×
 
 
14/10/2026 09:46:00

Estorsioni dal carcere di Favignana  quattro arresti 

Il carcere non avrebbe fermato le minacce. Anzi, secondo gli investigatori, le richieste di denaro sarebbero partite proprio dalla Casa di reclusione di Favignana, utilizzando telefoni cellulari introdotti e detenuti illegalmente.

È questo il quadro emerso da un'indagine dei Carabinieri della Compagnia di Alcamo che questa mattina, 14 ottobre, ha portato all'esecuzione di quattro misure cautelari in carcere. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di estorsione e rapina aggravata.

Tre erano già detenuti, mentre il quarto si trovava in regime di semilibertà.

L'indagine partita da Alcamo

L'ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Trapani su richiesta della Procura della Repubblica.

Le misure sono state eseguite tra Favignana, Augusta e San Cataldo dai Carabinieri della Compagnia di Alcamo, con il supporto del Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria e dei Carabinieri di Siracusa e Caltanissetta.

L'inchiesta, condotta dalla Sezione Operativa di Alcamo insieme al NIR di Palermo, è iniziata nel febbraio del 2026 ed è andata avanti per circa tre mesi attraverso intercettazioni telefoniche, riprese video, servizi sul territorio e altri accertamenti investigativi.

Al centro delle prime verifiche c'era un uomo di Alcamo, in quel periodo detenuto per altra causa nel carcere di Favignana. L'indagine si è poi allargata ad altri tre soggetti che, secondo gli investigatori, nello stesso periodo erano reclusi nel medesimo istituto.

Le minacce dal carcere con i telefoni illegali

Il particolare più inquietante dell'indagine riguarda proprio il modo in cui sarebbero state organizzate le estorsioni.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, alcuni dei detenuti avrebbero utilizzato utenze e telefoni cellulari introdotti illegalmente nel carcere per contattare la vittima e avanzare le richieste di denaro.

In un caso, il principale indagato avrebbe incaricato gli altri tre uomini, che in quel momento si trovavano in permesso, di raggiungere fisicamente la persona offesa.

L'obiettivo, secondo l'accusa, era quello di mostrarsi alla vittima durante una videochiamata effettuata dal detenuto da Favignana: una sorta di dimostrazione sul campo per far comprendere che le minacce potevano essere concretamente messe in atto.

Almeno 20 mila euro consegnati dalla vittima

Le indagini avrebbero consentito di ricostruire una vicenda durata a lungo.

Tra il 2024 e il 2026, la persona offesa sarebbe stata costretta, attraverso minacce e in alcuni casi anche violenze fisiche, a consegnare complessivamente almeno 20 mila euro.

Il denaro sarebbe stato versato in parte in contanti e in parte attraverso ricariche su diverse carte Postepay.

Un meccanismo estorsivo che, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe quindi proseguito anche quando alcuni dei suoi presunti protagonisti si trovavano dietro le sbarre.

Le quattro persone raggiunte dalla misura cautelare sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, come previsto dal principio costituzionale della presunzione di innocenza.