Marsala e Petrosino, ecco il percorso dei due tornado: sei chilometri di devastazione, venti stimati attorno ai 250 km/h
Due cicatrici partite dal mare e penetrate nell’entroterra. La prima lunga quasi sei chilometri, con una fascia centrale di distruzione larga circa cento metri. La seconda più breve e stretta, ma capace di colpire in pieno una delle principali aziende del territorio. A tre giorni dal disastro è possibile ricostruire con maggiore precisione il percorso dei due tornado che venerdì 9 ottobre hanno investito Marsala e Petrosino.
La prima stima dell’intensità è impressionante: nella parte più violenta dei vortici, i venti potrebbero avere raggiunto o superato i 250 chilometri orari.
Non si tratta, però, di una velocità registrata direttamente da un anemometro. È una valutazione ricavata dagli effetti lasciati sul territorio: automobili sollevate e rovesciate, mezzi pesanti spostati, tetti strappati, muri crollati, edifici sventrati e la scuola Alcide De Gasperi investita in pieno.
Il primo tornado: sei chilometri da Biscione a Terrenove
Il primo tornado è stato quello che ha attraversato l’area maggiormente abitata, provocando i danni più estesi.
Secondo la ricostruzione cartografica, il vortice è arrivato dal mare nella zona di Biscione, ha attraversato Petrosino e ha continuato la propria corsa verso nord, raggiungendo il territorio di Marsala, tra Pulani, Terrenove e l’area del Lilybeo Village.
Il percorso complessivo è stimato in circa sei chilometri. La fascia nella quale si concentrano i danni più gravi ha una larghezza di circa cento metri. Gli effetti prodotti dai detriti scagliati dal vento si allargano, invece, per circa trecento metri.
È una distinzione importante. Il tornado non ha colpito allo stesso modo ogni punto del territorio: lungo il nucleo centrale del vortice la devastazione è stata estrema, mentre ai lati sono stati soprattutto lamiere, tegole, rami, vetri e altri oggetti trasformati in proiettili a provocare ulteriori danni.
Nel territorio di Marsala una scia di quasi due chilometri
All’interno del solo territorio comunale di Marsala, il tracciato del primo tornado misura circa 1,8 chilometri.
La mappa individua il passaggio tra la zona di Pulani e Terrenove, proseguendo verso nord. Anche qui la fascia dei danni più pesanti è valutata in circa cento metri, mentre l’area interessata dalla caduta e dal trasporto dei detriti raggiunge i trecento metri.
È lungo questo corridoio che si trova la scuola Alcide De Gasperi, devastata mentre al suo interno c’erano 273 bambini, insieme agli insegnanti e al personale scolastico.
Finestre esplose, infissi divelti, librerie e arredi scaraventati a terra, materiale didattico distrutto. La struttura è stata dichiarata inagibile. Guardando le immagini, resta quasi inspiegabile come il bilancio delle persone non sia stato molto più grave.
Nella stessa zona sono state scoperchiate abitazioni, abbattuti muri e ribaltate automobili. Il tornado ha lasciato sul terreno una linea abbastanza netta: case gravemente danneggiate accanto ad altre sfiorate dal vortice.
È questa una delle caratteristiche dei tornado. La loro forza massima può essere concentrata in uno spazio relativamente ristretto, con differenze enormi anche a poche decine di metri di distanza.
Il secondo tornado e l’Avannotteria colpita in pieno
Il secondo vortice ha seguito un percorso differente e ha attraversato una zona meno abitata.
La sua traiettoria, lunga circa due chilometri, è partita dal mare nei pressi della costa di Torrazza e ha proseguito verso l’interno, attraversando soprattutto terreni agricoli e alcuni vigneti.
In questo caso, la fascia dei danni maggiori viene stimata in circa cinquanta metri, mentre quella interessata dai detriti raggiunge i cento metri.
Il tornado si è sviluppato in un’area quasi disabitata. Ma lungo il suo percorso si trovava l’Avannotteria, azienda attiva nella piscicoltura con circa novanta dipendenti. Il vortice l’ha colpita direttamente, provocando danni gravissimi soprattutto nella zona dedicata ai riproduttori, considerata il cuore dell’attività produttiva.
