo acquisto», racconta Sgarbi, ribadendo di considerare ancora oggi quella scelta «benissimo» fatta dalla Regione Siciliana.
Un valore che nel corso degli anni è cresciuto enormemente. L’allora assessore regionale ai Beni culturali Fabio Granata ha ricordato come la stessa tavoletta possa valere oggi almeno decine di milioni di euro.
Ed è proprio questo elemento a rendere ancora più difficile comprendere la logica del furto.
Sgarbi: «Un furto senza senso»
«Mi sembra un furto senza senso», afferma Sgarbi.
Il motivo, secondo il critico, è legato soprattutto alla natura delle opere sottratte. «Come accade sempre per Antonello, si tratta di un pezzo unico, invendibile», osserva.
Non è soltanto una questione di valore economico. Le opere sono riconoscibili, catalogate e conosciute in tutto il mondo. Impossibile, dunque, immaginare una normale circolazione sul mercato dell’arte.
Sgarbi richiama anche la fragilità della tavola, un ulteriore elemento di rischio per chi l’ha sottratta: «La sua delicatezza può rappresentare un ulteriore, grosso problema», sottolinea.
La Madonna e il Cristo in pietà: perché è un capolavoro
Ma cosa rende così importante quella piccola tavola?
Per Sgarbi, sono proprio alcuni dettagli a rivelare la grandezza di Antonello: «Il velo della Madonna, l’architettura dello spazio, il volto di Cristo, tutto fa pensare ad Antonello».
Nell’opera, secondo il critico, emerge il rapporto tra la lezione della pittura fiamminga e una dimensione propriamente italiana.
E c’è poi il tema dell’Ecce Homo, un soggetto che Antonello avrebbe affrontato con una capacità del tutto particolare.
Sgarbi arriva a mettere in relazione la pittura di Antonello con quella di Johannes Vermeer, soprattutto per la capacità di anticipare una concezione della luce che sarebbe diventata centrale nella pittura europea.
«Anche in questa piccola tavoletta appare tutta la sua grandezza», sostiene, definendo Antonello «un razionalista alla maniera di Piero della Francesca».
E aggiunge una definizione destinata a sintetizzare il suo giudizio sull'artista: «Antonello è il Piero della Francesca della Sicilia».
Un patrimonio che la Sicilia aveva scelto di riportare al pubblico
La storia della tavoletta sottratta al MuMe è anche la storia di una scelta precisa compiuta dalla Regione Siciliana più di vent'anni fa: acquistare sul mercato un'opera proveniente da una collezione privata e riportarla all'interno del patrimonio pubblico.
Per Sgarbi, dopo il celebre Ritratto d'ignoto marinaio custodito al Museo Mandralisca di Cefalù, definito in passato dallo stesso critico «la Gioconda siciliana», quella tavoletta rappresentava uno degli acquisti più importanti di Antonello da Messina realizzati dalla Sicilia.
Un'opera che ora è scomparsa dalle sale del museo e che, proprio per il suo carattere unico, rende il furto ancora più inquietante.
Il problema adesso è ritrovare le opere
Il valore economico, la rilevanza storico-artistica e l'impossibilità di collocare facilmente sul mercato opere di questo genere rendono ora prioritario il loro recupero.
La speranza è che proprio la difficoltà di poterle utilizzare sul mercato possa diventare un elemento utile alle indagini.
Perché, come sottolinea Sgarbi, davanti a un'opera di Antonello da Messina non si è semplicemente davanti a un oggetto di grande valore: si tratta di un pezzo unico della storia dell'arte, legato in modo indissolubile alla Sicilia e alla memoria culturale del Paese.