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16/10/2026 06:00:00

Scuola, 4 mila persone agli Stati Generali. Schifani rivendica 700 milioni, Turano annuncia il supporto psicologico

Dopo 25 anni, la scuola siciliana torna a riunirsi agli Stati generali dell’Istruzione. Ai Cantieri culturali alla Zisa, a Palermo, oltre 4 mila tra studenti e docenti, più di 200 scuole e trenta stand hanno animato due giornate di incontri, laboratori e confronto. Sul tavolo, le emergenze da affrontare e le sfide del sistema educativo: dalla dispersione scolastica alle strutture, dal disagio giovanile all’innovazione. L’assessore regionale Mimmo Turano annuncia nuovi interventi per la climatizzazione degli istituti e sportelli di ascolto psicologico, mentre il presidente Renato Schifani rivendica oltre 700 milioni di euro investiti per scuola e università. Il ministro Giuseppe Valditara indica invece il calo della dispersione scolastica. Adesso la sfida è trasformare gli annunci in risultati concreti.

 

 

Un appuntamento che l’assessore regionale Mimmo Turano ha presentato come il punto di arrivo di un percorso di ascolto avviato nei territori. Non soltanto una vetrina delle esperienze scolastiche, dunque, ma anche un’occasione per raccogliere esigenze e proposte da tradurre in interventi.

La partecipazione, con laboratori, attività formative, esperienze immersive e momenti di confronto, ha dato visibilità alla ricchezza delle realtà scolastiche dell’Isola. Ma il risultato più atteso, al di là dei numeri e dell’organizzazione, sarà capire quali delle istanze emerse troveranno una risposta concreta nella programmazione regionale.

 

Schifani: «Oltre 700 milioni per scuola e università»

 

La scuola è uno dei settori sui quali il governo regionale rivendica di avere concentrato risorse e interventi. Renato Schifani, intervenuto all’apertura della manifestazione insieme al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ha ricordato gli oltre 700 milioni di euro destinati a scuola e università, tra fondi regionali ed extraregionali. La cifra supera il miliardo considerando anche le risorse per la formazione professionale rivolta agli inoccupati e ai disoccupati maggiorenni.

«La nostra ambizione è fare della Sicilia un punto di riferimento nella qualità dell'istruzione, nell'innovazione e nella valorizzazione dei nostri giovani», ha dichiarato il presidente della Regione, indicando come obiettivo la possibilità per i ragazzi di scegliere se restare, partire o tornare, senza che le condizioni del territorio determinino in partenza le loro opportunità.

Nel bilancio illustrato da Schifani rientrano il finanziamento di 247 aule immersive, gli interventi per laboratori, palestre, mense e spazi comuni, oltre a nove milioni di euro per il piano triennale sul tempo pieno. La Regione segnala inoltre più di 1.700 progetti dedicati a teatro, arte, didattica immersiva e intelligenza artificiale.

Sul fronte del contrasto alla povertà educativa, il presidente ha richiamato le iniziative «Scuole aperte per il territorio» e «Liberi di scegliere», quest’ultima rivolta a offrire opportunità formative ai giovani esposti a contesti di disagio e illegalità.

Il quadro comprende anche le misure per il diritto allo studio universitario, gli alloggi per gli studenti fuori sede, il prestito d’onore, il finanziamento integrale delle borse di studio per gli studenti meritevoli e dodici milioni di euro per master di primo e secondo livello, anche all’estero.

A queste iniziative si aggiungono i 54 milioni destinati allo smart working e al South Working, indicati dal governo regionale tra gli strumenti per favorire nuove opportunità professionali e contrastare la fuga di competenze.

Sono numeri che delineano l’ampiezza degli interventi rivendicati dalla Regione. La questione decisiva, tuttavia, resta la loro ricaduta quotidiana: edifici adeguati, servizi accessibili, attività didattiche di qualità e percorsi formativi in grado di accompagnare i ragazzi verso il lavoro senza rinunciare alla formazione culturale.

 

 

Valditara: «Dispersione esplicita al 13,7% nel 2025»

 

Nel confronto palermitano, il ministro Giuseppe Valditara ha posto l’accento sui dati relativi alla dispersione scolastica, sostenendo che la Sicilia stia registrando progressi significativi.

