Pantelleria prima che arrivassimo tutti: le fotografie di Franco Casano raccontano l’isola che non c’è più
Com’era Pantelleria prima che diventasse la Pantelleria delle vacanze, dei voli pieni d’estate, dei dammusi da copertina e delle fotografie al tramonto?
Era un’isola dove gli asinelli erano ancora un mezzo di trasporto, le barche venivano tirate a riva, si pescava dagli scogli e l’arrivo di un aereo era quasi un avvenimento. Un’isola più povera, certamente più faticosa, ma anche lontanissima dalla velocità con cui oggi consumiamo luoghi, immagini e vacanze.
A raccontarla sono le fotografie di Franco Casano, storico fotografo pantesco scomparso alla fine del 2025 all’età di 93 anni, oggi protagonista a Khamma della mostra “L’Isola del Ricordo 2.0”, visitabile fino al 19 agosto. Casano aveva trasformato negli anni la sua casa in una sorta di museo della memoria fotografica dell’isola.
Pantelleria quando una fotografia serviva a ricordare
Non c’erano smartphone. E soprattutto non c’era la necessità di fotografare ogni cosa per dimostrare di essere stati da qualche parte.
Le immagini di Franco Casano appartengono a un altro mondo. Sono fotografie nate per documentare e, magari inconsapevolmente, destinate a diventare storia.
Tra quelle esposte a Khamma ci sono uomini che pescano dagli scogli, con abiti e attrezzature che oggi sembrano provenire da un’altra epoca. C’è un vecchio aereo dell’Alitalia, fermo sulla pista mentre i passeggeri salgono a piedi, quasi in fila indiana. E c’è il Castello Barbacane con intorno una Pantelleria completamente diversa da quella che conosciamo oggi: poca urbanizzazione e, in primo piano, inevitabilmente, un asino.
Tre fotografie bastano quasi da sole a raccontare quanto sia cambiata l’isola.
L’isola prima dell’isola turistica
Naturalmente la Pantelleria di allora non era un paradiso perduto.
La vita era dura. Le distanze pesavano, i collegamenti erano difficili, l’agricoltura richiedeva una fatica enorme e lasciare l’isola era, per tanti giovani, una necessità più che una scelta.
Ma proprio per questo le fotografie di Casano sono preziose: evitano di trasformare il passato in una cartolina.
Raccontano il rapporto strettissimo tra i panteschi e un territorio che ha imposto per secoli le proprie regole. Il vento, la scarsità d’acqua, la pietra lavica hanno modellato non soltanto il paesaggio, ma anche l'architettura e il modo di coltivare la terra.
È il mondo dei dammusi, dei muretti a secco e della vite ad alberello. Non a caso la pratica agricola tradizionale della vite ad alberello di Pantelleria è entrata nel 2014 nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, mentre nel 2018 è arrivato il riconoscimento per l’arte dei muretti a secco.
Franco Casano, il fotografo che fermava il tempo
Franco Casano, conosciuto sull’isola anche con il soprannome di “Ciufira”, non si limitava a scattare fotografie.
Scriveva, raccoglieva testimonianze, conservava documenti. E soprattutto osservava.
La sua casa di Khamma era diventata già molti anni fa uno spazio aperto a panteschi e visitatori. L’esperienza dell’“Isola del Ricordo” era nata almeno dal decennio scorso, con fotografie e antichi testi messi a disposizione del pubblico per raccontare le diverse epoche attraversate da Pantelleria.
Casano è morto il 31 dicembre 2025. Per questo la mostra di quest’estate ha inevitabilmente un significato diverso: non è soltanto un viaggio nella Pantelleria del passato, ma anche un modo per continuare il lavoro di chi quel passato lo ha fotografato per una vita.
La Pantelleria che cambia
Guardando queste fotografie viene spontaneo giocare al confronto.
La pista dove pochi passeggeri raggiungevano a piedi un vecchio aereo è diventata la porta d'ingresso di migliaia di visitatori. Le contrade si sono riempite di case recuperate e dammusi destinati all'ospitalità. Pantelleria è entrata nei circuiti del turismo nazionale e internazionale.
E quella che per generazioni era stata soprattutto un'isola da cui partire è diventata anche un luogo nel quale tutti, prima o poi, vogliono arrivare.
È una trasformazione che ha portato economia e nuove opportunità, ma che pone anche una domanda: quanto dell'isola fotografata da Casano è ancora riconoscibile?
Non soltanto nei luoghi, ma nei ritmi, nelle relazioni, nel rapporto con la terra.
Il Parco nazionale, che oggi tutela gran parte del territorio, individua proprio nel paesaggio rurale, nelle tradizioni agricole e nel particolare rapporto fra uomo e ambiente alcuni degli elementi fondamentali dell'identità pantesca.
Dove e quando vedere la mostra
“L'Isola del Ricordo 2.0” è allestita a Khamma e rimarrà aperta fino al 19 agosto.
Gli orari sono dalle 17 alle 21, con apertura prolungata fino alle 22 nel fine settimana.
Vale la pena andarci anche per un motivo molto semplice.
Oggi di Pantelleria produciamo milioni di fotografie. Tramonti, mare, aperitivi, dammusi, Cala Gadir, Lago di Venere. Immagini perfette che dopo qualche secondo scompaiono nella sequenza di un social network.
Franco Casano, invece, fotografava un'isola senza sapere che un giorno quelle immagini sarebbero diventate un archivio.
Ed è forse questa la differenza più bella.
Allora si fotografava per ricordare. Oggi, spesso, fotografiamo così tanto che rischiamo di dimenticare.
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