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01/10/2026 16:55:00

Caro carburanti, Lo Curto: "La Sicilia e il paradosso energetico di un'isola che paga due volte"

Egregio Direttore,  

l’attuale instabilità politica nell’area del Golfo ha contribuito a produrre una profonda crisi economica per il rincaro dei carburanti che si abbatte sulle  imprese e le famiglie italiane ma che in Sicilia ha effetti devastanti legati ai costi dell’insularità. Sento da più parti sollevarsi il malessere senza però che arrivino proposte risolutive oltre i soliti “provvedimenti tampone” e solo  quando gli operatori economici sono già al collasso.  La Sicilia raffina circa il 40% della benzina prodotta in Italia, attraverso i poli industriali di Priolo, Milazzo e Gela. È una delle principali piattaforme energetiche del Paese. Eppure, paradossalmente, i siciliani continuano a pagare più degli altri il costo dei carburanti e dell’energia. 

 

Da deputato regionale mi sono battuta con successo perché alla Sicilia fosse riconosciuta la condizione di svantaggio derivante dall’insularità e dopo l’approvazione della “Legge Lo Curto” in ARS, nel 2022 il Parlamento Nazionale ha approvato la modifica della Costituzione introducendo l’articolo 119 che stabilisce che lo Stato deve riconoscere le peculiarità delle isole e rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità. Ad oggi quell’articolo è solo una pura dichiarazione di principio perché pur affermando  “un diritto” lo Stato non ne ha garantito l’esigibilità, Dal canto suo la Regione non è riuscita ad incidere adeguatamente nel merito. Un camion che parte da Marsala e deve raggiungere Milano deve sostenere il costo del traghettamento, un costo che un camion in partenza da Asti o anche da Napoli semplicemente non ha. Le famiglie e le imprese siciliane sostengono quindi costi energetici e logistici più elevati rispetto a chi vive sulla terraferma. 

 

E qui emerge una contraddizione che considero difficile da accettare. La Sardegna, che non ospita la stessa industria della raffinazione siciliana, ha ottenuto misure di compensazione sul costo dei carburanti. La Sicilia, che ospita alcuni dei più importanti impianti di raffinazione del Mediterraneo e ne sopporta anche gli impatti ambientali, non beneficia di un analogo meccanismo strutturale. Le accise sui carburanti continuano ad alimentare il bilancio dello Stato, mentre le royalties versate dalle compagnie petrolifere alla Regione rimangono una risorsa che non viene sufficientemente trasformata in sostegno alle attività produttive e alle comunità che vivono in quei territori. A pagare questo squilibrio sono soprattutto quattro categorie: gli agricoltori, che devono sostenere costi elevati per il gasolio; i pescatori, per i quali il carburante rappresenta una voce ormai insostenibile; gli autotrasportatori, costretti a sostenere il costo del collegamento marittimo e, infine, le famiglie.  

 

A fronte di questa situazione  la risposta non può essere l'ennesimo bonus emergenziale, serve piuttosto una politica strutturale sull'insularità, utilizzando gli strumenti che la nostra Costituzione già mette a disposizione. Tre, a mio avviso, dovrebbero essere le priorità. La prima riguarda la riduzione delle accise sui carburanti per la Sicilia con un meccanismo analogo a quello riconosciuto alla Sardegna, affinché il costo dell'insularità non ricada interamente sui cittadini e sulle imprese. La seconda la riduzione  del carico fiscale sul trasporto delle merci via mare, intervenendo sull'IVA applicata ai traghetti, così da rendere meno oneroso per le imprese siciliane raggiungere i mercati nazionali ed europei. La terza la destinazione di una quota delle risorse generate dalle attività petrolifere e dalle relative royalties a un fondo regionale per sostenere agricoltura, pesca e trasporto, trasformando una parte della ricchezza prodotta sul territorio in un beneficio concreto per chi quel territorio lo vive e vi lavora. Non si tratta di chiedere privilegi per la Sicilia. 

 

Si tratta di applicare un principio costituzionale e di  compensare uno svantaggio strutturale che non dipende dai cittadini e dalle imprese siciliane. Se la Sicilia rappresenta una delle principali piattaforme energetiche del Paese, non può essere contemporaneamente trattata come una periferia quando si tratta di garantire competitività, mobilità e opportunità. L'articolo 119 della Costituzione deve generare quelle misure compensative che lo Stato ha il dovere di prevedere in bilancio. Vivere in  un'isola non può continuare a significare essere cittadini di serie B e per essere bravi in politica non serve denunciare i problemi ma risolverli. Queste mie riflessioni gentile Direttore vogliono offrire un contributo concreto di idee a quanti oggi sono pronti a correre per lo scranno più alto delle nostre Istituzioni e voglio sperare che occupino un posto centrale nel dibattito politico che attraversa campi, correnti e controcorrenti. 

 

Eleonora Lo Curto