Una volta “ti offro un caffè” era il più leggero degli inviti. Adesso, senza arrivare al mutuo, conviene almeno controllare gli spiccioli. Anche in provincia di Trapani la moneta da un euro non basta più: molti bar hanno portato l’espresso a 1,20 o 1,30 euro, mentre nei locali delle zone turistiche e nei ristoranti la tazzina ha già raggiunto quota 1,50.
Dieci o venti centesimi sembrano poca cosa. Ma il caffè è un rito quotidiano e, alla fine dell’anno, presenta il conto: una tazzina al giorno a 1,30 euro costa 474,50 euro; a 1,50 euro si arriva a 547,50 euro. Per chi ne prende due, la spesa supera facilmente i mille euro.
In Italia il prezzo è aumentato del 24% in cinque anni
Il fenomeno non riguarda soltanto la Sicilia occidentale. Secondo uno studio del Centro di formazione e ricerca sui consumi, realizzato con Assoutenti sui dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e rilanciato dal Giornale di Sicilia, un espresso al bar costa oggi in Italia mediamente 1,29 euro.
Nel 2021 la media era di 1,04 euro. In cinque anni l’aumento è stato quindi di 25 centesimi, pari al 24,2%. A Bolzano il prezzo medio ha raggiunto 1,51 euro, mentre a Pescara è di 1,49. In undici province italiane la tazzina costa ormai almeno 1,40 euro.
Gli aumenti più pesanti dal 2021 si registrano a Pescara, con un incremento del 49%, seguita da Parma con il 41%, Bari con il 39,5% e Napoli con il 37,8%. Persino nella patria dell’espresso il caffè non è più soltanto nero: è anche piuttosto salato.
La Sicilia dei due caffè
La Sicilia presenta una situazione apparentemente contraddittoria. Messina, con una media di 1,06 euro, rimane la provincia italiana dove l’espresso costa meno. Anche Siracusa figura tra le pochissime realtà nelle quali il prezzo medio è ancora inferiore a 1,20 euro.
Ma l’Isola non è affatto immune dai rincari. Già nell’aprile 2025 Palermo aveva raggiunto una media di 1,22 euro, mentre Messina e Siracusa avevano registrato in un solo anno aumenti vicini al 12%.
La sintesi dell’ultimo studio non fornisce una media specifica per la provincia di Trapani. I prezzi praticati sul territorio, però, raccontano una realtà molto chiara: l’euro e venti resiste ancora in diversi esercizi, 1,30 euro è diventato sempre più frequente e la soglia di 1,50 euro è già stata raggiunta.
Non si tratta soltanto di segnalazioni dei clienti. Nei listini consultabili online si trovano espresso a 1,50 euro a Trapani, Erice e San Vito Lo Capo. Sono prezzi riferiti anche a ristoranti o locali turistici e non possono essere considerati una media statistica, ma indicano fin dove si è già spinta la tazzina nella provincia.
Non è soltanto colpa dei chicchi
La spiegazione più immediata sarebbe il rincaro della materia prima. Eppure, secondo il Crc, oggi le quotazioni internazionali sono inferiori ai picchi raggiunti nel 2025: il Robusta è sceso da circa 5.600 a 3.900 dollari per tonnellata, mentre l’Arabica è tornata vicino ai 3,20 dollari per libbra, contro gli oltre quattro dollari dello scorso anno.
Il prezzo al banco, però, non segue automaticamente quello dei chicchi. Dentro una tazzina ci sono anche l’energia necessaria per la macchina e la torrefazione, il personale, l’affitto, la manutenzione, il servizio, la logistica e tutti gli altri costi di gestione sostenuti dai pubblici esercizi.
In sostanza, il caffè può scendere sui mercati internazionali senza scendere al bar. Una regola non scritta che i consumatori conoscono bene: i prezzi prendono rapidamente l’ascensore, ma quando devono tornare giù preferiscono le scale.
Il rischio Colombia
A rendere ancora più incerto il mercato è il terremoto di magnitudo 7.4 che ha colpito la Colombia. Frane e danni alle infrastrutture hanno interrotto le strade verso il porto di Buenaventura, dal quale passa oltre il 60% delle esportazioni colombiane di caffè.
L’impatto diretto sull’Italia potrebbe essere limitato: nel 2025 le importazioni italiane di caffè colombiano valevano circa 87 milioni di dollari, su oltre tre miliardi di importazioni complessive. Ma un’interruzione prolungata può alimentare tensioni e speculazioni in un mercato internazionale già molto volatile.
Il prezzo deve essere chiaro
Sul “caffè premium” è intervenuta anche l’associazione Codici. Una tazzina contiene circa sette grammi di prodotto e, secondo l’associazione, il maggiore costo di una miscela arabica rispetto a una standard si aggira spesso intorno ai dieci centesimi. Al cliente, tuttavia, può essere applicato un sovrapprezzo fino a 50 centesimi.
La qualità può costare di più, ma deve essere spiegata prima dell’ordine, con prezzi visibili e differenze comprensibili.
Nel frattempo cambiano anche le abitudini: nel 2026 le vendite a valore del caffè in chicchi sono cresciute in Italia del 33%, mentre sempre più consumatori scelgono macchine automatiche e preparazione domestica.
L’espresso al bar resta un rito sociale difficile da sostituire. Ma in Sicilia, e ormai anche in provincia di Trapani, quel rito costa sempre di più. E il vecchio “offro io” comincia ad avere il tono solenne delle grandi occasioni.