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03/09/2026 11:00:00

“La Sicilia deve arretrare dal mare”. Legambiente: “Alcune case non si possono salvare”

Ci sono posti nei quali continuare a difendere ogni casa, ogni strada e ogni parcheggio dal mare potrebbe non avere più senso. E ci sono pezzi di costa siciliana nei quali, prima o poi, bisognerà fare quello che per decenni è sembrato impronunciabile: arretrare.

È il ragionamento che parte dalle parole del capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, e che adesso viene rilanciato con forza da Legambiente Sicilia.

“Cocina ha detto una cosa che in Sicilia in pochi hanno il coraggio di dire: in alcuni luoghi la natura non accetta le case”, afferma Tommaso Castronovo, presidente regionale di Legambiente.

Tradotto: alcune abitazioni nelle aree maggiormente esposte a frane, alluvioni e mareggiate potrebbero non essere difendibili per sempre. E allora, invece di ricostruire ogni volta nello stesso punto aspettando la prossima emergenza, bisogna cominciare a parlare seriamente di delocalizzazione.

 

Legambiente: serve una mappa delle case da spostare

La proposta è quella di aprire subito un percorso che individui le abitazioni e le infrastrutture maggiormente esposte.

“Bisogna aprire subito un percorso di delocalizzazione delle case e delle infrastrutture più a rischio, con una mappa delle aree pericolose, tempi certi e risorse per chi deve trasferirsi”, dice Castronovo.

Non significa, evidentemente, mandare domani mattina le ruspe davanti alle abitazioni.

Spostare famiglie e immobili significa affrontare un problema enorme: servono indennizzi, alternative abitative, finanziamenti pubblici e soprattutto una programmazione che non può essere affidata all'emergenza del momento.

Ma secondo Legambiente il problema non può più essere rinviato.

 

Il nodo dei 150 metri dalla battigia

C'è poi una questione tutta siciliana che riguarda le regole urbanistiche.

Legambiente chiede di modificare la legge regionale 78 del 1976, quella che stabilisce l'arretramento delle costruzioni di almeno 150 metri dalla battigia ma prevede un'eccezione per le zone urbanistiche A e B.

Secondo l'associazione quella deroga, nata mezzo secolo fa per tenere conto delle aree già urbanizzate, oggi rischia di diventare una porta attraverso cui continuare a costruire o ampliare edifici troppo vicini alla costa.

La richiesta è netta: nessuna nuova costruzione e nessun ampliamento entro i 150 metri dal mare, indipendentemente dalla classificazione urbanistica dell'area.

Una piccola rivoluzione in una Sicilia che per decenni, invece di arretrare dal mare, spesso gli è andata incontro.

 

“Per le strade non ci sono privati da convincere”

Ma il passaggio forse più interessante della posizione di Legambiente riguarda le opere pubbliche.

Perché se spostare una casa richiede tempo e il consenso – oltre all'indennizzo – dei proprietari, per una strada, una pista ciclabile o un parcheggio il problema è diverso.

Ed è qui che Castronovo muove una critica precisa agli interventi realizzati dopo il ciclone Harry.

Secondo Legambiente, diversi lungomare e infrastrutture danneggiati dalle mareggiate sono stati ricostruiti sostanzialmente nello stesso punto e con la stessa larghezza precedente.

“Le strade lungomare e altre infrastrutture della costa siciliana sono state ricostruite in fretta e furia, anche con appalti della Protezione civile, mantenendo la stessa larghezza di prima, cioè rioccupando la stessa porzione di spiaggia, anche dove sarebbe stato possibile arretrarle”.

 

Parcheggi e piazzette oppure più spiaggia?

È questo il punto: quando il mare porta via una strada, ha sempre senso ricostruirla esattamente dove stava prima?

Secondo Legambiente no.

In alcuni casi si sarebbero potuti ridurre o eliminare parcheggi, piazzette e piste ciclabili per recuperare qualche metro di spiaggia.

Non è soltanto una questione paesaggistica.

Una spiaggia più profonda costituisce infatti uno spazio capace di assorbire e dissipare parte dell'energia delle onde prima che queste raggiungano strade, muri e fondazioni degli edifici.

“È proprio la profondità della spiaggia a dissipare l'energia delle onde – sottolinea Castronovo – la stessa energia che poi si scarica sulle fondazioni delle case”.

 

Cocina aveva lanciato l'allarme

Le parole di Legambiente arrivano dopo l'allarme lanciato nei giorni scorsi dallo stesso Cocina.

Il capo della Protezione civile siciliana aveva richiamato l'attenzione sull'aumento della temperatura del mare e sulla possibilità che l'energia accumulata possa tradursi, con l'arrivo delle perturbazioni autunnali, in fenomeni meteorologici particolarmente intensi.

E sulle costruzioni collocate nelle zone più esposte era arrivata una frase destinata a fare discutere: in certi luoghi, aveva spiegato, “la natura non le accetta”.

 

Non si può ricostruire all'infinito nello stesso punto

Legambiente prende quindi sul serio le parole del dirigente della Protezione civile e chiede che non rimangano soltanto un avvertimento.

Per le abitazioni servirà una strategia di lungo periodo.

Per le infrastrutture pubbliche, invece, secondo l'associazione si può cominciare immediatamente.

“Il riconoscimento del capo della Protezione civile siciliana è un primo passo importante. Ma va accompagnato da atti concreti, con tempi diversi a seconda di ciò che deve essere spostato: subito per le infrastrutture pubbliche, in modo pianificato ma senza rinvii per le case”.

Perché il cambiamento climatico pone alla Sicilia una domanda piuttosto semplice, per quanto scomoda: quanto siamo disposti a spendere per ricostruire, ogni volta, esattamente nello stesso posto ciò che il mare continuerà a portarsi via?