×
 
 
31/08/2026 20:00:00

Mazara e Tunisi, un gemellaggio lungo 26 anni. Conclusa la visita della delegazione tunisina

Ventisei anni di incontri, visite, scambi e relazioni costruite da una sponda all’altra del Mediterraneo. Il gemellaggio tra le Diocesi di Mazara del Vallo e Tunisi continua a essere uno dei ponti più longevi tra Sicilia e Nord Africa, in un tempo nel quale, sul Mediterraneo, si parla molto più spesso di confini che di relazioni.

Si è conclusa in questi giorni la visita nel Trapanese di una delegazione della Diocesi tunisina, composta da cinque persone e guidata dall’arcivescovo di Tunisi monsignor Nicolas Lhernould.

«Porto a casa la gioia di un incontro fraterno», ha detto al termine della visita.

 

Da Mazara a Marsala, passando per Salemi

La delegazione tunisina ha visitato Mazara del Vallo, Salemi, Marsala e Torretta Granitola, incontrando comunità parrocchiali e realtà ecclesiali del territorio. C’è stato anche un incontro con il vescovo di Trapani.

L’ultima tappa si è svolta nella parrocchia di Torretta Granitola, alla presenza del sindaco Daniele Mangiaracina, dell’assessore Bia Cusumano e del vescovo emerito Domenico Mogavero.

Il gemellaggio, nato 26 anni fa, punta alla conoscenza reciproca e alla condivisione delle esperienze pastorali.

Per il vescovo di Mazara del Vallo, Angelo Giurdanella, l’obiettivo è quello di «condividere le ricchezze delle nostre esperienze ecclesiali».

Due Chiese geograficamente vicinissime, separate soltanto dal mare, ma inserite in contesti sociali e religiosi molto diversi.

La piccola comunità cristiana della Tunisia

Uno dei momenti centrali della visita si è svolto in Cattedrale a Mazara, dove la delegazione ha incontrato associazioni, gruppi e realtà laicali della Diocesi.

Insieme al vescovo Giurdanella e al direttore dell’Ufficio per il gemellaggio, don Francesco Fiorino, sono intervenuti alcuni componenti dell’équipe tunisina: don Michel Baudry Santiago, suor Jessy Rymond, Olivia Olivo e suor Laura Gorlato.

Le loro testimonianze hanno raccontato la quotidianità di una comunità cristiana molto piccola: in Tunisia sono circa 30 mila i cristiani su una popolazione di 12 milioni di abitanti.

Una presenza minoritaria che vive a stretto contatto con una società quasi interamente musulmana.

«L’incontro col mondo musulmano continua a farmi scoprire che il Signore ci ha fatto con lo stesso cuore», ha raccontato Olivia Olivo, impegnata nella collaborazione tra le scuole cattoliche tunisine e nei progetti rivolti ai giovani del Mediterraneo.

 

«Come cristiani siamo accolti»

Suor Laura Gorlato vive in Tunisia da 18 anni ed è impegnata nelle scuole.

«Credo che la nostra presenza in quella terra sia un dono alla Chiesa e al popolo musulmano. Viviamo in mezzo a una popolazione che si dichiara musulmana, ma come cristiani siamo accolti».

Suor Jessy Rymond ha invece raccontato il proprio lavoro con la Caritas diocesana, soprattutto nell'assistenza alle persone in difficoltà e nelle visite a chi si trova nei centri di detenzione.

Una realtà che, nelle testimonianze della delegazione, appare assai più complessa rispetto alle semplificazioni con cui spesso viene raccontato il rapporto tra cristianesimo e Islam.

 

Una Cattedrale frequentata anche dai musulmani

Don Michel Baudry Santiago, da due anni parroco della Cattedrale di Tunisi, ha raccontato come l'edificio religioso sia frequentato non soltanto dai turisti.

«Entrano anche i tunisini, fanno domande, hanno curiosità».

La comunità cattolica della capitale tunisina è composta inoltre da molti giovani provenienti dall'Africa occidentale.

«La sfida con loro – ha spiegato – è aiutarli a capire cosa Dio chiede alla loro vita».

 

Lhernould: «La Chiesa non esiste senza un volto femminile»

A tracciare un bilancio della visita è stato l'arcivescovo Nicolas Lhernould.

«Quello che è stato molto bello è stato vivere questi giorni come una grande famiglia. Le due realtà diocesane, Mazara e Tunisi, hanno punti in comune e altri diversi».

Lhernould ha sottolineato alcune caratteristiche della società tunisina, dove la dimensione religiosa continua a essere parte centrale dell'identità collettiva e il senso della comunità mantiene un peso molto forte.

Ha poi evidenziato un altro aspetto della società tunisina, definita ancora «molto maschilista».

E proprio per questo, ha aggiunto, «la Chiesa non esiste se non ha il volto femminile».

Il gemellaggio, intanto, prosegue. Don Francesco Fiorino ha annunciato altre due visite in Tunisia, previste per gennaio e maggio.

Dopo 26 anni, insomma, tra Mazara e Tunisi il ponte resta aperto. E non è poco, soprattutto in un Mediterraneo nel quale si continua troppo spesso a costruire muri, anche quando di mezzo c'è soltanto qualche centinaio di chilometri di mare.