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13/10/2026 06:00:00

Morti sul lavoro, oltre la commemorazione: cosa si fa per prevenirle? E a Trapani i numeri aumentano

La sicurezza sul lavoro riguarda tutti, ma a ricordarlo, troppo spesso, sono soprattutto le famiglie che hanno perso qualcuno, le associazioni e le istituzioni. È una delle riflessioni che lascia la 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall’ANMIL e celebrata a Trapani, in piazza San Vincenzo de’ Paoli.

 

Una commemorazione con una partecipazione contenuta, composta soprattutto da rappresentanti istituzionali e persone già vicine al tema, mentre la presenza dei cittadini è apparsa limitata.

Eppure, la sicurezza non può diventare una questione da affrontare soltanto dopo una tragedia. Riguarda chi lavora, chi assume, chi organizza le attività, chi deve garantire la formazione e chi è chiamato a controllare il rispetto delle norme.

 

Accanto alle leggi e agli incentivi annunciati, resta una domanda: quanto si fa davvero per impedire che un lavoratore perda la vita mentre svolge il proprio mestiere?

 

«Non chiamatelo incidente»

Il momento più intenso della giornata è stato quello della testimonianza di Donatella Di Pietra, madre di Nicolò Giacalone, il giovane operaio morto a Custonaci nel luglio 2022, a 33 anni, mentre era alla guida di un’autogru.

La donna ha letto un testo nel quale ha contestato che la morte del figlio venga considerata semplicemente un incidente, riportando l’attenzione sulle circostanze in cui si è verificata la tragedia.

Nicolò era stato assunto come lavoratore appartenente a una categoria protetta. La sua mansione, secondo quanto raccontato dalla madre, era quella di imballare casse di legno. Eppure, sarebbe stato mandato fuori dal cantiere con un’autogru, senza la formazione e il patentino necessari, sempre secondo la testimonianza della donna.

Parole che riportano il discorso sulle responsabilità di chi organizza il lavoro, sulle mansioni affidate e sulla preparazione richiesta.

La madre ha chiesto di mettere fine all’ipocrisia, ricordando che, per quanto importante sia un contratto di lavoro, la vita viene prima di tutto. E che bisogna poter dire di no quando non ci sono le condizioni per lavorare in sicurezza.

I numeri della provincia

I dati diffusi dall’ANMIL, elaborati sulla base delle denunce INAIL, restituiscono un quadro preoccupante. Nei primi sette mesi del 2026, in provincia di Trapani sono stati denunciati 1.228 infortuni sul lavoro, contro i 1.128 dello stesso periodo del 2025, con un aumento dell’8,9%.

Ancora più marcato l’incremento delle denunce di malattia professionale: da 94 a 168, pari al 78,7% in più. Anche in Sicilia gli infortuni denunciati sono aumentati, passando da 15.461 a 17.030, con una crescita del 10,1%.

Nel confronto provinciale, il dato relativo agli infortuni mortali denunciati passa da uno a sei. Numeri che richiedono attenzione, pur ricordando che le denunce rappresentano i casi registrati e non spiegano, da sole, le cause degli incidenti.

 

Prevenzione, formazione e investimenti

La tutela dei lavoratori chiama in causa istituzioni, imprese e organismi di controllo. Nel corso della commemorazione, il viceprefetto Filippo Consoli ha richiamato l’impegno portato avanti sul territorio, riportando al centro la persona e la sua dignità, anche attraverso il riferimento all’enciclica di papa Leone.

Il sindaco di Trapani ha posto l’accento sul valore della memoria. Per i familiari delle vittime, chi muore sul lavoro non può essere ricordato soltanto attraverso una cifra. Da qui l’importanza di mantenere viva l’attenzione anche dopo la giornata commemorativa.

Tra le iniziative annunciate figurano una mostra itinerante dedicata alla prevenzione, una raccolta fondi e la realizzazione, in occasione del Natale, di un albero composto da caschi gialli dei lavoratori. Previsto anche il coinvolgimento del Comune nella diffusione delle informazioni e nella sensibilizzazione della cittadinanza.

Sul fronte della formazione, il deputato regionale Giuseppe Bica ha richiamato la necessità di andare oltre gli adempimenti formali. La preparazione deve essere concreta e adeguata alle mansioni svolte: conoscere le regole è fondamentale, ma lo è altrettanto saper riconoscere i rischi e affrontare le situazioni reali.

Il tema degli investimenti è stato al centro dell’intervento del deputato regionale Dario Safina. Alle imprese spetta la responsabilità di destinare risorse alla sicurezza dei luoghi di lavoro, mentre la Regione può utilizzare gli strumenti a propria disposizione per favorire il miglioramento degli standard.

Safina ha richiamato gli articoli 1 e 2 della legge regionale n. 1 del 5 gennaio 2026, la Legge di stabilità regionale 2026-2028, che prevedono misure per incentivare gli investimenti delle imprese, auspicando che si traducano in interventi concreti a partire dal 2027.

Resta aperto il problema del lavoro nero, che rende più difficile far emergere gli infortuni e ricostruire le condizioni in cui si verificano. Nel suo intervento, il deputato regionale ha sottolineato la necessità di affrontare il fenomeno anche attraverso strumenti di osservazione. La questione resta quella di capire come far emergere gli abusi e garantire che le misure previste producano risultati concreti.

Il ruolo dell’ANMIL

Nata nel 1943, l’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro rappresenta e sostiene da oltre ottant’anni le persone che hanno subito infortuni, chi convive con una malattia professionale e le famiglie delle vittime.

La sua attività richiama l’attenzione sulle conseguenze degli incidenti e sulla necessità di tutelare chi ne porta i segni, anche a distanza di anni.

 

Dopo le parole, servono i controlli

La partecipazione contenuta alla commemorazione non basta, da sola, a spiegare il rapporto della comunità con il tema. È però un elemento che invita a riflettere. La sicurezza sul lavoro non può essere lasciata soltanto a chi ha già vissuto una perdita o a chi se ne occupa per mestiere.

Si parla di sicurezza, si annunciano interventi e si prendono impegni. Ma i lavoratori continuano a morire.

Le norme ci sono, allora perché non vengono rispettate? E i controlli si fanno davvero?

I datori di lavoro devono garantire attrezzature adeguate, formazione e condizioni sicure. E qualcuno deve verificare che questo avvenga davvero.

È facile parlare di sicurezza durante una commemorazione. Il difficile è verificare cosa succede quando i riflettori si spengono.

 

 

Beatrice Progni