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26/08/2026 06:00:00

Arcani sotto le stelle. A Trapani la lunga storia dei Tarocchi

Il Matto, la Morte, la Ruota della Fortuna. Tre immagini bastano per evocare subito il mondo dei Tarocchi: mistero, destino, presagi. Ma la loro storia inizia molto prima della cartomanzia. Nascono nel Rinascimento italiano come carte da gioco, diventano oggetti preziosi nelle corti e solo secoli dopo vengono associate alla divinazione.
 

È da questo lungo viaggio che è partita la serata “Arcani sotto le stelle”, inserita nel programma delle Notti di BCsicilia e ospitata lunedì alla Torre di Ligny di Trapani. A causa del caldo, l’incontro si è svolto all’aperto, accompagnato dal vento del mare. Un’atmosfera quasi inevitabile per parlare di simboli, misteri e immagini che, da circa seicento anni, vengono lette in modi diversi.

 

Prima il gioco, poi il mistero
Per capire da dove arrivano bisogna però tornare ancora più indietro, a quando le carte non erano ancora quelle che conosciamo oggi. I giochi di carte hanno origini antiche e vengono fatti risalire alla Cina, intorno al IX secolo. Da lì si diffusero progressivamente verso il Medio Oriente, arrivando in Europa nel XIV secolo, probabilmente attraverso le rotte commerciali.
Il loro arrivo non fu accolto sempre bene. Le autorità civili e religiose europee guardarono con diffidenza al gioco delle carte, soprattutto per il legame con il gioco d’azzardo. In diversi luoghi ne venne quindi proibito l’uso. Già nel Trecento si trovano provvedimenti contro il gioco delle carte in diverse città europee.
Le carte, però, continuarono a circolare. E fu nell’Italia settentrionale del Quattrocento che comparvero quelle che sarebbero diventate le prime forme dei Tarocchi.
Le prime testimonianze risalgono agli anni Quaranta e Cinquanta del Quattrocento e sono concentrate soprattutto nell’Italia settentrionale. Erano giochi di carte, costruiti aggiungendo alle carte tradizionali una serie di figure allegoriche, i cosiddetti trionfi.
Nelle corti erano anche oggetti di lusso. I mazzi Visconti-Sforza, tra i più celebri arrivati fino a noi, furono dipinti a mano e impreziositi con fondi dorati. Non erano strumenti per leggere il futuro, ma opere d’arte utilizzate per il gioco e legate al prestigio dei loro proprietari.
Il mazzo oggi conosciuto conta 78 carte: 56 Arcani minori e 22 Arcani maggiori. Tra questi compaiono figure diventate ormai universali, come l’Imperatore, la Papessa, l’Eremita, la Torre, la Morte, il Sole, il Matto.

 

Il viaggio del Matto
È proprio il Matto una delle figure più interessanti. Nella struttura storica dei Tarocchi è una carta particolare, fuori dalla normale gerarchia e utilizzabile come una sorta di jolly. Nel tempo è diventato anche il simbolo di chi parte senza sapere ancora dove arriverà.
Da qui nasce una delle interpretazioni più suggestive degli Arcani: un viaggio attraverso immagini, virtù, paure e trasformazioni. Non una spiegazione originaria certa del gioco, ma una lettura sviluppatasi nel corso dei secoli e alimentata dalla forza simbolica delle carte.
La Morte, per esempio, non deve necessariamente essere letta come una fine letterale. Può rappresentare un passaggio, una trasformazione. La Ruota della Fortuna richiama invece l’instabilità del destino. L’Eremita la ricerca interiore.
Le carte, insomma, non parlano una lingua unica.

 

Quando arrivò la divinazione
Il passaggio alla cartomanzia è molto più recente. L’uso dei Tarocchi per la divinazione comincia a diffondersi alla fine del Settecento e diventa sempre più legato all’occultismo nel corso dell’Ottocento. È allora che sulle carte vengono sovrapposti nuovi sistemi simbolici, dalla numerologia alla Cabala.
È qui che cambia anche la percezione dei Tarocchi. Da gioco diventano strumento per interrogare il futuro.
 

Una carta davanti a uno specchio
Durante l’incontro Vincenzo Todaro, che da tempo dona un grande contributo all’associazione, ha riportato l’attenzione anche sull’uso contemporaneo degli Arcani, distinguendo la tradizionale cartomanzia da un approccio più interpretativo. Il tarologo, in questa prospettiva, non si limita a “predire”. Legge le immagini e le mette in relazione con la storia della persona che ha davanti.
È il terreno sul quale i Tarocchi vengono oggi utilizzati anche in chiave introspettiva. Davanti a un’immagine, spiegare ciò che si prova può diventare più semplice. La carta non dà necessariamente una risposta. Può far emergere una domanda.
Ed è forse questo il motivo per cui, dopo sei secoli, continua a funzionare.

 

Oltre la cartomanzia
L’incontro alla Torre di Ligny, promosso dalla sede trapanese di BCsicilia con il Museo civico di Preistoria e la Pro Loco Trapani Centro e con il patrocinio del Comune di Trapani, ha provato a togliere i Tarocchi dalla nebbia delle leggende per restituirli alla loro storia.
Ad aprire la serata è stata Serena Sanfilippo, mentre sono intervenuti Francesco Torre, direttore del Museo civico di Preistoria Torre di Ligny, Giuseppe Puglia per la Pro Loco Trapani Centro e Alfonso Lo Cascio, presidente regionale di BCsicilia. Nel corso della serata, Francesco Torre ha raccontato anche la storia della Torre di Ligny e alcune delle leggende legate al territorio, tra cui quella delle teste di moro e la vicenda di Serisso. L’approfondimento sui Tarocchi è stato affidato a Vincenzo Todaro, con le letture di Esther Castiglione.
Il senso della serata, in fondo, era anche questo. Conoscere la storia dei Tarocchi, distinguere la tradizione dalle leggende e imparare a guardare quelle carte per quello che sono, prima di affidare loro qualsiasi risposta.

 

 

Beatrice Progni
 



Native | 11/08/2026
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