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03/10/2026 11:58:00

È morto Antonio Sfraga, l’imprenditore coinvolto nell’inchiesta sulla mafia dell’ortofrutta

È morto giovedì 1° ottobre Antonio Sfraga, 59 anni, imprenditore marsalese del settore ortofrutticolo, coinvolto insieme al fratello Massimo nell’operazione “Sud Pontino”, l’inchiesta sui rapporti tra Cosa Nostra e camorra per il controllo dei trasporti di frutta e verdura verso i mercati del Centro-Sud. P

 

 I funerali saranno celebrati oggi, sabato 3 ottobre, alle 16, nella chiesa Maria Santissima delle Grazie di Petrosino, con successivo trasferimento al cimitero dello stesso comune.

 

La notizia della morte arriva meno di tre mesi dopo l’ultimo passaggio della sua lunga vicenda giudiziaria. Il 15 luglio Tp24 aveva raccontato il rigetto, da parte della Cassazione, del terzo ricorso dei fratelli Sfraga: era così diventata definitiva la condanna a tre anni di reclusione ciascuno, pena già scontata, per illecita concorrenza con minaccia o violenza. Tp24

 

L’inchiesta del 2010 e il controllo dei trasporti

 

Antonio e Massimo Sfraga operavano nel commercio all’ingrosso dell’ortofrutta nella zona di Strasatti e Petrosino. Il loro arresto risale al 10 maggio 2010, nell’ambito dell’operazione condotta dalla Dia di Roma e dalla Squadra mobile di Caserta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Il blitz portò complessivamente a 68 arresti.

Al centro delle indagini c’era un sistema che, secondo gli investigatori, condizionava la libertà degli operatori economici attraverso l’imposizione delle aziende incaricate di trasportare i prodotti agricoli. Le rotte collegavano la Sicilia ai mercati della Campania e del Lazio, a partire da quello di Fondi. Non soltanto camion e spedizioni: l’inchiesta ricostruiva anche interferenze nella commercializzazione e nella determinazione dei prezzi pagati ai produttori. 

Agli Sfraga gli inquirenti attribuivano un ruolo di collegamento tra gli ambienti mafiosi siciliani e la criminalità organizzata campana. Secondo l’accusa, i due fratelli, considerati imprenditori di riferimento degli ambienti corleonesi, contribuivano a garantire il monopolio dei trasporti ad aziende riconducibili al sistema dei Casalesi. Tra le imprese al centro della ricostruzione investigativa figurava la Paganese Trasporti.

 

Le condanne, gli annullamenti e la posizione della difesa

 

Il procedimento attraversò diversi gradi di giudizio. La prima condanna a tre anni fu pronunciata il 27 gennaio 2012 dal giudice dell’udienza preliminare di Napoli e confermata in appello il 7 gennaio 2014. Seguirono due annullamenti con rinvio della Cassazione, nel 2015 e nel luglio 2022, con nuovi giudizi davanti alla Corte d’appello di Napoli. 

Uno dei punti centrali del confronto processuale riguardava l’attendibilità del collaboratore di giustizia Gianluca Costa. Nell’ultimo passaggio in Cassazione, riferito dalle cronache del luglio scorso, le sue dichiarazioni erano state ritenute attendibili, richiamando anche la valutazione compiuta nel procedimento contro Gaetano Riina, fratello di Totò. 

La difesa, affidata agli avvocati Diego Tranchida, Bonsignore e Pansini, aveva contestato questa impostazione, sostenendo che il richiamo alle valutazioni maturate in altri procedimenti compromettesse il diritto al contraddittorio sulle accuse. I legali avevano quindi annunciato l’intenzione di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. 

 

Il patrimonio confiscato e le restituzioni

 

Accanto al processo penale si era sviluppato un distinto procedimento di prevenzione patrimoniale. Nel luglio 2012 il Tribunale di Trapani aveva disposto una confisca su beni valutati, all’epoca, circa sette milioni di euro: abitazioni, terreni, attività commerciali, mezzi e disponibilità finanziarie. Nel maggio 2017 la Corte d’appello di Palermo aveva confermato in larga parte il provvedimento, restituendo però un’abitazione alla proprietaria. 

Nell’ottobre dello stesso anno erano stati restituiti agli Sfraga anche i magazzini di Strasatti nei quali si svolgeva l’attività commerciale. In quell’occasione la difesa aveva contestato che i locali fossero stati utilizzati dall’amministrazione giudiziaria senza essere stati sottoposti a sequestro. Un passaggio che si aggiunge alle parziali restituzioni documentate nel corso della vicenda patrimoniale. Tp24