TARI, Carini: "Marsala poteva risparmiare fino a 4 milioni di euro l'anno"
Il dibattito sulla TARI a Marsala non si è mai davvero spento. Dopo le polemiche per l'aumento della tassa sui rifiuti, approvato dal Consiglio comunale tra forti contestazioni, torna al centro della discussione una sentenza del Consiglio di Stato che già durante l'infuocata seduta in cui era stata approvata la tassa sui rifiuti era stata richiamata anche dalla maggioranza.
Allora la consigliera del Partito Democratico Linda Licari aveva sostenuto che quel pronunciamento avrebbe meritato un approfondimento prima del voto sul Piano economico finanziario. Oggi quello stesso tema viene rilanciato da uno studio del consigliere comunale Francesco Carini (FdI), che analizza un'altra recente decisione del Consiglio di Stato e ne applica i principi al caso Marsala.Si tratta, in particolare, della sentenza del Consiglio di Stato (n. 9676/2025). Un lavoro tecnico, complesso, ma con ricadute molto concrete: secondo le stime elaborate, il Comune avrebbe potuto risparmiare tra 1,3 e 4,1 milioni di euro l'anno, con un beneficio diretto per i cittadini compreso tra 16 e 51 euro a testa.
La sentenza: cosa dice e perché riguarda anche Marsala
La pronuncia del Consiglio di Stato nasce da un contenzioso in Toscana, ma i principi stabiliti hanno valore nazionale. Due sono i passaggi decisivi:
- ARERA riconosce solo i costi efficienti: tutto ciò che non è efficiente resta a carico del gestore e non può finire nella TARI.
- Le tariffe non possono crescere liberamente: esiste un tetto massimo (6,6% per gli anni 2020-2021) che i Comuni devono rispettare.
La sentenza chiarisce inoltre che la disciplina ARERA è imperativa, cioè si applica automaticamente anche ai contratti già in essere, sostituendo eventuali clausole più favorevoli al gestore. Testualmente si legge: «Le modalità volte a recuperare la sostenibilità efficiente della gestione non possono limitarsi ai soli interventi di incremento delle tariffe a carico degli utenti, ma devono intervenire anche sui costi del gestore».
Il lavoro del consigliere Carini: cosa ha scoperto
Il consigliere Francesco Carini ha analizzato la sentenza e l'ha applicata al caso Marsala, producendo uno studio dettagliato che mette in luce alcuni aspetti cruciali:
Carini ha inoltre evidenziato che il Comune ha il potere di rinegoziare il contratto, applicare la disciplina ARERA anche senza il consenso del gestore e perfino attivare procedure di autotutela per correggere eventuali atti non conformi.
Quanto avrebbe risparmiato Marsala?
Lo studio del consigliere Carini, basato sui parametri della sentenza, stima tre possibili aree di risparmio:

Un risparmio che, diviso tra gli 80 mila abitanti, avrebbe significato una TARI più leggera per tutti.
Un'amministrazione poco reattiva?
Secondo l'analisi, il Comune avrebbe potuto attivare:
- verifiche tecniche sul PEF;
- diffide al gestore;
- rinegoziazioni contrattuali;
- segnalazioni ad ARERA;
- compensazioni e recupero delle somme.
Il lavoro del consigliere Francesco Carini mette in luce come una corretta applicazione delle norme avrebbe potuto tradursi in risparmi reali per le famiglie.
In un momento in cui la TARI pesa sempre di più sui bilanci delle famiglie, questo studio apre una domanda inevitabile: Marsala sta pagando più del dovuto?
Al di là dei tecnicismi, il tema sollevato da Carini è molto più semplice di quanto possa sembrare: il Comune si limita a prendere atto dei costi comunicati dal gestore oppure esercita fino in fondo il proprio ruolo di controllo?
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