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01/10/2026 06:00:00

L'Ars cambia regole: meno spazio ai franchi tiratori, tempi stretti per il dibattito

L’Ars prepara nuove regole per governare il confronto parlamentare. Meno tempo per gli interventi, limiti al voto segreto, Commissioni più piccole e perdita degli incarichi per chi cambia gruppo durante la legislatura. Il testo della riforma del regolamento prende forma, ma porta con sé una contraddizione politica: mentre si cerca di rendere più rapida l’attività dell’Assemblea, restano fuori diverse misure che avrebbero consentito ai cittadini di seguirla e controllarla meglio. Il passaggio in aula deve ancora arrivare. E soprattutto, le modifiche entrerebbero in vigore dalla prossima legislatura. Le nuove disposizioni, dunque, non cambierebbero le regole delle attuali battaglie parlamentari.

 

Il voto segreto e il problema dei franchi tiratori

Il nodo centrale è lo scrutinio segreto, tornato al centro del confronto dopo le votazioni che hanno messo in difficoltà la maggioranza, dalla riforma dei Consorzi di bonifica ai provvedimenti finanziari. La proposta punta a restringerne l’utilizzo, avvicinando il regolamento siciliano a quello del Senato. Il voto segreto resterebbe previsto per determinate materie, dalle questioni riguardanti le persone ad alcuni diritti costituzionali, fino alle norme elettorali e alle modifiche dello stesso regolamento. Verrebbe invece escluso per articoli ed emendamenti dei provvedimenti di bilancio, della legge di stabilità, del rendiconto e delle variazioni finanziarie, oltre che per l’autorizzazione all’esercizio provvisorio. È una modifica dal peso politico evidente. Sulle decisioni che riguardano le risorse regionali diventerebbe più difficile nascondere dissensi e rotture dietro l’anonimato del voto. La maggioranza dovrebbe assumersi apertamente la responsabilità delle proprie divisioni.

 

Galvagno accusa, il confronto resta aperto

Il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, ha contestato alle opposizioni la mancata presentazione di proposte alternative sul voto segreto, nonostante gli inviti a intervenire. La sua critica riguarda la distanza tra le contestazioni pubbliche e le iniziative formalizzate nella sede parlamentare.

Sul resto del regolamento, però, il Movimento 5 Stelle ha presentato diversi emendamenti. Quasi tutti sono stati respinti. Il risultato è un confronto che, dalla necessità condivisa di aggiornare le regole, si sposta sulla direzione da dare alla riforma: rendere l’Assemblea più veloce, ma anche decidere quali strumenti di controllo e partecipazione rafforzare.

 

Meno minuti per parlare, corsia rapida per il bilancio

Un altro obiettivo è ridurre la durata dei lavori. La discussione generale passerebbe da quindici a cinque minuti per deputato, con la possibilità di estensione ridotta da quarantacinque a quindici minuti. Le dichiarazioni di voto scenderebbero da cinque a due minuti. Anche gli interventi sulle mozioni verrebbero abbreviati.

Per la discussione degli articoli resterebbero dieci minuti, comprendendo però anche gli emendamenti, che perderebbero un tempo autonomo di intervento.

La novità più incisiva riguarda la sessione di bilancio: gli ultimi cinque dei quarantacinque giorni previsti sarebbero riservati alle votazioni dell’articolato, senza discussione, per favorire l’approvazione finale entro il 31 dicembre.

 

Chi cambia gruppo perde gli incarichi

Tra le proposte aggiuntive del M5S, passa quella a prima firma Cristina Ciminnisi: chi cambia gruppo nel corso della legislatura decadrebbe dagli incarichi ricoperti negli Uffici di presidenza dell’Assemblea e delle Commissioni. La disposizione interviene su una pratica che può modificare gli equilibri parlamentari anche dopo il voto degli elettori. Il deputato conserverebbe il mandato, ma perderebbe le cariche interessate dalla nuova regola. Ritirata, invece, la proposta di Galvagno di portare da quattro a cinque il numero minimo di deputati necessario per costituire un gruppo.

 

La trasparenza che non passa

Restano fuori le dirette streaming dei lavori delle Commissioni e la pubblicazione online delle interrogazioni con le relative risposte. Respinte anche le proposte sulla trasmissione immediata del fascicolo degli emendamenti ai deputati e sulle misure contro le ripetute assenze nelle Commissioni. Non passa neppure la doppia preferenza di genere per l’elezione dell’Ufficio di presidenza, proposta da Roberta Schillaci. È su questo terreno che la riforma mostra il suo limite politico. Ridurre i tempi degli interventi può rendere più ordinato il confronto. Consentire ai cittadini di conoscere meglio i lavori parlamentari avrebbe rafforzato anche la responsabilità di chi vi partecipa.

 

Il calendario e la scelta finale

Il testo potrebbe trovare spazio dopo la variazione di bilancio, la cui approvazione è indicata nella tabella di marcia entro l’8 ottobre, e prima dell’arrivo della legge di stabilità, previsto a fine mese. A contendere quella finestra c’è però la riforma della dirigenza, ancora in attesa dell’ultimo parere della Commissione Affari istituzionali presieduta da Ignazio Abbate. Intanto, la proposta ridisegna anche le Commissioni permanenti, portandone i componenti a undici. La Commissione Bilancio resterebbe a tredici, per le sue competenze trasversali.