Secondo i numeri illustrati dal ministro, la dispersione esplicita è passata dal 18,8% del 2022 al 13,7% del 2025. Per il 2026, Valditara ha indicato una previsione attorno al 12%. La dispersione implicita, cioè le difficoltà di apprendimento che emergono anche tra gli studenti formalmente presenti nel sistema scolastico, sarebbe invece scesa dal 16% al 9,2%.

«È la dimostrazione concreta che, quando si investe nella scuola con determinazione, i risultati arrivano», ha affermato il ministro, ricordando che dal 2022 sarebbero stati stanziati oltre 2,1 miliardi di euro per l’istruzione nell’Isola, di cui più di 1,15 miliardi per l’edilizia scolastica.

Valditara ha inoltre richiamato gli interventi finanziati dal Pnrr per asili nido, mense e palestre, insieme al rafforzamento del tempo scuola e alla riforma della filiera tecnologico-professionale del modello 4+2, che punta a collegare maggiormente gli istituti tecnici e professionali con gli ITS Academy e il mondo del lavoro.

I dati sulla dispersione rappresentano un indicatore importante, ma non esauriscono la complessità del problema. Dietro le percentuali ci sono studenti che interrompono il percorso, ragazzi che frequentano senza acquisire competenze adeguate e territori nei quali il contesto familiare e sociale può condizionare pesantemente le possibilità di apprendimento.

Per questo la sfida non riguarda soltanto la riduzione degli abbandoni. Significa anche garantire continuità didattica, sostegno alle famiglie, ambienti scolastici adeguati e strumenti per intervenire prima che le difficoltà diventino definitive.

 

Turano: «La scuola siciliana è viva». Ma ora servono risposte

 

È stato Mimmo Turano, assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale, a tracciare il bilancio conclusivo della manifestazione. «La scuola siciliana è viva e gode di sana e robusta costituzione», ha dichiarato, rivendicando la partecipazione di migliaia di studenti e docenti provenienti da tutta l’Isola.

Turano ha sottolineato il valore del ritorno degli Stati generali dopo un quarto di secolo, ma soprattutto ha indicato alcune delle richieste emerse durante il percorso di ascolto nei territori.

Tra le priorità figurano la climatizzazione degli istituti, gli sportelli di ascolto e supporto psicologico per gli studenti e nuove iniziative culturali capaci di portare la storia e il patrimonio siciliano dentro le aule.

«Dai condizionatori negli istituti, che stiamo già finanziando nella legge di variazione di bilancio in discussione all’Ars, agli sportelli di ascolto e supporto psicologico degli studenti a scuola, ai quali lavoreremo insieme all’Università di Palermo», ha spiegato l’assessore.

Tra le proposte c’è anche la realizzazione di un lungometraggio dedicato a Sebastiano Tusa, l’archeologo siciliano scomparso tragicamente nel 2019, da destinare alle scuole.

Il passaggio è significativo perché sposta il discorso dagli investimenti complessivi alle esigenze che le comunità scolastiche incontrano ogni giorno. La temperatura delle aule, la possibilità per un ragazzo di trovare ascolto nei momenti di difficoltà e l’accesso a esperienze culturali non sono questioni marginali: incidono sulla qualità della vita scolastica e sulle condizioni in cui si apprende.

Per la climatizzazione, l’assessore ha indicato nella variazione di bilancio il percorso finanziario già avviato. Per gli sportelli di ascolto, invece, ha prospettato una collaborazione con l’Università di Palermo. Sono impegni che dovranno tradursi in risorse disponibili, procedure operative e servizi effettivamente accessibili agli studenti.

Turano ha riconosciuto che resta ancora molto da fare, assicurando che il governo regionale intende intervenire anche attraverso la prossima legge finanziaria.

 

 

Il benessere degli studenti passa anche dagli sportelli di ascolto

 

Tra le proposte emerse dagli Stati generali, il rafforzamento del supporto psicologico nelle scuole merita un’attenzione particolare. La scuola non è soltanto il luogo nel quale si acquisiscono conoscenze e competenze: è anche uno spazio di relazioni, crescita personale e confronto con le difficoltà.

Prevedere sportelli di ascolto significa offrire agli studenti un punto di riferimento all’interno dell’ambiente scolastico, capace di intercettare situazioni di disagio e accompagnare i ragazzi verso i servizi più appropriati quando necessario.

