Il comparto vitivinicolo attraversa una fase sempre più difficile e, nel territorio di Petrosino e dell'area circostante, il rischio è che la crisi finisca per trasformarsi in un problema anche ambientale. A lanciare l'allarme è Enzo Maggio della Cia di Petrosino, che chiede agli amministratori locali di intervenire con strumenti concreti e di partire da una fotografia aggiornata delle campagne.
«In questi giorni gli organi di stampa e i social network descrivono con frequenza la grave crisi del settore vitivinicolo», osserva Maggio. Temperature elevate, rese sempre più basse e difficoltà nella distribuzione dell'acqua da parte dei Consorzi di bonifica stanno mettendo a dura prova le aziende agricole. A questo si aggiungono «l'aumento dei costi di produzione per gli agricoltori e le maggiori spese di gestione per le strutture cooperative».
Il risultato, secondo la Cia di Petrosino, è un quadro nel quale diventa sempre più difficile mantenere in attività i terreni agricoli. «Molti terreni sono già stati abbandonati a causa dei costi insostenibili e della mancanza di reddito», sottolinea Maggio.
I terreni abbandonati e la questione dei "catastini"
Per Maggio, però, l'attuale emergenza affonda le proprie radici anche nelle scelte compiute negli anni passati. Tra queste viene indicata la vendita dei diritti di impianto, i cosiddetti «catastini», verso le regioni del Nord.
«Sono state politiche governative che non hanno tutelato il comparto e che hanno accelerato l'abbandono delle terre, senza prevedere una riconversione delle colture», sostiene il rappresentante della Cia. Una situazione che oggi avrebbe lasciato «migliaia di ettari incolti», con conseguenze che vanno oltre il semplice problema economico e riguardano anche la tutela del territorio.
«I bandi non bastano»
Un altro nodo riguarda l'accesso ai finanziamenti pubblici. Secondo Maggio, infatti, puntare esclusivamente sui bandi rischia di lasciare fuori proprio le aziende agricole di dimensioni più ridotte.
«Le istituzioni continuano a proporre i bandi pubblici come unica via per l'ammodernamento aziendale», afferma. Ma «questa soluzione esclude le piccole realtà di 3, 4 o 5 ettari, che non possiedono i requisiti per accedere ai finanziamenti ma devono comunque sostenere elevati costi per i mezzi meccanici e la gestione ordinaria».
Da qui la richiesta rivolta direttamente ai sindaci del territorio. Maggio chiede innanzitutto se i Comuni dispongano di «una mappatura aggiornata dei terreni coltivati e di quelli abbandonati» e se sia stata valutata l'evoluzione del fenomeno, anche in relazione «al rischio ambientale e idrogeologico».
La proposta ai Comuni
La Cia di Petrosino mette sul tavolo anche una possibile strada da percorrere: utilizzare una parte delle risorse derivanti dall'IMU sui terreni per finanziare uno studio complessivo sulla situazione delle campagne.
«Considerata la gravità della situazione, ritenete possibile destinare una quota dei tributi IMU sui terreni per finanziare uno studio approfondito da presentare alla Regione?», è la domanda rivolta agli amministratori.
L'obiettivo sarebbe arrivare a una fotografia reale del territorio e individuare interventi prima che l'abbandono delle campagne produca conseguenze ancora più gravi. «È necessario superare la logica dei bandi, che si rivolgono solo a una minima parte dei produttori», sostiene Maggio.
Per il rappresentante della Cia, serve quindi un cambio di approccio: «Oggi più che mai occorre un intervento attivo da parte degli amministratori locali per rappresentare la reale situazione dei comuni e per avviare consultazioni dirette con gli agricoltori».
«Spetta poi alla politica e ai governi ascoltare le istanze del territorio per tradurle in interventi efficaci. È fondamentale agire da subito e guardare avanti, prima che sia troppo tardi».