Acqua contaminata a Trapani, il dossier del Comune: ecco dove nasce il problema
La vera fotografia dell’emergenza acqua a Trapani non è soltanto quella dei contatori chiusi, delle autobotti e delle analisi microbiologiche.
È un quadro molto più complesso, nel quale entrano decenni di interventi sulle reti, condotte mai realmente dismesse, scarichi di acque bianche trasformati nel tempo in reti miste, allacciamenti non corretti e una rete fognaria che, in alcune zone, non è nemmeno completamente mappata.
È quanto emerso dal confronto di martedì sera tra il Comitato "Acqua é un diritto di tutti", il sindaco Giacomo Tranchida, l'assessore Giuseppe Pellegrino e l'ingegnere Orazio Amenta.
Un confronto nato per consegnare al sindaco le 1150 firme, durante il quale l'amministrazione ha illustrato ciò che è stato fatto, ciò che si sta facendo e soprattutto ciò che resta da fare per impedire che l'acqua torni a essere contaminata.
“Il problema non è soltanto la rete idrica purtroppo, ma è anche e soprattutto la rete fognaria”, ha spiegato. In alcuni tratti, ha aggiunto, fognature nate per le acque bianche sono diventate nel tempo reti miste, senza che venissero sostituite da nuove infrastrutture adeguate.
La rete fognaria che racconta decenni di errori
Il caso più emblematico è quello di via della Pace e dell'area compresa tra via della Pace, via Archi, via Nino Bixio, via Michele Riccio e la zona di Campo Coni.
Qui, secondo la ricostruzione fornita da Amenta, esistono vecchie condotte destinate alle acque bianche che nel corso degli anni sono state utilizzate anche per scarichi fognari. Alcuni edifici sarebbero stati collegati nel tempo a queste condotte, trasformandole di fatto in reti miste.
Sono stati ispezionati alcuni tratti della rete, trovando condotte completamente piene di acqua lurida, con livelli tali da creare una situazione di pressione.
Non serve necessariamente che una fognatura “entri” fisicamente dentro un tubo dell'acqua potabile. È sufficiente una perdita, una microfrattura, una giunzione difettosa o una presa collocata in prossimità di un pozzetto fognario perché, in determinate condizioni di pressione, si possa verificare un'infiltrazione.
E a Trapani, secondo quanto emerso durante la riunione, esistono anche casi nei quali prese idriche e pozzetti fognari si trovano troppo vicini, oltre a situazioni in cui le prese sono state addirittura rinvenute all'interno di vecchi fognoli.
C'è poi un altro elemento: la rete fognaria non è completamente mappata.
Cappuccinelli, via della Pace e le opere già programmate
L'amministrazione sostiene però che non si sta limitando a tamponare l'emergenza.
Nel quartiere Cappuccinelli, ha spiegato Amenta, si sta rifacendo completamente la rete fognaria, sia per i reflui sia per le acque bianche.
Gli interventi comprendono inoltre circa 4.800 metri lineari di rete per le acque bianche, 1.800 metri di rete nera e circa un chilometro di rete idrica, secondo i dati illustrati durante l'incontro.
Il problema riguarda anche via Nino Bixio e via Nicolò Riccio, dove il Comune sta lavorando alla predisposizione di interventi strutturali. Per via Nino Bixio, in particolare, è stata indicata la disponibilità della Protezione civile a valutare un finanziamento.
Amenta ha parlato anche di interventi preventivi sulle cosiddette valvole di interconnessione e sulle prese, considerate punti potenzialmente critici, oltre alla necessità di abbassare il livello della rete fognaria attraverso nuovi sistemi di convogliamento.
La mappa dell'inquinamento
Parallelamente alle opere strutturali, il Comune sta cercando di individuare i punti nei quali nasce la contaminazione.
La mappatura viene effettuata attraverso campionamenti ripetuti, con analisi microbiologiche effettuate a distanza di circa 48 ore e una progressiva restrizione delle aree considerate problematiche.
Amenta ha riferito di abbattimenti degli indicatori microbiologici tra l'85% e il 95% in diverse strade grazie anche all'incremento della clorazione.
Ma questo, è stato chiarito, non equivale alla soluzione definitiva.
Il cloro può abbattere gli indicatori, ma non elimina la causa strutturale che determina la contaminazione.
Tra i casi analizzati ci sono via Erice, via Archi, via Colonnello Romei, via Livio Bassi, via Nino Bixio e l'area di piazza 21 Aprile.