L’annuncio di una collaborazione con l’Università di Palermo apre una prospettiva operativa, ma restano da definire gli aspetti decisivi: il numero degli istituti coinvolti, la presenza dei professionisti, le modalità di accesso, la continuità del servizio e le risorse destinate a sostenerlo.

Sono dettagli che fanno la differenza tra un progetto annunciato e una misura stabile. Il sostegno agli studenti, infatti, richiede continuità e una rete che coinvolga famiglie, docenti, professionisti e servizi territoriali.

Il tema si collega direttamente al contrasto della dispersione scolastica. Un ragazzo che perde il rapporto con la scuola non sempre manifesta immediatamente la propria difficoltà attraverso le assenze. A volte il disagio emerge prima nel rendimento, nella partecipazione o nelle relazioni con compagni e insegnanti. Intervenire tempestivamente può contribuire a evitare che queste difficoltà si trasformino in un allontanamento progressivo dal percorso formativo.

 

Aule, mense e palestre: la partita degli edifici scolastici

 

Il tema delle infrastrutture resta centrale. I finanziamenti ricordati dal governo regionale e dal ministero riguardano un sistema scolastico nel quale la qualità degli ambienti incide direttamente sulle opportunità educative.

Le risorse per laboratori, mense, palestre e aule innovative puntano a rendere la scuola uno spazio nel quale la didattica possa superare la sola lezione frontale e offrire esperienze diversificate. Il tempo pieno, in particolare, può rappresentare uno strumento per ampliare le opportunità di apprendimento e sostenere le famiglie, purché esistano locali adeguati, servizi e personale.

Anche il tema dei condizionatori, richiamato da Turano tra le richieste raccolte nei territori, si inserisce in questa cornice. Il comfort degli ambienti scolastici è una condizione concreta per studenti e personale, soprattutto nei periodi in cui le temperature rendono più difficile la permanenza nelle aule.

L’efficacia degli investimenti, però, non si misura soltanto attraverso gli stanziamenti. Occorre verificare quanti interventi arrivino a conclusione, quali edifici ne beneficino e con quali tempi. La distanza tra una somma programmata e un servizio disponibile può essere rilevante, soprattutto quando entrano in gioco progettazione, affidamenti e lavori.

È su questo terreno che le politiche per l’istruzione vengono misurate dalle famiglie e dalle comunità scolastiche: non soltanto sulle risorse annunciate, ma sulla possibilità di vedere cambiare concretamente gli spazi e i servizi.

 

Dalla robotica a Erasmus, gli studenti protagonisti

 

La due giorni ai Cantieri culturali alla Zisa non si è limitata agli interventi istituzionali. Gli studenti hanno partecipato a laboratori creativi ed esperienziali, sperimentando strumenti legati all’intelligenza artificiale, alla robotica e alla didattica immersiva. Trenta stand hanno contribuito a raccontare progetti e attività realizzati nelle scuole dell’Isola.

L’artista Igor Scalisi Palminteri ha realizzato un murale nell’ambito del progetto @LabSchool, dedicato al contrasto delle dipendenze giovanili. Spazio anche alla comunicazione, al racconto dei territori e alla riflessione sul coraggio, sulle difficoltà e sulle opportunità offerte dai percorsi educativi.

Sul palco si sono alternati Salvo Piparo, con un reading in dialetto siciliano, Luca Abete, con un incontro dedicato alla fiducia nelle proprie capacità, Stefania Petyx e Raffaele Di Placido, intervenuti sui temi del territorio e della dispersione scolastica. La chiusura della manifestazione è stata affidata al concerto acustico del cantautore palermitano Davide Shorty.

Il confronto ha coinvolto anche le istituzioni europee. Vito Borrelli, vicecapo della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, ha richiamato le opportunità offerte dal programma Erasmus+, ormai esteso anche alle scuole, alla formazione professionale, alla gioventù, al volontariato e allo sport.

Sara Pagliai, coordinatrice dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, ha annunciato l’intenzione di utilizzare anche risorse del Fondo sociale europeo a disposizione della Regione per ampliare le opportunità di mobilità e formazione destinate a studenti e docenti.

Un’occasione per ricordare che l’apertura internazionale non è un’alternativa alla valorizzazione del territorio. Può diventare, al contrario, uno strumento per arricchire le competenze dei giovani e offrire loro maggiori possibilità, anche quando decidono di costruire il proprio futuro in Sicilia.

