Qualche giorno fa c'è stata l'eclissi.
Io ero in spiaggia al Signorino di Marsala e sembrava la prima dell'Odissea in IMAX 70mm.
Gli ombrelloni accatastati a paracadute, i bambini color mattone, e questa signora con la maschera da saldatore che a un certo punto mi grida:
«Ehi ehi ehi! Pi favuri, S'ARRASSASSI DI DDOCU!»
(Si sposti un poco di là.)
Mi sposto. Poi arriva un signore con un barboncino bagnato che sembra "La Cosa" di Cronenberg, e si piazza esattamente dove stavo io.
Lei non gli dice niente.
«E a iddu picchì 'un ci dici nenti?»
«Iddu 'un fa umbra. Vossia sì.»
(Lui non fa ombra. Lei sì.)
A me. Il problema ero solo io.
Allora torno dov'ero, la signora si rimette la maschera, e il signore col cane nel frattempo si sposta di due passi per vedere meglio:
«A SPIAGGIA PUBBLICA È!»
Praticamente una dichiarazione di guerra.
Alle 19:36 la spiaggia è divisa in lotti.
C'è il settore di chi ha il foglio bucato.
C'è il settore di chi guarda a occhio nudo e verrà punito dalla storia.
C'è una zona franca dove sta sto cane di merda, che non è di nessuno e abbaia a tutti.
E c'è il chiosco di zi' Cicciu che vende birre a 7 euro e ha capito tutto.
A quel punto si intromette di nuovo la signora, che con la maschera sembra Marisa Laurito in tuta da palombaro, la quale dice che se non si spostano tutti lei perde l'inquadratura.
Si intromette un tizio che dice che nel '99 queste cose non c'erano perché la gente aveva il rispetto.
Poi arriva il marito della signora, in costume, con la pancia enorme di chi ha appena finito il fritto misto grande, il quale dichiara (con un'autorità che nessuno capisce ma tutti accettano) di essere geometra.
«Chi stati facennu?»
Ed io:
«Nenti. Aspittamu.»
«Aspittati chi?»
«U Suli havi un prubblema e ni stamu occupannu nuàutri.»
(Il Sole ha un problema e ce ne stiamo occupando noi.)
E il geometra risponde come fosse il patriarca del mediterraneo:
«Ca u Suli fa umbra a tutti e ca tutti hannu drittu a un pizzuddu di luci»
(che il sole fa ombra a tutti e che tutti hanno diritto a un pezzetto di luce).
CHE IL SOLE FA OMBRA A TUTTI E CHE TUTTI HANNO DIRITTO AD UN PEZZETTO DI LUCE.
Mi sembra di stare dentro una canzone di Battiato. Io continuo a ripetermi:
«Difendimi dalle forze contrarieeeee, la notte, nel sonno, quando non sono coscienteeeee, quando il mio percorso si fa incerto
Perché le gioie del più profondo affetto
O dei più lievi aneliti del cuore
Sono solo l'ombra della luce».
Quindi mi giro verso la signora e dico:
«Signura, s'accumudassi puru. Ma all'umbra di quarchidun'autru.»
(Signora, si accomodi pure. Ma all'ombra di qualcun altro.)
Lo dico con una sicurezza tale che come un incantesimo, sessanta cristiani entrano in mare.
Vestiti. Coi telefoni in mano. Col cartoncino, con le maschere. La signora entra per ultima, sedia pieghevole sopra la testa, come una processione in contrada Matarocco.
Sono le 19:42. Il momento di massima eclissi e massima ombra.
Le rondini impazzite, il mare color latta, uomini e donne che emergono dalle sabbie fino alla cintura, che guardano il sole ridotto a un'unghia. Qualcuno prende il SUP. Altri salgono sugli scivoli gonfiabili del lido, come se quel metro e mezzo in più cambiasse qualcosa a 150 milioni di chilometri.
E poi un solo suono, tutti insieme, sincronizzato, una cosa santa:
TOC.
Poi un altro e un altro ancora, e ancora, con un'eccitazione e un' ansia collettiva che si diffonde per propagazione manco fossero le Twin Towers o Walt Disney.
Tutti nel mare a delirare.
«Buttanazza di tò matri!»
«Minchia, mi cariu u telefonu!»
Sagome immerse completamente in acqua con il telefono sopra la testa.
Altri che bestemmiano contro il sole per raccogliere l'ultimo fotogramma, come se avessero in mano Hubble.
E io non ci credo.
Perché alla fine mi rendo conto che questi signori non stanno fotografando il sole: stanno fotografando se stessi.
Tutti ugualmente splendidi nell'istante in cui il finto otturatore dello smartphone si chiude su se stesso, e dieci secondi dopo è già tutto uplodato.
Vivere e apparire in forma d'immagine sono diventate le due estremità conchiuse del cerchio della vita. Un ciclo esistenziale che dura finché non si scarica la batteria.
Sono di fronte a dei veri professionisti del simulacro come piena realizzazione del sé.
Finire in foto col sole, in video, sui social: qui in Sicilia è il destino naturale dell'essere umano.
Sono pronti per questo. Molti sono qui solo per questo.
La signora Laurito non si volta più.
Guarda l'orizzonte fino all'ultimo. Il sole è già sparito, si vede Venere, la costellazione di Orione e della Bilancia.
Poi dice, piano, come se chiudesse una faccenda cominciata molto tempo prima:
«Ecco. Ora è comu s'ave a essiri.»
(Ecco. Ora è come deve essere.)
Giuseppe Passalacqua