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21/08/2026 10:16:00

Termovalorizzatori, 184 documenti da esaminare in 15 giorni: «La Regione conceda più tempo»

Quindici giorni, peraltro nel cuore di agosto, per studiare 184 elaborati tecnici relativi ai termovalorizzatori di Palermo e Catania. Per quindici associazioni e organizzazioni siciliane sono troppo pochi. Da qui la richiesta inviata al Dipartimento regionale dell’Ambiente: prorogare i termini per la presentazione delle osservazioni e rinviare l’audizione già fissata per il 24 agosto.

A firmare la nota sono Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, Rifiuti Zero Sicilia, Zero Waste Italy, Lipu Catania, Rinascimento Green, Movimento Ecologista, Associazione Idrotecnica Italiana, Cgil Sicilia, Arci Sicilia, Federconsumatori Sicilia, Italia Nostra Sicilia, Movimento Cinque Stelle Sicilia ed Europa Verde-Verdi Sicilia.

 

Una montagna di documenti nel pieno delle ferie

 

La nuova documentazione è stata depositata dall’Ufficio speciale per la valorizzazione energetica e la gestione del ciclo dei rifiuti della Regione Siciliana, soggetto proponente dei due impianti.

Si tratta di oltre 184 elaborati prodotti in risposta alle richieste di approfondimento e integrazione avanzate, nella prima fase del procedimento, dalle associazioni ambientaliste, dall’Arpa Sicilia, dai Comuni, dagli altri soggetti interessati e dalla stessa Commissione tecnica specialistica regionale.

Le integrazioni riguardano aspetti ambientali, sanitari, gestionali e tecnici dei due progetti. Una mole considerevole di materiale che, secondo i firmatari della nota, non può essere esaminata seriamente nei quindici giorni assegnati dal Dipartimento Ambiente a partire dall’11 agosto.

Una tempistica che coincide quasi interamente con il periodo feriale e che, sottolineano le organizzazioni, rischia di trasformare la consultazione pubblica in una corsa contro il tempo.

 

Le contestazioni ai due impianti

 

Nella prima fase del procedimento le associazioni avevano già presentato osservazioni molto critiche sui due termovalorizzatori previsti a Palermo e Catania.

Secondo le organizzazioni, gli impianti comporterebbero rischi per la salute e per l’ambiente, costi elevati a carico dei cittadini e una gestione dei rifiuti in contrasto con i principi dell’economia circolare. Contestazioni alle quali la nuova documentazione integrativa dovrebbe fornire risposte e chiarimenti.

Proprio per questo, spiegano i firmatari, occorre il tempo necessario per verificare se le integrazioni superino effettivamente le criticità già evidenziate.

«La ristrettezza del termine – sostengono le associazioni – rischia di compromettere l’effettività della partecipazione dei soggetti interessati al procedimento, impedendo di formulare osservazioni adeguatamente istruite e motivate».

 

Il nodo delle modifiche progettuali

 

Le organizzazioni chiedono anche che le autorità competenti stabiliscano preliminarmente se le integrazioni depositate contengano modifiche sostanziali ai progetti e se queste siano rilevanti per il pubblico.

La questione non è soltanto formale. L’eventuale presenza di modifiche sostanziali potrebbe infatti incidere sulle modalità e sui tempi della consultazione previsti dall’articolo 27-bis del decreto legislativo 152 del 2006, che disciplina il Provvedimento autorizzatorio unico regionale, il cosiddetto Paur.

Per le associazioni, dunque, prima di far partire il conto alla rovescia occorre comprendere esattamente che cosa sia cambiato nei due progetti.

 

Chiesto il rinvio dell’audizione del 24 agosto

 

Con la stessa nota viene chiesto il rinvio dell’audizione convocata per il 24 agosto. L’incontro è stato programmato a pochi giorni dalla pubblicazione della documentazione integrativa e addirittura prima della scadenza del termine concesso per presentare le nuove osservazioni.

Secondo i firmatari, svolgere l’audizione in queste condizioni non permetterebbe ai partecipanti di intervenire sulla base di una conoscenza completa dei documenti e delle eventuali osservazioni presentate dagli altri soggetti coinvolti.

Il rischio, ancora una volta, è che il confronto pubblico rimanga soltanto sulla carta.

 

Ancora nessuna risposta sull’inchiesta pubblica

 

Le quindici organizzazioni sollecitano infine un riscontro formale alla richiesta di avviare un’inchiesta pubblica, presentata il 17 luglio 2026 ai sensi dell’articolo 24-bis del decreto legislativo 152 del 2006. Una richiesta alla quale, denunciano, non sarebbe ancora arrivata alcuna risposta.

L’inchiesta pubblica è uno strumento previsto per le opere particolarmente complesse e con un rilevante impatto ambientale e sanitario. Consentirebbe un confronto aperto nel quale i tecnici incaricati dei progetti sarebbero chiamati a rispondere pubblicamente alle domande dei cittadini e delle organizzazioni interessate.

La richiesta rivolta alla Regione è quindi chiara: più tempo per studiare gli elaborati, rinvio dell’audizione e un confronto pubblico effettivo. Perché 184 documenti in quindici giorni, mentre buona parte della Sicilia è in ferie, somigliano più a una prova di velocità che a un percorso di partecipazione consapevole.



Native | 11/08/2026
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