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24/08/2026 06:00:00

San Vito, due morti e la storia nascosta nelle carte del depuratore

Per capire la storia dentro la quale sono morti Davide Anselmo e Francesco Bulgarella bisogna entrare nel cuore della burocrazia siciliana.

Aprire un decreto. Numero 324, datato 2 maggio 2023.

Otto pagine del Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti con cui la Regione Siciliana autorizza il Comune di San Vito Lo Capo a scaricare in mare le acque depurate dall’impianto di Torre dell’Usciere.

 

Sembra una delle migliaia di carte che ogni anno attraversano gli uffici regionali. Visto, considerato, premesso, si decreta. Leggi, circolari, numeri di protocollo. La lingua perfetta per nascondere una storia sotto la forma di un procedimento amministrativo.

E invece bisogna leggerlo fino in fondo.

Perché dentro quel decreto c’è la storia del sistema dentro il quale si trova la scena del delitto: il depuratore di Torre dell’Usciere e la stazione generale di sollevamento del Secco. Non svela la causa della tragedia del 13 agosto. Ne disegna il contesto.

Basta seguire quelle otto pagine come un viaggio nel tempo all’indietro.

I lavori di ampliamento del depuratore erano terminati il 29 gennaio 2010. Nel giugno dello stesso anno il Comune aveva chiesto il rinnovo dell’autorizzazione allo scarico.

L’autorizzazione arriverà tredici anni dopo.

E in mezzo avviene di tutto.

Fin da subito qualcosa non funziona.

 

Mai in regola

 

Tra il 2013 e il 2015 l’Arpa entra quattro volte a Torre dell’Usciere. La Regione riassumerà quei controlli con due formule: “numerose criticità impiantistiche” e “superamenti dei limiti tabellari nel refluo in uscita”. Nell’aprile del 2016 il Dipartimento arriva a un passo dal chiudere la pratica: preavviso di archiviazione.

Nello stesso anno il depuratore viene sequestrato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Trapani.

Ma la pratica sopravvive.

Passano altri quattro anni e nell’agosto del 2020 l’Arpa torna a Torre dell’Usciere. Nuovo sopralluogo, nuovi campionamenti. Il Comune comunica manutenzioni straordinarie e lavori di messa in sicurezza. Nelle carte compare un’espressione che dice molto: solo dopo il “ripristino della funzionalità dell’impianto” potrà riprendere il cammino verso l’autorizzazione.

L’Arpa torna ancora nel 2021 e nel 2022. La Regione chiede altri chiarimenti. Nel marzo del 2023 il Comune consegna l’ennesimo pacchetto di documenti, comprese le analisi dell’anno precedente.

Finalmente, il 2 maggio, arriva il decreto 324. Dopo tredici anni Torre dell’Usciere è autorizzato a scaricare nel Golfo di Castellammare, area sensibile, attraverso una condotta sottomarina di 330 metri.

Ed è proprio dentro l’autorizzazione che spunta un’altra anomalia.

Le acque che arrivano al depuratore sono troppo diluite. La Regione scrive che la rete raccoglie “acque parassite”: acque che non dovrebbero essere lì e che, oltre a ridurre l’efficienza della depurazione, aumentano la quantità di reflui da movimentare.

Il decreto usa una frase precisa: “maggiore quantità dei reflui da sollevare nelle stazioni di pompaggio”.

Le stazioni di pompaggio.

Come quella del Secco.

Non sappiamo se quel fenomeno abbia avuto qualcosa a che fare con ciò che è successo il 13 agosto. Ma la Regione ordina una “ricerca mirata” per scoprirne provenienza e natura.

Anche perché l’autorizzazione non chiude affatto la storia.

Cinque mesi dopo, nell’ottobre del 2023, il Comune scrive che la linea fanghi non è attiva e che le apparecchiature sono ormai fuori uso. Il rischio indicato nelle carte è preciso: i fanghi possono accumularsi nelle vasche fino a sversare nell’area circostante e, da lì, arrivare al mare. Per evitarlo si continua a ricorrere a una centrifuga mobile.

