Dalle strisce blu alle telefonate per cambiare contratto di luce e gas, il filo rosso è sempre lo stesso: il consumatore spesso paga senza avere tutte le informazioni necessarie. Consumerismo accende due riflettori sulla Sicilia: da una parte i Comuni che, secondo l’associazione, non rendono facilmente disponibili i dati sugli stalli gratuiti accanto ai parcheggi a pagamento; dall’altra le truffe sulle utenze energetiche, un fenomeno che riguarda anche la provincia di Trapani.
Due questioni diverse, ma con un punto in comune: trasparenza, informazioni chiare e possibilità per il cittadino di scegliere davvero.
Parcheggi, solo Palermo pubblica i numeri
Secondo l’Osservatorio di Consumerismo, le tariffe della sosta in Sicilia restano mediamente più basse rispetto ad alcune località turistiche del resto d’Italia. Il problema, però, sarebbe un altro: capire quanti parcheggi gratuiti siano effettivamente disponibili accanto alle strisce blu.
Dal dicembre 2024, ricorda l’associazione, la legge 177/2024 ha modificato l’articolo 7 del Codice della Strada prevedendo che i Comuni adottino un atto motivato sulla quota di stalli senza pagamento da riservare nelle aree interessate dalla sosta tariffata.
Non esiste una percentuale rigida: la legge parla di una quota “adeguata”. Ma proprio per questo la scelta dovrebbe essere motivata e documentata.
E qui, sostiene Consumerismo, iniziano i problemi.
Tra i grandi capoluoghi siciliani, Palermo sarebbe l’unico ad aver reso pubblici dati dettagliati: 18.422 posti complessivi, di cui 11.722 a pagamento e 6.700 non tariffati.
Un numero che, però, va letto con attenzione, perché negli stalli non tariffati rientrerebbero anche le strisce gialle riservate a particolari categorie. La quota di parcheggi davvero liberi e utilizzabili da tutti sarebbe quindi inferiore.
Bollette, 2,9 milioni di italiani coinvolti in truffe o tentativi
Il secondo allarme riguarda invece luce e gas.
Secondo un’indagine realizzata nell’ambito del progetto “Stop alle Truffe” di Consumerismo No Profit, sarebbero 2,9 milioni gli italiani finiti nell’ultimo anno nel mirino di una truffa o di un tentativo di truffa sulle bollette energetiche.
Il danno economico complessivo stimato sfiora i 650 milioni di euro.
E il Trapanese, avverte Consumerismo, non fa eccezione.
«Allo sportello arrivano casi che ricalcano esattamente lo schema nazionale», spiega Riccobono. Il primo contatto avviene quasi sempre al telefono. Il consumatore scopre di avere cambiato gestore soltanto quando arriva la fattura di una società che sostiene di essere diventata il nuovo fornitore.
A quel punto bisogna ricostruire telefonate, consensi e documentazione. E non sempre è semplice.
Non sono gli anziani le vittime principali
C’è anche un dato che smentisce uno dei luoghi comuni più diffusi.
Secondo Consumerismo, le persone più colpite non sarebbero gli anziani ma gli under 44, con una particolare incidenza nella fascia tra 35 e 44 anni.
Il fenomeno risulterebbe inoltre più frequente tra chi possiede un titolo di studio elevato.
«Chi si sente competente spesso abbassa la guardia», osserva Riccobono.
A questo si aggiunge un altro elemento: molte vittime non denunciano. Quasi sei su dieci, secondo l’indagine, rinuncerebbero a segnalare quanto accaduto, magari perché la perdita economica sembra contenuta o per l’imbarazzo di essere caduti nel raggiro.
Attenzione a POD, PDR e soprattutto agli Sms con i codici OTP
Gli schemi utilizzati sono ormai abbastanza riconoscibili.
Telefonate in cui si annunciano presunti aumenti imminenti, problemi con il proprio gestore o addirittura il fallimento della società fornitrice. Da qui la proposta di un cambio immediato di contratto.
Consumerismo invita a non comunicare mai telefonicamente i codici POD e PDR, che identificano le forniture di energia elettrica e gas, e a chiedere sempre l’offerta in forma scritta prima di accettare.
Massima attenzione anche agli OTP, i codici temporanei inviati tramite Sms.
Quel numero non deve essere comunicato a chi telefona: può servire a completare la procedura di attivazione di un contratto.
Prudenza anche con risposte come “sì” o “confermo”, che possono essere registrate durante una conversazione.
Quattordici giorni per ripensarci
Consumerismo ricorda inoltre la possibilità di esercitare il diritto di ripensamento: entro quattordici giorni dalla conclusione del contratto il consumatore può tornare indietro senza penali e senza dover fornire particolari motivazioni.
«Chi ha il dubbio di aver detto sì a qualcosa che non aveva capito ha due settimane per rimediare – sottolinea Riccobono –. Il problema è che quasi nessuno lo sa e, quando se ne accorge, il termine è già passato».