 

La formazione professionale e il nodo del lavoro

 

Uno dei temi che attraversano le politiche regionali per l’istruzione riguarda il rapporto tra formazione e mercato del lavoro. Schifani ha richiamato la riforma della formazione professionale, presentata come un tentativo di superare l’organizzazione di corsi non sufficientemente collegati alle esigenze produttive del territorio.

L’obiettivo dichiarato è orientare i percorsi verso profili richiesti dalle imprese, rafforzando al contempo gli ITS Academy e gli accordi con realtà come Confindustria, Ance e Webuild.

La riforma della filiera tecnologico-professionale 4+2, sostenuta dal ministero, si muove lungo una direttrice analoga: costruire un collegamento più strutturato tra istruzione tecnica e professionale, formazione terziaria e occupazione.

Il rischio, da evitare, è ridurre il valore della scuola alla sola capacità di rispondere alle esigenze immediate delle imprese. La formazione al lavoro è una componente essenziale, ma deve convivere con le competenze culturali, scientifiche e civiche che consentono ai ragazzi di affrontare un mercato in trasformazione.

Per la Sicilia, il punto è tenere insieme questi obiettivi. Preparare figure professionali richieste dal sistema produttivo, rafforzare le competenze digitali e scientifiche e costruire percorsi di qualità può contribuire ad ampliare le opportunità occupazionali. Ma la possibilità di restare passa anche dalla presenza di imprese capaci di offrire lavoro qualificato e prospettive professionali durature.

 

I poli specialistici e le vocazioni dei territori

 

A indicare una possibile direzione per il futuro è stato Filippo Serra, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia, che ha richiamato l’ipotesi di creare poli specialistici territoriali.

L’idea è mettere in rete competenze e risorse, valorizzando le vocazioni dei territori e offrendo percorsi di studio capaci di sviluppare talenti specifici. Una prospettiva che potrebbe favorire la collaborazione tra istituti, ridurre la frammentazione delle iniziative e rafforzare il rapporto tra scuole e comunità locali.

La Sicilia presenta realtà molto diverse, dalle aree metropolitane ai centri più piccoli, dai territori con una forte presenza industriale a quelli nei quali il patrimonio culturale, il turismo, l’agricoltura e l’ambiente rappresentano risorse importanti. Un sistema scolastico capace di dialogare con queste differenze può offrire occasioni di orientamento più mirate, senza rinunciare a una formazione comune e inclusiva.

La costruzione di poli specialistici, tuttavia, richiede programmazione, coordinamento tra istituti e attenzione all’accessibilità. Un’offerta più qualificata deve evitare di creare nuove distanze per gli studenti che vivono lontano dai centri di riferimento o che non dispongono di mezzi adeguati per raggiungerli.

 

La scuola siciliana tra annunci e risultati

 

Gli Stati generali dell’Istruzione si chiudono con una partecipazione ampia e con un’agenda che comprende infrastrutture, innovazione didattica, benessere degli studenti, contrasto alla dispersione e collegamento con il lavoro.

La Regione rivendica oltre 700 milioni di euro per scuola e università, il governo nazionale richiama i risultati sulla dispersione scolastica e l’assessorato annuncia nuove iniziative per rispondere alle esigenze raccolte nei territori. Sono piani che si intrecciano, con competenze e responsabilità diverse, nella gestione di un sistema educativo chiamato a confrontarsi con trasformazioni demografiche, tecnologiche e sociali.

La vera verifica comincia adesso. Per i condizionatori occorrerà seguire i finanziamenti e gli interventi negli istituti; per gli sportelli di ascolto sarà necessario capire come e quando il servizio verrà attivato; per i progetti di innovazione e formazione bisognerà misurare la partecipazione e le ricadute sugli apprendimenti.

E soprattutto servirà mantenere aperto il confronto con chi la scuola la vive ogni giorno: studenti, famiglie, docenti e dirigenti.

Quattromila presenze raccontano l’interesse suscitato dalla manifestazione. Il successo di lungo periodo, però, dipenderà dalla capacità di trasformare quell’energia in scelte verificabili, servizi continuativi e opportunità distribuite in modo equo tra i territori.

Perché una scuola siciliana capace di guardare al futuro non si costruisce soltanto nei grandi appuntamenti istituzionali. Si costruisce ogni mattina, nelle aule, nei laboratori, nelle palestre e nei luoghi in cui un ragazzo trova gli strumenti per imparare, crescere e scegliere il proprio futuro.