×
 
 
20/08/2026 06:00:00

Marsala, l’anfiteatro della Salinella e la misura perduta: «Per una tegola mille regole, qui nessun dibattito?»

Una tegola può essere troppo gialla. Una finitura può essere giudicata poco coerente. Un piccolo intervento può essere fermato, corretto, ridiscusso in nome della tutela del paesaggio.

Poi c’è un anfiteatro, costruito a pochi passi dal mare sul lungomare Salinella di Marsala.

Ed è proprio da questo contrasto che parte la riflessione inviata a Tp24 dall’architetto marsalese Antonello Passalacqua, che torna sulla nuova struttura realizzata dall’Amministrazione comunale con risorse pubbliche.

Il titolo della sua riflessione è semplice e molto efficace: “Una tegola e un anfiteatro”.

 

«Sfido chiunque a non giudicarlo fuori scala»

 

Passalacqua parte dalla sua esperienza professionale.

«Per ragioni professionali conosco bene il rigore con cui i funzionari delle Soprintendenze esaminano gli interventi sottoposti al loro parere».

Un rigore che può arrivare, racconta, al colore di una tegola o alla scelta di una finitura.

«È un rigore che si giustifica con la necessità di tutelare il paesaggio e preservare l’identità dei luoghi».

Poi, però, basta una passeggiata sul lungomare Salinella per incontrare qualcosa che, secondo l’architetto, pone un problema ben più grande.

«Sfido chiunque, osservandolo nel contesto e non come un oggetto isolato, a non giudicarlo fuori scala».

Il giudizio di Passalacqua riguarda il volume, le dimensioni e soprattutto il rapporto dell’opera con ciò che la circonda.

«Anche il suo linguaggio architettonico appare estraneo alla delicatezza del paesaggio nel quale è stato inserito».

 

Ma serve davvero un anfiteatro di queste dimensioni?

 

C’è poi un secondo punto, forse ancora più importante: l’effettiva utilità dell’opera.

Passalacqua pone direttamente la questione:

«Sfido inoltre chiunque a dimostrare che esista una domanda effettiva tale da giustificare una struttura di queste dimensioni».

Non si tratta, chiarisce, di una posizione ambientalista o ideologica.

«Sono considerazioni dettate dal buonsenso e dalla mia esperienza professionale».

L’architetto precisa anche di non conoscere gli atti amministrativi e di non voler contestare pareri dei quali ignora il contenuto. Ma resta il risultato finale.

E guardando quel risultato, scrive, diventa difficile capire quale peso abbiano avuto nella valutazione del progetto il rapporto tra il volume dell’opera e il contesto, il numero dei possibili utilizzatori e la coerenza architettonica con il paesaggio costiero.

 

La questione della committenza pubblica

 

Qui la nuova riflessione di Passalacqua fa un passo ulteriore.

Il problema, secondo l’architetto, non riguarda soltanto chi progetta o chi autorizza un’opera pubblica. Riguarda anche chi la commissiona.

«Un committente pubblico dovrebbe possedere la statura culturale, tecnica e istituzionale necessaria per comprendere ciò che intende realizzare, valutarne l’effettiva utilità, definirne la misura e riconoscere la qualità dell’opera che commissiona».

Un passaggio che introduce un tema spesso trascurato nel dibattito sulle opere pubbliche: avere i soldi non basta.

«Non è sufficiente disporre delle risorse e spenderle. Bisogna essere capaci di trasformarle in interventi necessari, proporzionati ai bisogni e coerenti con i luoghi».

Per Passalacqua, infatti, la qualità dell’architettura non dipende soltanto dal progettista.

Dipende dalla qualità di chi commissiona l’opera e dal rigore di chi è chiamato a valutarla.

 

Quando basta dire: “L’abbiamo fatta”

 

C’è poi una critica che riguarda più direttamente il modo in cui la politica racconta le opere pubbliche.

«Il paradosso è che, nel racconto politico, la realizzazione di un’opera diventa di per sé un merito».

Un’opera viene finanziata, annunciata, cantierata. E questo, spesso, basta.

Passano invece in secondo piano altre domande: serviva davvero? È proporzionata ai bisogni? È bella? È coerente con il luogo? Funzionerà?

Scrive Passalacqua:

«L’opera non viene più giudicata per ciò che restituisce alla città, ma rivendicata per il semplice fatto di essere stata commissionata».

Ed è forse questo il cuore della riflessione.

Perché spendere denaro pubblico non è automaticamente un risultato. Il risultato dovrebbe essere ciò che resta alla città dopo che quel denaro è stato speso.

 

Il silenzio di architetti e urbanisti

 

Passalacqua segnala infine un altro aspetto: il silenzio intorno all’opera.

«Colpisce, infine, il silenzio degli architetti, degli urbanisti, degli studiosi e, più in generale, di quella che dovrebbe rappresentare l’intellighenzia marsalese».

Nessun grande dibattito pubblico, nessuna discussione particolarmente accesa su un intervento destinato, nel bene o nel male, a modificare stabilmente un tratto del paesaggio urbano e costiero di Marsala.

 

Dalla tegola alla credibilità del sistema

 

E allora si torna alla tegola.

Quella gialla invece che rosa pallido. Quella capace, in certi casi, di determinare prescrizioni, modifiche, richieste di adeguamento.

La domanda di Passalacqua è questa:

«Come può un sistema costruito per salvaguardare il paesaggio mostrarsi inflessibile davanti al colore di una tegola e consentire anomalie di questa portata?».

Ed è nella frase conclusiva che la riflessione supera definitivamente il caso dell’anfiteatro della Salinella:

«Se non è in grado di rendere comprensibile questa contraddizione, il problema non è più soltanto l’anfiteatro. È la credibilità stessa del sistema di tutela».

Una questione che, al di là dei gusti personali sull’opera, merita una risposta. Perché quando si interviene sul paesaggio, soprattutto con denaro pubblico, la misura non dovrebbe essere un dettaglio. Dovrebbe essere il punto di partenza.

 



Native | 11/08/2026
https://www.tp24.it/immagini_articoli/29-07-2026/1785310477-0-agosto-risuona-a-selinunte.jpg

Agosto risuona a Selinunte

Un Roy Paci inedito in chiave jazz, Alan Sorrenti intramontabile, gli omaggi ai Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, le note caraibiche e i riff energetici. Il mese di agosto è da segnare in calendario perché ogni...