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11/09/2026 09:55:00

E' morta Emma Bonino, aveva 78 anni. Una vita per i diritti e l'Europa

È morta oggi, venerdì 11 settembre, Emma Bonino. Aveva 78 anni. Fondatrice di +Europa e storica esponente radicale, ha attraversato oltre mezzo secolo di politica italiana, dalle campagne per il diritto all’aborto alle responsabilità di governo, fino alle battaglie internazionali per i diritti umani. 

Deputata, senatrice, commissaria europea e due volte ministra, Bonino ha legato il proprio nome a una politica fatta anche fuori dalle istituzioni: raccolte di firme, referendum, disobbedienza civile. Un percorso cominciato negli anni Settanta al fianco di Marco Pannella e proseguito nelle istituzioni italiane ed europee.

 

L’ultimo ricovero e la malattia

Lunedì 7 settembre era stata soccorsa nella sua abitazione nel centro di Roma e trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito, dopo un peggioramento della funzionalità respiratoria. Il medico curante, Claudio Santini, aveva riferito che Bonino era vigile e lucida.

Nei giorni successivi i bollettini avevano descritto una situazione stabile, ma ancora delicata. Dopo un consulto tra i sanitari era stato deciso il trasferimento dalla terapia intensiva a una struttura privata, avvenuto il 10 settembre.

Nel gennaio 2015 aveva annunciato pubblicamente, a Radio Radicale, di avere un microcitoma polmonare. Aveva affrontato le cure senza abbandonare l’attività politica e nel 2023 aveva dichiarato di essere guarita. Negli anni successivi erano però continuati i problemi respiratori, con altri ricoveri nell’ottobre 2024 e nel novembre 2025.

Da Bra alle battaglie per l’aborto

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino si era trasferita a Milano dopo il liceo classico. Nel 1972 si era laureata in Lingue e letterature straniere alla Bocconi, con una tesi sull’autobiografia di Malcolm X.

Il suo ingresso nella militanza radicale passò attraverso l’attività del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, il rapporto con Adele Faccio e l’incontro con Pannella. Nel 1975 si autodenunciò per procurato aborto e si consegnò alle forze dell’ordine: un gesto di disobbedienza civile che portava nel dibattito pubblico un’esperienza personale, in un’Italia in cui interrompere una gravidanza era ancora un reato.

Nel 1976, a 28 anni, entrò per la prima volta alla Camera, insieme a Pannella, Adele Faccio e Mauro Mellini. Erano i quattro deputati con cui i Radicali facevano il loro ingresso a Montecitorio.

La battaglia per sottrarre l’aborto alla clandestinità rimase una delle più riconoscibili del suo impegno. Partecipò alla mobilitazione che accompagnò la legalizzazione nel 1978 e alla difesa di quella conquista nel referendum del 1981.

 

 I diritti oltre i confini italiani

Negli anni successivi il suo impegno si allargò alla lotta contro la fame nel mondo, all’abolizione della pena di morte e all’antiproibizionismo. La dimensione internazionale divenne una parte centrale della sua attività, accanto alla difesa delle libertà civili in Italia.

Un capitolo importante fu il lavoro per la nascita della Corte penale internazionale, anche attraverso l’organizzazione Non c’è pace senza giustizia. Una campagna che contribuì al percorso culminato nell’approvazione dello Statuto di Roma nel 1998 e nella sua entrata in vigore nel 2002.

Dal 1995 al 1999 fu commissaria europea, con competenze sulla pesca, sulla tutela dei consumatori e sugli aiuti umanitari. A quell’incarico affiancò missioni nelle aree di crisi, dalla Somalia al Ruanda, portando nelle istituzioni europee l’esperienza delle emergenze e delle popolazioni colpite dai conflitti.

 

Il successo del 1999 e il Quirinale

Il 1999 fu uno dei momenti di maggiore consenso della sua carriera. Alle elezioni europee la Lista Bonino raggiunse l’8,45 per cento, mentre lei raccolse complessivamente oltre 1,2 milioni di preferenze nelle diverse circoscrizioni. Un risultato eccezionale per una formazione radicale, che tuttavia non si trasformò in una crescita elettorale duratura.

Nello stesso anno fu promossa la sua candidatura alla presidenza della Repubblica. Il Parlamento elesse invece Carlo Azeglio Ciampi. Il nome di Bonino tornò nella corsa al Quirinale nel 2006 e nel 2013, senza riuscire a raccogliere il sostegno necessario.

 

 

 

Ministra con Prodi e Letta, poi +Europa

Nel 2006 entrò nel secondo governo di Romano Prodi come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Nel 2008 venne eletta al Senato e ne diventò vicepresidente. Nel 2013 Enrico Letta le affidò il ministero degli Esteri, incarico mantenuto fino alla conclusione del governo nel febbraio 2014.

La sua carriera conobbe anche sconfitte: nel 2010 si candidò alla presidenza della Regione Lazio, sostenuta dal centrosinistra, ma venne battuta da Renata Polverini. Negli anni precedenti aveva trascorso un periodo al Cairo, dedicandosi allo studio dell’arabo e alla conoscenza della società egiziana.

Nel 2017 contribuì alla nascita di +Europa. Con quella formazione tornò al Senato nel 2018, per il suo ultimo mandato parlamentare, concluso nel 2022. Del partito fu anche presidente tra il 2024 e il 2025.

 

Il personale e il privato

Alla grande esposizione pubblica Bonino affiancava una netta difesa della propria riservatezza. «Il personale è politico, il privato non è pubblico», ripeteva. Aveva raccontato il proprio aborto e la malattia, ma custodiva gli affetti lontano dalla cronaca quotidiana. Negli anni Settanta aveva avuto in affido due bambine, Aurora e Rugiada.

La sua storia politica resta legata soprattutto a questo intreccio tra esperienza individuale e diritti collettivi: la libertà di scegliere, la laicità delle istituzioni, la possibilità di portare una battaglia minoritaria dentro il confronto pubblico e, talvolta, trasformarla in una conquista condivisa.