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23/08/2026 08:37:00

Mazara, Quinci al Festino di San Vito: “Dopo le opere, bisogna costruire la comunità”

Non soltanto San Vito, non soltanto il Festino. Nel discorso pronunciato durante la cerimonia di consegna delle chiavi della città al Santo Patrono, il sindaco di Mazara del Vallo Salvatore Quinci ha provato a mettere insieme devozione, politica e futuro della città.

Il passaggio centrale è chiaro: dopo gli investimenti sulle opere pubbliche, per Mazara deve cominciare una nuova fase, quella delle “infrastrutture sociali e culturali”. Perché una città può rifare strade, piazze e immobili, ma poi resta da capire che cosa succede dentro quei luoghi e, soprattutto, come stanno insieme le persone che li abitano.

 

“È bello vederti così”

 

Quinci ha aperto il suo intervento rivolgendosi direttamente alla città:

“Buonasera Mazara. È bello vederti così”.

Il sindaco ha rivendicato il significato del Festino come momento capace di superare, almeno per qualche ora, appartenenze politiche, differenze e divisioni.

“Questa sera posso parlare alla città. A tutta la città”, ha detto, rivolgendosi a chi sostiene l’amministrazione e a chi la critica, ai credenti e a chi considera San Vito soprattutto parte della storia e dell’identità mazarese.

Per Quinci, infatti, investire sul Festino significa investire sull’identità della città.

 

Dalle opere alle “infrastrutture sociali”

 

La parte più politica del discorso riguarda ciò che dovrà venire adesso.

Il sindaco ha ricordato gli interventi avviati o programmati dall’amministrazione: il rifacimento della zona portuale, il recupero di Sant’Agostino, la trasformazione del complesso Corridoni in centro giovanile, i nuovi parchi, gli asili nido, il piano spiagge e il nuovo Piano regolatore.

Ma il punto, ha spiegato Quinci, non è più soltanto costruire.

“Alle infrastrutture materiali dobbiamo affiancare con altrettanta determinazione nuove infrastrutture sociali e culturali”.

La qualità di una città, secondo il sindaco, si misura anche nella vita che riesce a svilupparsi dentro gli spazi pubblici realizzati.

Ed è in questa cornice che Quinci colloca anche il ritorno in grande stile del Festino: non un semplice contenitore di spettacoli estivi, ma uno strumento per tenere insieme storia, fede, luoghi e partecipazione popolare.

 

 

Quinci: “La pace è anche una responsabilità politica”

 

Il tema scelto per il Festino 2026 è la pace. E su questo Quinci ha allargato il discorso ben oltre Mazara.

“Un Comune non ferma una guerra”, ha osservato. Ma questo, per il sindaco, non significa che le amministrazioni locali possano considerare la pace qualcosa che riguarda soltanto governi e diplomazie.

“La pace è anche una responsabilità politica”, ha detto.

Significa ridurre le distanze sociali, non lasciare indietro i più fragili, contrastare la marginalità, offrire opportunità ai giovani e impedire che le differenze diventino esclusione.

Mazara, città mediterranea dove convivono da generazioni culture e religioni diverse, può avere secondo Quinci una responsabilità particolare.

Senza però raccontarsi la favola di una convivenza automaticamente felice: “L’incontro tra differenze richiede lavoro, regole, rispetto, conoscenza reciproca e politiche capaci di accompagnarlo”.

 

L’attacco alla politica dei social

 

Nel discorso c’è anche un passaggio molto netto sul clima del confronto pubblico.

Quinci parla di una politica nella quale l’avversario sempre più spesso diventa un nemico e punta il dito contro i “grandi leader politici mondiali”, accusati di avere sdoganato “le peggiori pulsioni umane”.

Poi il riferimento ai social network, descritti come un terreno nel quale la lotta politica viene condotta con strumenti di manipolazione difficili da controllare e nel quale, invece di costruire cittadini informati e una nuova classe dirigente, si finisce per alimentare disgregazione sociale e odio.

Un riferimento che vale per il mondo, ma evidentemente anche per le piccole comunità.

“Non dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo per costruire insieme Mazara”, ha detto Quinci. “Dobbiamo però ricordarci che, alla fine di ogni discussione, la città rimane la casa comune”.

 

“Le amministrazioni passano, la città resta”

 

La chiusura torna a San Vito, ma soprattutto alla responsabilità di chi governa.

Quinci ha ringraziato il Vescovo, la Diocesi, gli uffici comunali, le associazioni, gli sponsor, la direttrice artistica Carla Favata, i volontari e quanti hanno lavorato al Festino.

Poi la frase che riassume il senso politico dell’intervento:

“Le amministrazioni passano, come è giusto che sia. Le istituzioni restano. La città resta”.

E ancora: quando arriverà il momento di lasciare il governo della città, sostiene Quinci, non conteranno soltanto le opere costruite, ma anche “la comunità che saremo stati capaci di costruire dentro quella città”.

È probabilmente questo il messaggio più interessante pronunciato davanti a San Vito: dopo cantieri, progetti e inaugurazioni, resta la parte più difficile. Far funzionare una comunità.

 



Native | 11/08/2026
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