Proprio piazza 21 Aprile è stata oggetto di più episodi. Nel 2023-2024, secondo la ricostruzione di Amenta, una delle cause sarebbe stata una vecchia rete idrica che avrebbe dovuto essere dismessa dopo la realizzazione della nuova condotta negli anni Novanta, ma che non venne completamente disconnessa. Alcune abitazioni continuarono così a essere alimentate dalla vecchia tubazione.
Successivamente, altri problemi sarebbero stati provocati da lavori stradali e manomissioni della sede viaria, con cedimenti della rete fognaria.
Per l'episodio più recente, invece, l'ipotesi indicata è diversa: l'alluvione del 3 luglio potrebbe avere contribuito a determinare una nuova contaminazione, soprattutto in presenza di reti miste e infrastrutture già vulnerabili.
“Il problema purtroppo nel tempo è destinato a ripetersi”, ha detto Amenta, finché non saranno risolti i problemi strutturali.
Autobotti: l'emergenza dentro l'emergenza
È probabilmente il secondo grande fronte emerso dall'incontro.
Il Comune ha ammesso le difficoltà nel garantire un servizio sostitutivo tempestivo a tutti i cittadini interessati dalla sospensione dell'erogazione.
Attualmente sono disponibili due autobotti per il trasporto di acqua potabile convenzionate con Palma Autospurghi, mentre altre amministrazioni hanno messo a disposizione mezzi. Il sindaco ha riferito che un'autobotte è arrivata anche da Buseto Palizzolo, ma senza autista, e che il personale deve essere reperito dal Comune.
Secondo Tranchida, il Comune sta cercando di organizzare un sistema più strutturato per la gestione delle richieste, perché la distribuzione dell'acqua non può essere affidata a criteri informali o alla discrezionalità del singolo volontario.
È stata avviata anche una procedura per affidare all'esterno la gestione delle telefonate e del call center, mentre l'obiettivo dichiarato è arrivare a un sistema nel quale le richieste vengano registrate, incrociate e gestite secondo criteri di priorità e trasparenza.
Il sindaco ha inoltre riferito di avere chiesto al livello prefettizio un ulteriore supporto con mezzi e autobotti, spiegando però che l'emergenza è stata classificata come emergenza locale, circostanza che rende più complesso il ricorso alle risorse disponibili per emergenze di dimensione maggiore.
Tranchida ha insistito su un punto: l'acqua utilizzata per gli usi potabili deve essere certificata come potabile. Il Comune, ha spiegato, dispone di acqua potabile attraverso i propri canali di approvvigionamento e attraverso Sicilia Acque e il dissalatore, e alcune autobotti sono autorizzate al trasporto di acqua potabile previa verifica dell'ASP.
E poi c'è la domanda delle domande: se Trapani è senza acqua, dove si approvvigionano le ditte private?
Il nodo dei rimborsi
I cittadini hanno sostenuto spese per pulire e sanificare cisterne e serbatoi, oltre a quelle per acquistare acqua e ricorrere alle autobotti.
Il Comune non ha fornito una certezza immediata sul rimborso.
Tranchida ha spiegato che il rimborso pone anche un problema di responsabilità amministrativa e contabile: occorre dimostrare che la spesa sia direttamente riconducibile all'emergenza e riguardi acqua proveniente da fonti controllate.
Il Comitato, tuttavia, chiede che almeno venga riconosciuto il principio secondo cui chi è stato costretto a sostenere una spesa a causa della sospensione dell'acqua potabile non debba rimanere completamente solo davanti al costo dell'emergenza.
L'amministrazione si è detta disponibile ad aprire un tavolo di confronto.
Il Comitato: “Ora vogliamo tutto per iscritto”
Alla fine della riunione, il Comitato ha consegnato formalmente al sindaco le firme raccolte con la petizione.
L'incontro viene definito “alquanto chiarificatore”, ma le richieste avanzate all'amministrazione non hanno ricevuto finora un riscontro formale scritto.
Il Comitato sottolinea di avere finalmente ricevuto spiegazioni sulle cause dell'inquinamento e di avere appreso soprattutto della complessità della rete fognaria.
Tuttavia, invita a non concentrarsi ora sulle cause tecniche dell’inquinamento, ma su acqua, sicurezza, assistenza e tempi certi.
E proprio per questo chiede un passaggio ulteriore: mettere nero su bianco ciò che è stato detto durante la riunione.
gestione dell'emergenza, le autobotti e il tema dei rimborsi.
E alla fine resta la domanda che attraversa tutta l'emergenza: se il problema è strutturale e affonda le sue radici in una rete fognaria che presenta criticità vecchie di decenni, quanto tempo servirà perché Trapani possa considerare davvero chiusa questa emergenza?
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