"Critiche ingiuste al parroco di Valderice"
Spettabile Redazione di TP 24,
mi riferisco alla lettera pubblicata ieri sul vostro giornale con la quale un "fedele cattolico", che ha partecipato alla messa domenicale del
giorno prima (30.08.2026), muove pesanti critiche e si dichiara "sconvolto" dal comportamento del parroco che, in presenza di una signora che si è
sentita male a fine messa, non ha avvertito il dovere, a suo modo di dire, di intervenire personalmente per accertarsi di quello che stava accadendo e per il
soccorso del caso.
Chi scrive non intende promuoversi a difensore d'ufficio, ma, conoscendo di persona da tanti anni il parroco in questione, da assiduo parrocchiano si sente in dovere
di verità e obiettività, trovando le critiche rivolte al sacerdote ingiuste e ingenerose, e per questo non condivisibili e su cui decisamente dissentire.
Chi è il prete di cui si parla? E' una persona di grande sensibilità, bontà e generosità, che da anni si spende con spirito evangelico in favore del prossimo, compiendo
i suoi doveri di parroco ed indirizzando negli ultimi tempi la sua missione in favore dei carcerati, molti dei quali, immigrati irregolari, uscendo dal carcere e non sapendo
dove andare, accoglie nella propria canonica con grande e gratuita dedizione, se non a proprie spese.
Per questo suo encomiabile lavoro, ha ricevuto tanti riconoscimenti sia dalle autorità religiose che da quelle giudiziarie, al punto che la sua iniziativa, ormai consolidata,
ma portata avanti tra mille difficoltà e, ad inizio, con molta diffidenza altrui su cui ha dovuto lottare, è stata presa a modello di altre analoghe iniziative a livello nazionale.
Al posto dell'autore della lettera, prima di censurare così duramente quello che, a suo dire, è stato il comportamento omissivo del parroco, ci andrei piuttosto cauto
e mi asterrei da considerazioni esteriori frettolose sulla persona, anche perché non sappiamo cosa e in che modo sia stato esattamente riferito al parroco
sulla signora che si è sentita male, magari lo è stato fatto in modo tale da indurlo a minimizzare, né conosciamo eventuali altri motivi che lo hanno distolto dall'accaduto.
Quanto agli altri riferimenti della lettera, è vero che il caldo di questo periodo è opprimente per tutti, ma criticare il parroco per il suo ventilatore mi appare come critica
superficiale perché non tiene conto che mentre i fedeli, quella mattina di afa, stavano in chiesa con abiti leggeri e maniche corte, e comunque largamente muniti di ventagli,
che sventolavano da tutti i punti della chiesa, lo stesso non può dirsi per il parroco che, vestendo i pesanti paramenti di officiante, grondava sudore incontenibile.
Non ci sono più i ventilatori in chiesa? Non credo che questo sia un grande problema, né tale comunque da generare inutili e fastidiose polemiche. In ogni caso, circa il loro
utilizzo, dubito fortemente che quanto asserito da quel signore, per mera maldicente congettura, citando lo stesso parroco e le suore africane, trovi effettivo riscontro nei fatti. Sulle offerte domenicali, poi, direi che è meglio sorvolare sull'argomento, dato che parliamo di cifre assolutamente irrisorie e mortificanti per gli stessi parrocchiani, che proprio per questo, a mio avviso, non hanno diritto di lamentarsi né per il caldo né per qualsiasi altro motivo.
Mi pare quindi eccessivo pretendere che in chiesa ci siano i ventilatori. Ricordo, comunque, che la Chiesa vive di sovvenzioni e di carità per cui sarebbe opera oltremodo meritoria, per chi ne avverte l'indispensabile necessità, lamentandosi della loro mancanza, comprare in proprio dei ventilatori e donarli alla parrocchia, vincolandoli all'impiego d'estate durante la messa. A questo punto, signori della eedazione, avendo detto quel che mi ero proposto di dire, vi ringrazio per la vostra attenzione e spero che vogliate riservare alla presente la stessa pubblicazione che è stata data alla lettera cui mi sono riferito.
Francesco - Valderice
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