Una traiettoria spostata anche di poche decine di metri avrebbe probabilmente prodotto un bilancio diverso. Questa volta, invece, il tornado ha centrato uno dei principali insediamenti produttivi presenti nella zona.
Venti a 250 chilometri orari: una stima basata sui danni
Il dato dei 250 chilometri orari deve essere letto per quello che è: una prima stima, non ancora una misurazione ufficiale.
Nei tornado è molto raro riuscire a registrare direttamente la velocità massima del vento nel punto esatto attraversato dal vortice. Per determinarne l’intensità, gli esperti esaminano quindi i danni e confrontano ciò che trovano con specifici indicatori: tipo di edificio, caratteristiche costruttive, crolli, scoperchiamenti, alberi abbattuti e veicoli spostati o sollevati.
Nel caso di Marsala e Petrosino, gli elementi più significativi sono numerosi: automobili sollevate e ribaltate, un piccolo camion di oltre tre tonnellate spostato dalla forza del vento, muri perimetrali abbattuti, abitazioni scoperchiate e danni strutturali severi alla scuola di Terrenove.
È la combinazione di questi effetti, e non un singolo oggetto spostato, a suggerire venti estremamente violenti.
F2 o F3? Attenzione alle scale
La velocità ipotizzata collocherebbe il fenomeno ai livelli più alti della categoria F2 nella scala Fujita classica, che comprende venti stimati tra 181 e 253 chilometri orari.
Un F2 viene definito un tornado “significativo”, capace di strappare tetti alle abitazioni, distruggere strutture leggere e spezzare o sradicare grandi alberi.
C’è però una precisazione necessaria. La vecchia scala Fujita e la più recente scala Enhanced Fujita, indicata con la sigla EF, non hanno le stesse fasce di velocità. Nella scala aggiornata, venti attorno ai 250 chilometri orari rientrerebbero nella categoria EF3.
Per questo, senza un sopralluogo tecnico completo e una classificazione formale, è più prudente non assegnare al tornado un grado definitivo. La formulazione più corretta, al momento, è parlare di danni compatibili con venti prossimi ai 250 chilometri orari, forse superiori nei punti di massima intensità.
Dal mare caldo alla terraferma
La dinamica atmosferica ipotizzata è quella tipica delle fasi più instabili dell’autunno mediterraneo: aria fredda in quota che scorre sopra una superficie marina ancora molto calda e ricca di umidità.
Il forte contrasto termico favorisce la risalita dell’aria calda e umida e la formazione di nubi temporalesche. Quando si aggiungono convergenze dei venti e condizioni favorevoli alla rotazione, possono svilupparsi trombe marine. Il National Weather Service indica proprio il passaggio di aria fredda sopra acque calde tra le condizioni che favoriscono la nascita di questi vortici.
Quelle osservate venerdì davanti a Marsala non si sono dissolte sulla costa. Hanno mantenuto la loro organizzazione e la loro forza durante l’arrivo sulla terraferma, trasformandosi a tutti gli effetti in tornado.
È stato quello il passaggio decisivo: le due colonne spettacolari fotografate sul mare, in pochi minuti, sono diventate due corridoi di distruzione.
Le due cicatrici lasciate sul territorio
Le mappe permettono adesso di vedere ciò che venerdì era stato raccontato soprattutto da video, fotografie e testimonianze.
Il primo tornado ha percorso quasi sei chilometri, attraversando zone densamente abitate, strade, case e una scuola. Il secondo ha seguito una traiettoria di circa due chilometri in un’area più isolata, ma ha centrato una grande attività produttiva.
Due percorsi diversi, due fasce di devastazione.
E una conferma: quello che ha colpito Marsala e Petrosino non è stato un semplice colpo di vento, né uno dei tanti temporali autunnali. È stato uno degli eventi tornadici più violenti osservati in Sicilia negli ultimi anni.
La classificazione tecnica arriverà dopo le verifiche. Il territorio, invece, ha già dato il suo verdetto.
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