Passa meno di un anno.

Il 5 agosto 2024 si blocca la pompa di ricircolo. Il giorno dopo l’Arpa entra a Torre dell’Usciere e trova quello che fino ad allora era rimasto scritto come un rischio: fanghi fuori dall’impianto. Nel verbale si legge che lo sversamento proviene dalla stazione di ispessimento e che sul terreno confinante ci sono evidenti residui di fango, con una possibile contaminazione del suolo.

Arriva la Guardia Costiera. Accerta lo sversamento e sequestra l’area. Pochi giorni dopo il Tribunale di Trapani convalida il sequestro preventivo di circa settecento metri quadrati accanto al depuratore.

Ma dentro quella stessa delibera del Comune c’è un’altra notizia.

Il depuratore di Torre dell’Usciere, nell’agosto del 2024, risulta ancora sottoposto al sequestro disposto il 3 giugno 2016, sia pure con facoltà d’uso. Otto anni dopo, il Comune incarica un legale di chiedere prima l’accesso per la bonifica dell’area appena sequestrata e poi il dissequestro sia di quell’area sia dello stesso depuratore.

Nel maggio del 2023 la Regione aveva autorizzato lo scarico.

Quindici mesi dopo, il depuratore era ancora sotto sequestro con facoltà d’uso e i fanghi erano finiti fuori dall’impianto.

E la storia non è finita qui.

Perché nel 2025 c’è un’altra traccia, un’altra interruzione.

Per il primo trimestre il Comune liquida alla S.I.G.E. — la ditta che gestisce l’impianto — il servizio soltanto per il periodo compreso tra il primo gennaio e il 7 marzo. Poi, nella contabilità del trimestre successivo, compare una nota di credito con una causale che non lascia molti margini: “fermo impianto periodo dal 01/04/2025 al 30/06/2025”.

Tre mesi.

Non sappiamo ancora cosa sia rimasto fermo: l’intero depuratore, una linea, una sezione. Né cosa sia accaduto tra l’8 e il 31 marzo, quel piccolo vuoto che separa la fine del servizio contabilizzato dall’inizio del fermo dichiarato.

Sappiamo però che il disciplinare prevede un impianto in funzione continua, “senza alcun fermo o sosta”, e che dal primo luglio il servizio torna a essere regolarmente contabilizzato. Per luglio, agosto e settembre esistono anche le relazioni del direttore dell’impianto.

In mezzo ci sono tre mesi che devono avere una storia.

Da qualche parte ci sono le carte che la raccontano.

Poi arriva il 13 agosto 2026.

Davide Anselmo è alla via del Secco. Sta lavorando su una pompa della stazione generale di sollevamento quando si sente male. I vigili del fuoco lo tirano fuori. I soccorritori provano a rianimarlo.

Tra loro c’è Francesco Bulgarella.

Muore Anselmo. Poco dopo muore anche Bulgarella.

 

 

Il decreto 324 non risolve questo mistero.

Ma restituisce un passato a quel luogo.

La stazione del Secco non esiste da sola. Alle sue spalle c’è la stessa rete che la Regione descrive attraversata da acque che non avrebbero dovuto esserci, un depuratore segnato negli anni da criticità e controlli, una linea fanghi rimasta fuori servizio, uno sversamento accertato nel 2024 e, l’anno dopo, tre mesi definiti nelle carte “fermo impianto”.

Alla fine di questa montagna di carte restano due uomini.

Davide Anselmo e Francesco Bulgarella.

Attorno a loro una stazione di sollevamento, un depuratore, anni di anomalie, sequestri, fanghi finiti fuori dall’impianto, un fermo ancora da spiegare.

Sono fatti diversi e non sappiamo ancora se appartengano alla stessa storia.

Ma adesso sappiamo che quella storia esiste.

E che dietro quella vasca del Secco c’è un sistema complesso, fragile, che doveva semplicemente funzionare. E che invece, nelle carte, non ha mai smesso di avere problemi.

Dal 13 agosto, anche il luogo di due morti che chiedono una spiegazione.



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