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03/09/2026 10:25:00

Furto di cavi a Bresciana: a Trapani l’emergenza idrica non finisce mai

L’acqua a Trapani manca da mesi, quella che arriva in alcune zone non si può utilizzare e adesso anche i pozzi che dovrebbero garantire l’approvvigionamento vengono nuovamente messi fuori gioco dai ladri. 

 

Il nuovo raid a Bresciana arriva nel momento peggiore: la città è già alle prese con la crisi idrica, l’emergenza contaminazione e la crescente necessità di ricorrere alle autobotti. 

E così il furto di pochi cavi di rame rischia di trasformarsi nell’ennesimo problema per un sistema che sta già lavorando al limite.

 

L'emergenza legata allo Stop di Bresciana riguarda un po' tutte le zone: il furto dei cavi elettrici dei collegamento dei pozzi TR12A e TR12B, che ha danneggiato anche i quadri elettrici di alimentazione fermando i due impianti, riduce la portata a 30litri/secondo, facendo mancare acqua al serbatoio. 

 

Inoltre ha arrestato anche il ripristino di Marracco che serve Misiliscemi. 

Nonostante la vigilanza notturna con metronotte, i ladri sarebbero riusciti nel colpo, tentando di colpire anche il pozzo TR6, venendo messi in fuga dall’arrivo dei vigilanti. 

 

Al momento, l' Ufficio Sevizio Idrico fa sapere che i lavori di riparazione sono in corso e, si spera, entro domani sera possano terminare. 

Contando i tempi per riempire nuovamente il serbatoio, si potrebbe tornare a regime lunedì. 

 

Il problema è che Bresciana non è un impianto qualsiasi. È nel territorio di Campobello di Mazara, ma rappresenta una delle infrastrutture strategiche per l’approvvigionamento di Trapani e dei Comuni vicini. In un momento nel quale l’amministrazione ha bisogno della massima portata possibile, due pozzi fermi significano ulteriore pressione su un sistema già in difficoltà. 

 

E quello di oggi non è un episodio isolato. Le cronache degli ultimi anni riconsegnano uno stillicidio di furti, sabotaggi e atti vandalici che interessa Bresciana da anni. 

Nel 2023, definito "annus horribilis", si contarono 20 atti vandalici in appena otto mesi. In una sola incursione furono danneggiati tre pozzi e una cabina: un danno enorme rispetto al valore del materiale rubato.

 

Un impianto strategico in una rete fragile

Mentre Trapani sta combattendo l’emergenza dell’inquinamento e deve rifornire le utenze con le autobotti, servirebbe che Bresciana lavorasse alla massima portata. 

Il furto arriva quindi a colpire proprio nel momento in cui ogni risorsa disponibile diventa fondamentale e il danno economico dell’ultimo raid è stato quantificato in circa 20 mila euro. 

 

L’estensione dell’infrastruttura rende difficile proteggerla completamente. Pozzi e condotte si sviluppano per chilometri in aree rurali e isolate, mentre negli ultimi anni altri problemi sono arrivati dalle condotte ormai vetuste e persino da episodi di sottrazione dell’acqua lungo la rete. 

 

Ma resta una coincidenza temporale che non può essere ignorata: i raid più pesanti sono avvenuti durante fasi di forte emergenza idrica. Nel 2023 i danneggiamenti provocarono blackout, sospensioni e problemi alla linea del sistema idrico e ai luoghi di rilancio dell’acqua. Oggi, mentre Trapani è nuovamente in emergenza, Bresciana torna nel mirino.

 

Sul fronte cittadino restano oltre 150 utenze coinvolte nell’emergenza contaminazione, che va avanti da marzo scorso, tra contatori chiusi e riaperti, denunce di ricoveri subiti da cittadini, analisi private ed interventi pubblici. 

 

Il dato più preoccupante è però un altro: secondo il comitato, alcune famiglie preferirebbero non segnalare la contaminazione perché non possono permettersi un contatore chiuso e, quindi, di pagare un’autobotte privata. E tirano avanti con iperclorazioni.

 

Le analisi disposte dal Comune mostrano miglioramenti in diversi punti, ma persistono valori non conformi e la presenza di Escherichia coli, che invece deve essere totalmente assente.

 

Il Comune cerca ancora l’origine del problema concentrando le verifiche nell’area tra piazza XXI Aprile e il campo Coni, ma la mappatura ricostruita dai firmatari della petizione che chiede chiarezza all'amministrazione - forte delle 1.150 firme raccolte - riporterebbe una rete più vasta, che arriverebbe, secondo i promotori, fino a Piazza Vittorio Emanuele e via Virgilio. 

 

Sul fronte dell’approvvigionamento, la soluzione per le famiglie è l’autobotte e la Protezione civile regionale ha messo a disposizione due autobotti, una grande e una più piccola. 

 

Il comitato si sta occupando di raccogliere segnalazioni che documentino disagi e attese, che in alcuni casi supererebbero i dieci giorni, di cittadini che sostengono di essere stati spostati in fondo alle liste con l’attivazione del COC e di accuse di presunti favoritismi, ovviamente  da verificare.

Per altro, l'indagine avviata a seguito dell'esposto in Procura del comitato, pare proseguire.

 

Intanto l'amministrazione ha creato un numero unico affidando la gestione delle telefonate a un’organizzazione di volontariato che sarà individuata attraverso una procedura comparativa, puntando a mettere ordine nel sistema delle prenotazioni.

Inoltre, si sta calendarizzando nei prossimi giorni un incontro con il comitato. 

 

Ma nel frattempo il nuovo raid di Bresciana aggiunge un altro tassello a una crisi che ormai non può essere letta per compartimenti separati e che la appesantisce ulteriormente.

 

Meno acqua disponibile, pozzi danneggiati, rete vecchia, contaminazione, autobotti insufficienti e mercato privato che cresce dove il servizio pubblico non riesce ad arrivare.

 

Ed è proprio per questo che Bresciana diventa ancora una volta il punto forse più interessante da cui guardare l’intera emergenza idrica trapanese.